Mentre in Senato va in onda la maratona su riforme e canguri, tra le mani di Matteo Renzi scoppia una grana ben più sostanziosa: lo sfogo di Carlo Cottarelli, commissario straordinario alla spending review, sulla “pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa”. Con conseguenti voci, riportate oggi da diversi quotidiani, sulle possibili dimissioni dell’economista ex Fmi chiamato nell’ottobre 2013 dall’allora premier Enrico Letta per “razionalizzare” – leggi falciare e sfrondare – la spesa pubblica. “Il lavoro continua, non ho niente da segnalare”, dirà poi Cottarelli all’Ansa, ma il nodo resta.

E se per il Pd Debora Serracchiani parla al Tg3 di una “difesa personale” di Cottarelli dopo l’esortazione di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di “battere un colpo”, in realtà la questione è tutta politica. Ed è il culmine di un rapporto tormentato tra il premier ansioso di mostrare risultati e il tagliatore della spesa pubblica. Tutti dossier confezionati da Cottarelli sono rimasti nei cassetti, tanto che il 15 luglio uno dei componenti del suo gruppo da lavoro, Riccardo Puglisi, ha lanciato il sasso sulla prima pagina del (di nuovo) Corriere della Sera: “Dove sono finiti i 25 documenti pdf che contengono le relazioni finali dei gruppi di lavoro della spending review?”. Consegnati a marzo, spiega Puglisi, “sembra che siano rimasti chiusi in qualche (virtuale) cassetto”.

Dopo il post di Cottarelli sul suo blog, il conflitto emerge alla luce del sole.  “L’iter sui quota ’96 (lo sblocco di 4mila pensionamenti nella scuola, una delle spese anticipate chiamate in causa cdal Commissario, ndr) è avvenuto tutto alla luce del sole” replica il ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia all’Ansa. Madia ricorda come sulle coperture il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, avesse preannunciato le garanzie quasi un mese fa.

“Penso che Cottarelli, da uomo delle istituzioni, debba accelerare i tempi con cui i suoi uffici trasmettono la lista qualitativa dei tagli possibili, poi spetta alla politica e al Parlamento decidere cosa coprire”, interviene Boccia. “Mi sembra, invece, fuori luogo che un ufficio debba dire al Parlamento dove destinare i propri risparmi”, aggiunge in riferimento ai “quota 96”. Interpellato a margine dei lavori dell’Aula di Montecitorio, Boccia conclude: “Mi auguro che Cottarelli resti e continui il lavoro che stiamo aspettando”.

Ma non è solo il Pd a mal digerire l’azione dell’economista. “Sulla spending review ci aspettavamo alcune risposte che non sono arrivate: il taglio di 5,4 miliardi della spesa a oggi non c’è”, afferma Daniela Santanchè (Forza Italia). “Sulla vicenda Cottarelli io personalmente ritengo che tagliare la spesa sia la cosa più politica che ci sia e quindi sarebbe bene che la facesse il Governo e il parlamento, non Cottarelli”. 

Sempre in campo forzitalico, Renato Brunetta decide di scrivere al presidente della Repubblica. “Nei tendenziali di finanza pubblica, come indicato dal Def erano previsti tagli della spesa pubblica, da realizzare con la Spending review, per 4,5 miliardi nel 2014 e 17 miliardi nel 2015. Si prevedevano, inoltre, maggiori entrate per circa lo 0,7 per cento del Pil (quasi 11 miliardi) l’anno, per il triennio di riferimento, da ottenere mediate privatizzazioni. Nessuna di queste condizioni si sta realizzando, mentre il debito pubblico cresce ben oltre il previsto”. Il 30 luglio – aggiunge il capogruppo Fi alla Camera -” il commissario alla spesa Carlo Cottarelli, nel suo blog, ha lanciato un vero e proprio grido d’allarme. Siamo ormai di fronte ad una legislazione caotica, in cui decreti legge di natura omnibus si accompagnano a voti di fiducia che impediscono un’analisi serena e ragionata dei provvedimenti da assumere, nel quadro delle ristrettezze finanziarie che caratterizzano questa fase congiunturale”.