Il governo e le Regioni “continuano a tagliare e a smantellare la sanità pubblica”. Così il sindacato della dirigenza medica Anaao ha commentato l’intesa preliminare raggiunta giovedì in Conferenza Stato-Regioni sulla riduzione dei fondi per il servizio sanitario nazionale, ritenuta inevitabile in seguito alla sforbiciata da oltre 4 miliardi prevista dalla legge di Stabilità a cui si sommano tagli per 1,2 miliardi “ereditati” da manovre precedenti. Per un totale di 5,2 miliardi di euro. L’accordo di ieri, che entro fine marzo dovrà tradursi in una lista dettagliata di settori in cui ridurre le uscite, prevede l’azzeramento dell’aumento del fondo sanitario che era previsto per il 2015, pari a 2,3 miliardi, e un taglio di 285 milioni al fondo per l’edilizia sanitaria. Altri 802 milioni arriveranno dall’utilizzo delle risorse per il patto verticale incentivato e 750 milioni dalla riduzione del fondo Sviluppo e coesione, già decurtato di 1 miliardo dalle precedenti manovra finanziarie. Mancano ancora all’appello 364 milioni la cui copertura dovrà essere individuata nelle prossime settimane.

“Nessuna sorpresa”, commentano i sanitari, “nessuna #lasvoltabuona per la sanità, il copione è lo stesso di sempre. Troppa spesa? E allora si programmano tagli alla sanità. Via i 2 miliardi di aumento del Fondo sanitario nazionale previsti per il 2015 dal Patto della salute, che proprio sulla capacità di garantire un livello certo di finanziamento del Ssn nel triennio aveva fatto la base del rilancio della sanità pubblica. Una ennesima delusione, sempre per chi ci aveva creduto”.

“Sembra che tutto sia in movimento”, si legge nel comunicato dell’Anaao. “La riforma del mercato del lavoro e della giustizia sono approvate, la riforma della Pa è alle fasi finali, si prepara la rivoluzione della scuola e della Rai, si promette una Italia finalmente più moderna ed europea. Solo la sanità è dimenticata, o meglio è presa in considerazione solo quando è urgente fare cassa. Il governo non ha una voce in agenda per il diritto alla salute dei cittadini italiani, sempre che questo diritto esista ancora. Le Regioni sono ormai istituzioni avvilite e incapaci di trovare una soluzione che metta insieme bilanci e bisogni. Il ministro della Salute ci assicura in televisione che i malati in attesa per giorni nei pronto soccorso non dipendono tanto dai tagli ai posti letto e dai vuoti dei servizi territoriali, quanto dal picco influenzale“.

E ancora, “i medici e i sanitari sono schiacciati da condizioni di lavoro sempre più difficili e i cittadini si scoprono diversi per sede, residenza e luogo nascita. Al governo e alle Regioni i cittadini italiani e tutti gli operatori che si impegnano tra mille difficoltà a garantire il diritto alla salute chiederanno il conto dei disagi e dei disservizi che la loro politica continuerà a provocare”.