Meno di un franco svizzero per un euro. La guerra valutaria innescata dalla decisione della Banca Nazionale Svizzera di abbandonare l’ancoraggio della valuta locale alla moneta unica sta facendo sentire le proprie ricadute anche nelle questioni di tutti i giorni. E ribaltando gli equilibri dei territori di confine. A essere toccati non sono solo i 60mila frontalieri italiani che ogni giorno vanno a lavorare in Canton Ticino e i clienti delle banche a caccia di un rifugio sicuro per fondi messi da parte in modo più o meno lecito, ma tutte le persone che varcano il confine di Stato per fare acquisti a prezzi convenienti o approfittare di altri vantaggi collaterali. Per loro, da un giorno all’altro, la Svizzera ha smesso di essere un paradiso. Con il cambio alla pari, infatti, la convenienza viene meno: per gli italiani i prezzi in Svizzera sono aumentati di colpo del 20%. I prezzi dei carburanti ormai sono quasi identici da una parte e dall’altra della dogana. E in prospettiva la stessa sorte toccherà anche ai listini applicati su vestiti e elettronica dai centri commerciali, anche se alcuni (soprattutto i più piccoli) hanno scelto, per il momento, di accollarsi il maggior costo del franco forte pur di non perdere clienti italiani, continuando ad applicare il vecchio tasso di cambio a 1,20. Ma il problema si presenta anche per i tanti italiani che guardano oltreconfine per avere accesso a servizi meno convenzionali, magari vietati o contingentati nel nostro Paese: dalle cliniche per la procreazione assistita ai bordelli, passando per i casinò.

Il prezzo del vizio – Se fino a giovedì una prestazione sessuale costava mediamente 80 euro, con il nuovo cambio per la compagnia di una prostituta il cliente italiano dovrà sborsare almeno 100 euro. Al Bar Oceano di Lugano, il più grande bordello del Canton Ticino, passano ogni giorno 350 clienti e l’80% sono italiani. Ma l’amministratore Bernhard Windler assicura di non temere nessun tracollo “perché la domanda di sesso a pagamento non segue il normale ciclo economico” e “buona parte dei clienti italiani dei bordelli sono lavoratori frontalieri che con il nuovo cambio si sono trovati buste paga più ricche del 20% e hanno più soldi da spendere”.

Al tavolo verde la giocata è più cara – Rimanendo nel campo del vizio, un altro fronte intaccato dal nuovo cambio è quello del gioco d’azzardo. Le puntate nei casinò svizzeri si pagano in franchi, quindi che si tratti del brivido della roulette o di una puntatina alle slot, per i giocatori dell’area euro si alzerà il prezzo della giocata. “Sicuramente dovremo rivedere il preventivo dell’anno prossimo – ha dichiarato alla stampa elvetica l’amministratore delegato del casinò di Lugano Patrick Lardi –. Siamo ovviamente preoccupati per la diminuzione del potere d’acquisto dei giocatori italiani (l’80% ndr)”. Un grido di dolore, seppur per ragioni diverse, è arrivato anche dal casinò di Campione d’Italia. “Il 2014 si è chiuso con risultati record, ma le nuove misure di cambio tra euro e franco svizzero rischiano di rovinare tutto. Nel 2015 perderemo 20 milioni”. A parlare è Carlo Pagan, amministratore delegato del Casinò dell’enclave comasca in terra elvetica. “Nel 2007 ogni 100 milioni di euro venivano scambiati con 165 milioni di franchi svizzeri, poi siamo scesi a 120 milioni di franchi e siamo andati in difficoltà. Adesso con euro e franco scambiati alla pari rischiamo di vedere vanificati i risultati ottenuti negli ultimi anni. Considerando che paghiamo i nostri 530 dipendenti in franchi svizzeri, i costi lieviteranno di circa 20 milioni”.

I commercianti italiani sperano nell'”invasione” – Si mette bene, all’opposto, per i commercianti italiani, che di colpo sono diventati più convenienti del 20% per i clienti di oltre confine, i quali dunque da qualche giorno possono spendere in euro con maggiore spensieratezza. Non a caso, dopo la notizia della parità tra le due valute gli uffici di cambio elvetici sono stati presi d’assalto per acquistare moneta unica a suon di 2 o 3mila franchi alla volta. Così c’è già chi si frega le mani, sperando di poter presto contare su un cospicuo incremento degli incassi grazie alla prevista invasione degli acquirenti elvetici. Sebbene sia presto per analizzare il fenomeno, nei parcheggi dei supermercati italiani già si inizia a notare (sarà suggestione?) un incremento di targhe rossocrociate. Per fare un bilancio bisognerà però aspettare l’assestamento dei mercati finanziari.