La prima puntata di Italia’s got talent su Sky consegna ai telespettatori una verità che già conoscevano, ma che da oggi è ancora più evidente: la pay tv satellitare di Rupert Murdoch ha ormai raggiunto uno standard altissimo di qualità nella produzione dei suoi programmi, vincendo per distacco la sfida con la tv generalista. Il solito montaggio incalzante ed efficace, una giuria che fin dalla prima puntata ha mostrato tutto il suo valore, una scelta dei “talenti” da mandare in onda che segna una svolta evidente rispetto all’edizione targata Mediaset dello stesso format. Quello che abbiamo visto ieri sera su SkyUno, insomma, è un bignamino di come si deve e si può fare televisione nel 2015. Un messaggio chiarissimo che dovrebbe arrivare soprattutto alla Rai, che con il clamoroso flop di Forte Forte Forte ha recentemente dimostrato di non essere in grado di misurarsi con i nuovi linguaggi dell’intrattenimento televisivo.

Ma cosa è cambiato da quando Italia’s got talent veniva trasmesso da Canale5? Innanzitutto c’è meno spazio per performance ridicole e buttate lì solo per solleticare i giudici e gli spettatori. C’è più talento, dunque, pur senza tralasciare di pagare dazio di tanto in tanto alle necessità spettacolari del format. I giudici, dicevamo, funzionano: Claudio Bisio ha subito assunto il ruolo di capocordata, come è naturalmente nelle sue corde. A suo agio anche Nina Zilli, nonostante sia, tra i quattro, quella con minori esperienze televisive. Funziona anche Frank Matano, mentre Luciana Littizzetto, finalmente libera dal gioco delle parti un po’ usurato con Fabio Fazio, ha l’occasione di dimostrare di saper camminare da sola. E sarebbe anche ora.

Altro pregio dell’Italia’s got talent firmato Sky è la durata: 90 minuti di programma più 5 di pubblicità. Una prima serata normale come non si vedeva da tempo, un segno di rispetto nei confronti dei telespettatori in barba alle esigenze dell’Auditel. Anche da questo punto di vista, la tv generalista dovrebbe prendere appunti. Riuscire a chiudere la prima serata televisiva alle 22.45 è quasi un miracolo, di questi tempi, e evidentemente dalle parti di Sky possono permettersi di ignorare bellamente gli ascolti. Meglio per noi telespettatori.

Dal punto di vista della “narrazione”, il racconto è stato più tradizionale: il concorrente comico, la storia strappalacrime, l’incosciente che non ha paura di sputtanarsi in tv pur di assecondare la propria voglia di mettersi in gioco, e poi l’ultimo concorrente, quello che chiude la puntata, che rappresenta il talento puro, cristallino e originale. Il colpo finale che non ti aspetti e che costringe i giudici a usare addirittura il golden buzzer, il nuovo arrivato in casa IGT che spedisce il concorrente direttamente in semifinale. È Francesco, ventenne napoletano che arriva sul palco tra lo scazzato e il rassegnato, che sembra un mezzo freak che farà perdere tempo a giudici e spettatori e che poi, quando comincia la sua originalissima danza snodata, conquista tutti e innesca l’inevitabile standing ovation.

Ma il format Italia’s got talent ha qualche incognita da non sottovalutare. Praticamente è una Corrida per gente di talento, con esibizioni che a volte sono giocoforza di una banalità sconcertante. Troppi numeri con gli animali, troppi maghi, troppi ballerini. È una sorta di circo fatto bene, ma la noia è sempre dietro l’angolo. Ed è qui che deve necessariamente subentrare la perizia del montaggio e della costruzione del racconto televisivo. Per adesso il sistema di pesi e contrappesi funziona piuttosto bene, ma non dimentichiamo che le puntate di audizioni registrate saranno addirittura sette (mentre i live saranno soltanto tre: due semifinali e la finalissima) e che il logoramento, dunque, non è da escludere. In conclusione, il primo dato incontrovertibile su cui converrebbe aprire un dibattito serio tra gli addetti ai lavori è che Sky sta umiliando i competitor generalisti sul loro stesso terreno, quello dell’intrattenimento leggero. E fino a quando Rai e Mediaset si accontenteranno di vincere facile con Terence Hill e il Segreto, il divario continuerà ad aumentare, fino ad assumere dimensioni imbarazzanti.