“La verità illumina la giustizia. E l’Italia ha bisogno sia di verità, sia di giustizia”. Sarà l’occasione per tracciare una linea di demarcazione tra passato e futuro, “le cose, d’ora in avanti – dice Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – non potranno più essere come prima”, la ventesima edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, promossa da Libera e da Avviso Pubblico per commemorare chi la criminalità organizzata ha ucciso. Che quest’anno, il 21 marzo, si terrà a Bologna, capoluogo di una regione, l’Emilia Romagna, recentemente oggetto della prima maxi operazione contro le cosche al Nord. “Il nostro è un paese di stragi in gran parte impunite, o avvolte dal mistero – spiega Don Ciotti – un paese di famiglie che attendono verità e giustizia: da Ustica all’Italicus, da piazza della Loggia alla stazione di Bologna. E’ accaduto col terrorismo, è accaduto con la mafia. Saremo a Bologna per stringerci ai famigliari delle vittime delle mafie e idealmente a tutte quelle persone morte per la democrazia e a causa dei suoi vuoti”.

Video di Giulia Zaccariello

Una tradizione, quella del 21 marzo, iniziata vent’anni fa, quando le famiglie delle vittime di mafia si radunarono per la prima volta a Roma per sfilare assieme, e chiedere allo Stato giustizia. In occasione della ventesima edizione della manbifestazione, tuttavia, non ci saranno solo i 600 genitori, fratelli e sorelle, mogli, mariti e figli di chi è stato ucciso dalla criminalità organizzata, delegazione degli oltre 15.000 italiani che hanno perso un proprio caro per mano delle mafie, a camminare in corteo all’ombra delle Due Torri. Anche le associazioni dei famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, di Ustica, e dei massacri in Messico, Argentina e Bosnia sfileranno a Bologna “in nome della verità, che illumina la giustizia”. “Bologna era stata scelta per ospitare la manifestazione già prima dell’inchiesta Aemilia – precisa Don Ciotti – non solo perché in questa regione Libera ha costruito pezzi importanti del suo cammino, ma anche perché il Capoluogo è stato insignito di due medaglie d’oro: alla Resistenza, e al valore civile. Ma per quanto riguarda la presenza delle mafie al Nord mi stupisco di chi si stupisce: le mafie ci sono anche qui, e da sessant’anni. Gli ultimi avvenimenti di cronaca hanno semplicemente fatto emergere con più forza una realtà di cui qualcuno aveva già preso coscienza da tempo”.

Ad aprire la giornata del 21 marzo, preceduta dai “Cento passi verso la giornata della memoria”, che da ottobre porta in giro per l’Italia iniziative dedicate al tema della legalità, sarà quindi il corteo, che dallo stadio Dall’Ara di Bologna arriverà fino a piazza XX settembre, dove dal palco verranno letti, non solo gli oltre 800 nomi di tutte le vittime di mafia, ma anche, e per la prima volta, quelli dei morti in seguito alla strage del rapido 904, del 2 agosto 1980, di Ustica, che quest’anno è al 35esimo anniversario. Nel pomeriggio, quindi, in tutta la città andranno in scena spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e seminari dedicati al tema della corruzione, all’intreccio tra mafia e politica, alle ecomafie, mentre alle 14.30, al museo della Memoria, si svolgerà una commemorazione per gli 81, tra passeggeri ed equipaggio, che il 27 giugno 1980 erano a bordo del Dc 9 della compagnia aerea Itavia, in viaggio da Bologna a Palermo. Alle 16, invece, alla stazione ferroviaria di Bologna si ricorderanno le vittime della strage del 2 agosto 1980, uccise dalla bomba che alle 10.25 esplose nella sala d’aspetto, causando 200 feriti e 85 vittime. Alle 17.30, quindi, a Santa Lucia, Libera festeggerà il suo ventesimo compleanno, mentre alle 19.30, al teatro Arena del Sole, andrà in scena lo spettacolo “Panni Sporchi. Cose da femmini”, a cura dell’associazione Zonafranca, e dedicato al racconto di quel mondo sommerso, la zona grigia in cui operano le organizzazioni criminali, dal punto di vista delle mogli, delle madri, delle figlie e delle sorelle che nel contesto mafioso sona nate e vissute, e che per le mafie hanno perso mariti, figli o la libertà.

“Non è civile – sottolinea Don Ciotti – un paese in cui le mafie esistono da secoli, in cui il 70% delle famiglie delle vittime di mafie e terrorismo non conosce la verità sulla morte dei propri cari, e quindi non ha giustizia. Io vorrei che Bologna fosse un punto di svolta, un grido unanime per dire all’Italia da che parte stiamo, che vogliamo trasparenza: perché tutti sanno chi sta dall’altra parte, chi sono i mafiosi che fanno i mafiosi, e chi sono gli antimafiosi che si comportano da mafiosi. Le mafie ci sono, vivono tra noi, e giornate come quella del 21 marzo devono darci la scossa, convincerci ad assumerci una maggiore responsabilità civile”.