Spesso vengono usate per riciclare denaro sporco. O per fini di evasione fiscale. Sono le “società schermo”: gli amministratori e i soci sono dei semplici prestanome, mentre i reali beneficiari rimangono nascosti, protetti appunto da uno schermo. Una mancanza di trasparenza tipica di molte società offshore, con sede in Paesi a fiscalità agevolata. È anche così che flussi di denaro illegale riescono a rientrare nel circuito legale, con danni economici per tutti noi. Per questo un comitato nato in seno a un’associazione con sede a Strasburgo, l’Osservatorio cittadino per la trasparenza finanziaria internazionale (Octfi), ha lanciato una raccolta di firme a sostegno di un’iniziativa cittadina europea per chiedere all’Ue una nuova legge per limitare tale fenomeno.

L’iniziativa cittadina europea è uno strumento di democrazia partecipativa: non proprio una legge di iniziativa popolare, ma quasi. Una volta raccolte nei vari Stati membri un milione di firme, la Commissione europea è invitata a presentare una proposta legislativa all’Europarlamento e al Consiglio sul tema proposto. L’obiettivo dell’iniziativa lanciata dall’Octfi, intitolata “Per un’Europa più giusta, neutralizziamo le società schermo”, è proprio quello di arrivare a una legge valida in tutti i Paesi Ue che imponga il principio della trasparenza societaria.

Il comitato promotore, rappresentato in Italia dall’avvocato di Como Chiara Mainardi, è guidato da Chantal Cutajar, presidente dell’Octfi e direttrice dell’Action-Research group on organized crime dell’università di Strasburgo. “Vogliamo rendere impossibile la creazione e l’utilizzo in seno all’Unione europea di società schermo, vietando anche l’uso di quelle create al di fuori dell’Ue”. Una soluzione – sostiene Cutajar – che renderebbe la vita più difficile agli evasori fiscali. E a chi crea fondi neri a scopo di corruzione. “I vantaggi ci sarebbero anche dal punto di vista economico, visto che secondo le stime della Commissione europea il costo della sola corruzione sul territorio Ue è pari a circa 120 miliardi di euro all’anno, l’1% del Pil dell’unione”.

Cutajar sottolinea poi un altro punto: l’assenza di trasparenza consente di rimettere in un circuito di legalità i proventi di traffici gestiti dalle organizzazioni criminali che minano l’integrità stessa dell’uomo, quali la tratta di esseri umani e di organi. “Rendere illegali le società schermo, oltre a consentire l’identificazione dei veri beneficiari di qualsiasi società, consentirebbe alle autorità, una volta scoperti i vertici di un’organizzazione criminale, di recuperare e confiscare con più facilità i loro beni, ottenuti grazie a traffici illeciti”.

Sotto accusa è soprattutto l’uso che viene spesso fatto delle società offshore, destinate a utilizzatori che non realizzano affari all’interno dello Stato che le ospita. “In questo senso – spiega Cutajar – i paesi dell’unione in cui è possibile creare società schermo sono Romania, Gibilterra, Lituania, Polonia, Regno Unito, Cipro, Lussemburgo, Malta, Repubblica Ceca, Irlanda, Paesi Bassi e Lettonia”. Maggiore trasparenza aiuterebbe anche sul fronte delle fiduciarie, che meritano un discorso a parte: “In Italia e in Francia – spiega Cutajar – in linea di principio le fiduciarie sono trasparenti nei confronti delle autorità, ma vengono spesso utilizzate in maniera distorta. In altri paesi europei, invece, sono un altro strumento in mano a chi vuole nascondersi dietro un prestanome”.

Le firme da raccogliere entro la fine di ottobre sono un milione, di cui almeno 55mila in Italia. L’iniziativa può essere sostenuta aderendo alla petizione sul sito. “Il progetto è ambizioso – commenta l’avvocato Mainardi – e sicuramente troverà ostruzionismo da parte di chi utilizza i medesimi strumenti per attuare strategie finanziarie e di ottimizzazione fiscale aziendale”.

Twitter: @gigi_gno