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Franceschini: le canzoni nelle antologie? No grazie

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Il ministro Dario Franceschini, intervenendo a una bella manifestazione in ricordo di Lucio Dalla, è caduto nel classico equivoco di chi, volendo elogiare la canzone d’autore, finisce per fargli del male: “Questi testi sono formidabili anche senza musica. Penso sia ora di insegnarli nelle scuole”, ha detto.

Quando Fabrizio De André presentava la Guerra di Piero nei suoi concerti era solito introdurla così: “Di solito dico che questa canzone ha un difetto e un pregio. Il difetto principale di questa canzone è che qualche furbacchione l’ha inserita nelle antologie scolastiche, così i bambini fin da piccoli hanno imparato a odiarla, perché magari hanno dovuto impararla a memoria. Il pregio è quello di aver conciliato il sonno a un paio di generazioni di italiani”.

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Con la giusta dose di irriverenza che ci si aspettava da lui, De André metteva in luce la fondamentale scorrettezza di inserire i testi delle canzoni nelle antologie scolastiche, perché una canzone (se è canzone d’autore)  non è una poesia, è un connubio inscindibile di testo e musica, dove l’uno sorregge e compensa l’altro.

I testi dei cantautori, caro ministro, non sono formidabili senza musica, sono come un film senza audio, come un fumetto senza disegni…I cantautori non sono poeti e quindi il loro posto non è nelle antologie scolastiche. Questo non significa che non debbano essere insegnati a scuola, anzi. Ma devono essere insegnati nella loro identità di artisti che si sono espressi in quella particolare forma d’arte che si chiama, appunto, canzone. Quindi vanno fatti ascoltare nella forma canzone, con la musica.  E questo sarebbe possibile se la nostra scuola prevedesse un’educazione musicale decente, lezioni di educazione all’ascolto, che possano andare da Mozart a Lucio Dalla.

Diceva anche un’altra cosa, De André, quando molti giornalisti o ammiratori usavano per lui la parola “poeta”: “Benedetto Croce diceva che fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore.”

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