Altri tagli alla pubblica amministrazione si tradurranno in meno servizi per i cittadini. A segnalarlo è la Corte dei Conti, che in una relazione avverte che, nel caso di ulteriori interventi, la scarsità di risorse umane potrebbe “non consentire una adeguata cura dei servizi, circostanza peraltro già segnalata da alcune strutture amministrative”. Il risultato del controllo svolto dai magistrati contabili sui risultati della revisione della spesa e della riorganizzazione della pa – avviata nel 2008 con la riforma Brunetta e proseguita con il governo Monti - arriva proprio mentre in Commissione Affari Costituzionali del Senato, dopo quasi due mesi di stop, riparte l’esame del ddl di riorganizzazione firmato dal ministro Marianna Madia, su cui la Corte aveva già espresso diverse perplessità. E dà diversi spunti che potrebbero tornare utili all’esecutivo di Matteo Renzi.

Da un lato, evidenzia la relazione, “la ridefinizione degli assetti organizzativi” prevista da diverse norme di legge deve ancora essere completata perché mancano molti decreti ministeriali e “il succedersi dei governi non ha consentito di impartire tempestive indicazioni in merito alla ripartizione dei tagli sulle articolazioni dei Ministeri”. Dall’altro quanto fatto finora è all’insegna della “irrazionalità“. Infatti la riorganizzazione dei ministeri ha prodotto prima di tutto tagliindifferenziati” a cui sono seguiti (anziché viceversa, come auspicabile) gli adattamenti delle strutture, allontanando l’obiettivo di razionalizzazione. Tanto che il piano complessivo risulta a oggi caotico, “incompleto” e “contraddittorio“. Improntato a “irrazionalità”, appunto. Soprattutto se in futuro saranno adottate proposte che “vanificano il risultato finora raggiunto in materia di assetti organizzativi o adottano istituti e criteri già sperimentati, come nel caso del ruolo unico dirigenziale“.

La Corte ricorda poi le continue modifiche alla normativa, anche per decreto legge, e “le conseguenti incertezze e i ritardi attuativi”. In più “la razionalizzazione dell’organizzazione dei Ministeri attraverso la revisione della spesa è di fatto stata ‘vanificata’ dall’introduzione di riduzioni indifferenziate, adottate cioè a prescindere dal contesto di un’adeguata valutazione del rapporto tra attribuzioni intestate, risorse impiegate e servizi da rendere”. I famosi “tagli lineari”, opposti a una oculata revisione della spesa come quella proposta dall’ex commissario Carlo Cottarelli e mai attuata. 

Serve “stabilità“, scrive la Corte, per ridefinire l’assetto della Pa “in linea con i principi costituzionali“. Infine i magistrati presieduti da Raffaele Squitieri raccomandano che alla definizione del processo di riassetto “si affianchi l’adozione delle misure necessarie per adeguare il sistema di contabilità economico-finanziaria alla mutata riorganizzazione”.