Il 2015 calcistico si apre con la Lazio sola al terzo posto in classifica. E forse con la consacrazione di una nuova stella del nostro campionato. Nell’anticipo dell’Epifania Sinisa Mihajlovic torna all’Olimpico, uno degli stadi del suo cuore, che lo saluta con affetto ma gli regala un dispiacere. La sua Sampdoria non scende mai in campo: la Lazio domina e vince 3-0 una partita a senso unico. Segnata dal talento, adesso davvero cristallino, di Felipe Anderson: un gol, due assist, giocate da campione. Quando Lotito lo aveva pescato in Brasile come sostituto di Hernanes qualcuno aveva storto il naso: il tempo gli ha dato ragione.

Il brasiliano era uno dei grandi dubbi della vigilia di Stefano Pioli: il tecnico biancoceleste ha lasciato in panchina il recuperato Candreva per confermarlo a destra nel tridente d’attacco. E ha fatto bene. Lo smalto del 2014 chiuso da protagonista non si è scalfito con il nuovo anno: ne fa le spese subito Gastaldello, ammonito per fermare la sua corsa a rete. E lo capirà un po’ tutta la Sampdoria, che non riuscirà a risolvere il rebus delle sue serpentine: Regini lo rincorre invano per novanta minuti, i centrali arrancano, anche i ripiegamenti di Obiang sono inutili. Lui invece spazia da destra a sinistra, incanta. La Lazio attacca sempre dalla sua parte, quale che sia, e sfonda dopo quarantacinque minuti di pressione: dribbling e cross al centro per il tap-in di Parolo prima, poi un gran destro da trenta metri che si infila all’angolino basso beffando Viviano. Il doppio vantaggio è meritato perché i biancocelesti, forti del fattore casa, tengono in mano il gioco con costanza. La Samp invece sceglie dichiaratamente di difendere, per ripartire negli spazi aperti. Ma non ci riesce quasi mai: l’unica vera chance è quando il guardalinee ferma Eder lanciato verso Marchetti. Se fuorigioco c’è, è millimetrico. Il resto lo fanno il pressing e l’aggressività di entrambi gli schieramenti, che concedono poco. Fino all’uno-due micidiale firmato da Felipe Anderson.

La ripresa è solo il secondo tempo dello show. Discesa incontenibile in cui i difensori della Samp fanno la figura dei paletti di uno slalom di sci: Anderson ne salta uno, due, tre, quando ormai è solo in mezzo all’area appoggia per Djordjevic che non può sbagliare a porta sguarnita. Standing ovation dell’Olimpico e match virtualmente chiuso, anche se mancano ancora più di venti minuti. La Lazio può già concentrarsi sul derby contro la Roma di domenica prossima, a cui arriverà nelle migliori condizioni. La partita degli ospiti, invece, non era praticamente mai cominciata e diventa una lunga agonia fino al novantesimo. È questa la nota veramente negativa per la squadra di Mihajlovic, più della sconfitta netta in quello che era una sorta di spareggio per la Champions League.

La Sampdoria quest’anno anche quando aveva perso aveva sempre lottato, specchio fedele del suo tecnico. Non l’ha fatto stasera, chissà se destabilizzata dal mercato. La partenza di Gabbiadini ha tolto talento e anche soluzioni tattiche ai blucerchiati: il rombo di centrocampo proprio non ha funzionato contro il gioco arioso della Lazio, e in panchina non c’erano alternative a disposizione. Così come tra i pali Viviano, preferito a Romero anche in vista di una possibile cessione dell’argentino, non ha convinto fino in fondo. Un messaggio chiaro al presidentissimo Ferrero: per andare in Europa non basta la simpatia. Il calciomercato di gennaio serve a rinforzarsi. Ma ci si può anche indebolire.

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