Se volessimo sintetizzarla, potremmo parlare di sfida da parte di CasaPound alla città: la riapertura della sede della sezione di Cremona, un po’ a sorpresa per la verità, col contestuale avvio del tesseramento, ha colto tutti in contropiede. Mentre il sindaco Gianluca Galimberti ha dato in pratica l’avviso di sfratto ai due centri sociali cittadini (“non rinnoveremo più le convezioni con le due strutture di proprietà comunale”, ha detto prima in consiglio poi in giunta), i cosiddetti “fascisti del terzo millennio”, come quelli di CasaPound si definiscono, rivendicano un contratto di affitto, per la sede di Geromini, con scadenza 2024.

“Abbiamo il diritto di rimanere qui”, sostiene il presidente Gianluca Galli. Un quartier generale – a oltre un mese dai fatti del 18 gennaio, quando al termine degli scontri tra militanti di destra e di sinistra venne gravemente ferito di uno dei fondatori del centro sociale Dordoni – ancora presidiato dalle forze di polizia. Una sede che effettivamente il proprietario – la voce circolava da settimane, fin dall’indomani del corteo del 24 gennaio sfociato in guerriglia – aveva messo in vendita. Ma CasaPound, forte, a suo dire, di un contratto di sei anni più sei, avrebbe il diritto di restarvi ancora nove anni.

Intanto Cremona ha vissuto un’altra giornata blindata. In occasione della riapertura della sede, rimasta chiusa a questo punto è lecito pensare per ‘consigliata’ prudenza, si è registrato lo spiegamento di una trentina tra agenti e dirigenti della locale questura, oltre ad investigatori della Digos e unità del secondo battaglione mobile arrivate da Padova. Si temeva una rappresaglia degli antagonisti, che invece, fortunatamente, non c’è stata. Solo pioggia e freddo, e il nome scelto dai militanti per il locale di riferimento: Stoccafisso. Quaranta iscritti al termine della prima giornata di tesseramenti. Più dell’anno scorso. “Ne abbiamo persi alcuni, ma guadagnati altri. Il saldo è positivo”, fanno sapere.

Intanto, rispetto alla decisione di sfrattare i poli autogestiti Kavarna e Dordoni, per la mancata presa di distanza dai fattacci del 18 e del 24 gennaio, dai due centri sociali soffia aria di sfida. I cavernicoli, così si fanno chiamare i militanti del Kavarna, ribadiscono: “Difenderemo i nostri spazi con i nostri corpi”. Dal canto suo il Dordoni, come se niente fosse, si appresta ad organizzare un’assemblea gestionale al fine di “mettere in cantiere nuovi eventi”. In barba alla scelta dell’amministrazione comunale.

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