Molti partiti della sinistra europea attendono con ansia la vittoria di Tsipras alle elezioni greche, ormai quotata da tutti i sondaggi come il risultato più probabile. La speranza dei delegati stranieri accorsi ad Atene per assistere alla chiusura della campagna elettorale del giovane Alexis è che il successo della sua Syriza faccia da apripista in tutta l’Unione per una sinistra europeista ma in aperta opposizione rispetto alla linea economica dettata da Berlino negli ultimi anni.

Tra questi c’è sicuramente Pablo Iglesias, l’uomo che in breve tempo è riuscito a catalizzare il malcontento degli “indignados”, e ha messo in piedi un movimento politico che ha spaccato il bipartitismo spagnolo, superando in preferenze nei sondaggi sia i popolari che i socialisti. Non è un caso che giovedì scorso Iglesias sia salito sul palco allestito in Piazza Omonia, ad Atene, per abbracciare Tsipras prima della chiusura del suo comizio finale. E non è neanche un caso che mentre in Grecia saranno aperte le urne Iglesias sarà a Valencia per un grande raduno politico di Podemos.

In Italia la sinistra, ancora frammentata, guarda con interesse all’esperimento greco. Sia alcuni esponenti chiave della minoranza dem come Fassina e Civati, sia il leader di Sel, Vendola, che in questi giorni con la sua anti-leopolda milanese cerca di ricompattare la sinistra alternativa a Renzi, guardano con interesse all’ascesa di Tsipras.

Gli spettatori stranieri vedono nella vittoria di Syriza la possibilità di disegnare in maniera chiara e concreta un terzo fronte politico nello scenario europeo, che si collochi a metà strada tra quello dei popolari e dei socialisti, che tacitamente acconsentono a preservare lo status quo, e quello dei vari movimenti antieuropeisti, che seppur divisi da profonde differenze concettuali sono perfettamente d’accordo nel voler smantellare le istituzioni di Bruxelles.

Il fronte Syriza si differenzia da quello popolare/socialista nel riconoscere il fallimento del progetto europeo nell’interpretazione che gli è stata data finora, ma si distanzia dai partiti euroscettici perché si propone di riformare l’Unione, anziché cancellarla, partendo dalla politica economica sul debito.

In questa ottica il successo di Syriza è un’arma a doppio taglio. I suoi avversari non aspettano altro che poter dimostrare che “la sinistra a sinistra della sinistra” non è in grado di passare dalle parole ai fatti. Che i discorsi sulla dignità e sullo sviluppo solidale sono certamente belli, ma, viste le particolari contingenze economiche in cui viviamo, sono destinati a rimanere nel mondo etereo delle utopie.

Le elezioni di Atene saranno un banco di prova per la sinistra europea alternativa al gruppo dei socialisti, ma un banco di prova difficile, forse il più difficile. La Grecia versa in condizioni drammatiche, e Tsipras ha fatto grandi promesse. Se un governo monocolore di Syriza non fosse in grado di migliorare in modo sostanziale le condizioni dei cittadini greci senza mettere sotto sopra le finanze pubbliche, la vittoria di Tsipras potrebbe finire per indebolire, anziché spingere in avanti, l’intero movimento della sinistra europea. I popolari/socialisti avrebbero finalmente la prova empirica che non ci sono altre strade praticabili. E i movimenti antieuropeisti sarebbero ancora più rafforzati nella loro convinzione che l’Unione Europea non è riformabile, e perciò deve essere abbandonata al più presto. Quella di Syriza sarà dunque una scommessa ambiziosa, ma anche molto rischiosa.