Pochi si rendono conto di quanto il declino delle professioni abbia contribuito al declino economico del nostro Paese. Ancora meno sono quelli che hanno consapevolezza delle ragioni più profonde di questo vero e proprio crollo della professionalità, in una società che si riempie spesso la bocca con questa parola, ma ne ignora il significato reale. Infatti professionalità non coincide con reddito, come vorrebbero farci credere, non basta essere pagati tanto per essere professionisti.

È forse professionalità quella di un avvocato disposto a sostenere le finalità dilatorie del suo cliente, solo perché questi gli versa parcelle a molti zeri? O quella di un revisore – ovviamente anch’egli molto ben retribuito – disposto a trasformare e spesso consigliare la trasformazioni di intere poste di un bilancio per poter arrivare a ingiustificate parità o peggio ad accantonamenti esteri? O quella di un giornalista, che di oggettivo considera solo il desiderio del «committente» o padrone che dir si voglia ed è disposto ad alterare, mutilare, organizzare le notizie di cui dispone per assecondarne i desideri? O perfino quella di un intellettuale, scrittore o professore universitario, disposto a conformare e orientare le sue ricerche, o i suoi scritti agli interessi di quelli che lo finanziano? È difficile rendersi conto di quanto ci costa ogni anno il crollo della professionalità a ogni livello, non solo a quelli più alti. La professionalità è certamente frutto di conoscenze specifiche e approfondite, ma è soprattutto capacità di metterle in pratica integralmente, al di sopra di ogni altro interesse. Professionalità è avere dei valori diversi dal solo denaro alle proprie spalle.

Ognuno può pensarla come crede, io non sono certo di avere la verità in tasca, ma mi pare evidente che certi valori non si possano imparare né a scuola, né in chiesa, né al bar con gli amici. Si acquisiscono in famiglia e non perché qualcuno (in genere il padre o la madre) fa delle belle prediche, ma perché vengono praticati e additati con l’esempio più che con le parole. Qualcuno potrà essere anche contento del crollo della famiglia borghese, che aveva certamente molti difetti e che frequentemente scivolava verso quella massa di menzogne e ipocrisie che spesso abbiamo visto giustamente ridicolizzate dal cinema e dalla letteratura. Ma certi valori facevano parte di un’etica familiare, che in certe famiglie – in genere le migliori – si trasmetteva di padre in figlio e che insieme alle sostanze tramandava anche alcuni valori concreti, come lo spirito di sacrificio, la modestia etc., sicché ogni famiglia, ogni parte d’Italia aveva il suo stile. La borghesia meridionale, ad esempio, certamente era ben diversa da quella milanese: la prima oltre a uno straordinario attaccamento familiare era stata però in grado di perpetrare una straordinaria passione culturale, un amore per le istituzioni, un senso del dovere fortissimo; la seconda, più complessa, non aveva dimenticato il senso pratico, e lo coniugava con l’attenzione al progresso e alle novità oltre che con una tradizionale sensibilità verso i meno fortunati.

Potremmo fare infiniti esempi di grandi e piccole famiglie italiane, di una borghesia ora scomparsa quasi del tutto, perché il prezzo delle sue virtù e dei suoi successi a un certo punto è sembrato troppo alto per le nuove generazioni, che non volendo perderne i privilegi hanno però pensato di poterli mantenere attraverso le scorciatoie rispetto alle vie aspre frequentate dai loro padri e avi. Senza famiglia borghese consapevole difficilmente potremo pensare di tornare al quel senso della funzione civile e pubblica che le professioni, le potenzialità di reddito e il prestigio sociale portano necessariamente con sé. Se la borghesia è ipocrita, priva di valori, puramente formale, implode. Ma dobbiamo sapere che se crolla la struttura borghese certi valori non saranno mai acquisiti per semplice convinzione razionale, per il semplice fatto che possono nascere solo dalla pratica e dall’esempio.

Certamente in altri paesi – a maggiore e più costante tasso di sviluppo – la borghesia continua a svolgere un ruolo più pesante all’interno della società e ad alcuni – accecati da preclusioni ideologiche – dà fastidio il solo pensiero che la borghesia – la classe intermedia di quelli che si sono fatti da sé – possa aver contribuito allo sviluppo economico e al benessere generale. Ma è così. In realtà nessuna classe sociale – ammesso che possano ancora esistere le classi sociali – è tale se oltre ad esprimere uno status economico, una tipologia di reddito e di lavoro, non esprime anche una sua visione etica di fondo. Ma questo è un altro discorso…