Sergio Mattarella è il candidato scelto all’unanimità dal Partito democratico per diventare Presidente della Repubblica. Ma se i dem sono compatti sul suo nome, secondo quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto Ixè per la trasmissione Agorà (RaiTre), un italiano su due non lo vuole al Quirinale. Solo il 20 per cento del campione si dice a favore, mentre il 29 per cento è indeciso. Dalla rilevazione emerge inoltre che il 72 per cento è per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Il 22 per cento è contrario e il 6 per cento non sa.

Per quanto riguarda le variazioni di voto, nell’ultima settimana il Pd si attesta al 36,8% contro il 36,9% del 23 gennaio. Il Movimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi ha perso per strada diversi parlamentari, guadagna invece lo 0,2% (arrivando al 19,2%). Nello schieramento di centrodestra, intanto, prosegue ormai da diverse settimane il testa a testa tra Lega Nord (13,6%) e Forza Italia (13,3%). Se si tornasse alle urne oggi, infine, l’affluenza – in lieve crescita – sarebbe del 57,2%.

Il profilo di Mattarella – Siciliano, di famiglia di tradizione democristiana e poi fondatore del Ppi e attuale giudice della Corte costituzionale, Sergio Mattarella è il candidato proposto dal Pd su cui si aprirà la corsa al Colle. Dalla Sicilia, dove la mafia uccide nel 1980 il fratello Piersanti, presidente della Regione, arriva in Parlamento, partendo dalla sinistra Dc e arrivando, attraverso Ppi e Margherita, nel 2007, al Pd.

Più volte ministro, si oppone alla legge Mammì’‘ sul riordino delle emittenze televisive, per poi abolire, da ministro della Difesa, la leva obbligatoria, aprendo la strada al nuovo servizio civile. Nel ’93 è poi il relatore della legge elettorale maggioritaria, che prenderà il nome di ‘Mattarellum‘.

Nato a Palermo, nel 1941, Sergio Mattarella, che compirà 74 anni il possimo 23 luglio, è figlio di Bernardo, leader siciliano della Dc, più volte ministro nei governi centristi e poi di centro-sinistra degli anni ’50 e ’60.
Di area morotea, la famiglia Mattarella, oltre al padre Bernardo vede in politica anche il figlio maggiore Piersanti, presidente della Regione Siciliana alla testa di una coalizione di centro-sinistra, con l’appoggio esterno del Pci. La stagione del rinnovamento della Dc, di cui Piersanti era l’ispiratore viene però tragicamente interrotta dalla mafia, che lo uccide il giorno dell’Epifania del 1980.

Tre anni dopo entra in Parlamento, eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione della Sicilia Occidentale. De Mita, segretario a Piazza del Gesù, lo propone come nome nuovo nella regione, dove nel frattempo i signori del partito sono Vito Ciancimino e Salvo Lima. Vicino a Orlando, Sergio Mattarella sarà tra i promotori della primavera di Palermo, nei primi anni ’80.

Nel 1987 Sergio Mattarella diventa ministro per la prima volta, è titolare dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e poi, l’anno successivo, nell’esecutivo De Mita. Nell’’89, durante governo Andreotti VI, approda alla Pubblica istruzione, incarico che lascia per protesta, il 27 luglio 1990, contro il via libera del governo al disegno di legge Mammì, sul riassetto del sistema radiotelevisivo, visto dalla sinistra Dc come un ‘regalò al gruppo Fininvest, di proprietà di Silvio Berlusconi.

Nel frattempo è eletto vicesegretario della Democrazia Cristiana (1990-1992), dirigendo anche Il Popolo, organo del partito. Con la leadership di Rocco Buttiglione entra però in conflitto, non condividendo l’alleanza con il centrodestra di Berlusconi, appena sceso in politica.

La rilevazione è stata effettuata da Ixè per Agorà-Rai3 nei giorni 28-29/1/2015 tramite sondaggio CATI-CAMI su un campione casuale probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni (su 8.264 contatti complessivi), di età superiore ai 18 anni. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e macro area di residenza. Margine d’errore massimo: +/-3,1%.