Mentre i colleghi a tempo indeterminato sono a rischio esubero – così prevede il maxiemendamento alla Legge di stabilità recentemente approvato – loro a casa ci staranno quasi certamente. Si tratta dei dipendenti precari dell’amministrazione provinciale di Cremona, ora ente di Area Vasta secondo i dettami della Delrio. Sono una decina, quelli in forza nell’ente di Corso Vittorio Emanuele. “Da una parte la legge dà, dall’altra la legge che toglie”, riassume così la questione la responsabile della Funzione Pubblica della Cgil Maria Teresa Perin.

La legge che dà: nel decreto Milleproroghe (varato per la prima volta nel 2005 e che ad ogni fine dell’anno proroga, appunto, leggi e regolamenti che altrimenti scadrebbero, e approvato la vigilia di Natale dal Consiglio dei ministri) si legge di un prolungamento di uno-due anni dei contratti dei lavoratori precari della pubblica amministrazione che vale anche per i dipendenti provinciali. Notizia accolta positivamente dai sindacati e anche dal presidente dell’amministrazione provinciale Carlo Vezzini, al quale stanno a cuore i dipendenti “prima di ogni altra cosa”, al di là delle funzioni che agli enti verranno assegnate nelle prossime settimane, “altro tasto dolente su cui ad oggi c’è ancora grandissima confusione”. Un procrastinamento deciso in attesa che con le Regioni si gestisca in maniera chiara e trasparente la vicenda degli organici.

E ora la legge che toglie: sempre di Stabilità si parla, ma questa volta del Patto che vincola gli enti locali e fissa limiti di spesa. “Una spada di Damocle”, l’ha definisce Vezzini. “Che grava sulle sorti dei contratti a tempo determinato”. Tutto deriva dalle disposizioni del Patto di Stablità che gli enti locali, in virtù del decreto legge 78 del 2010, poi integrato e modificato, devono rispettare. Dalle casse tanto entra tanto esce. Anche le Aree Vaste sono quindi obbligate a rispettare l’equilibrio tra spese ed introiti, al fine di ridurre l’indebitamento pubblico. Se a tali imposizioni non si ottempera, scattono le sanzioni. Una di queste è l’impossibilità per l’ente locale ‘disobbediente’ di assumere o riassumere (cioè prorogare i contratti a tempo determinato in essere – si tratta peraltro sempre di un nuovo contratto a tempo). Sanzione che è molto più che un rischio per l’amministrazione cremonese. Quasi certezza, dopo la vendita sfumata dell’ex sanatorio di Toscolano Maderno, immobile di proprietà dell’ente che avrebbe rimpinguato le finanze locali di quasi 14 milioni di euro. Quanto ai lavoratori a tempo indeterminato, invece, quelli che potrebbero perdere il posto sono circa 230, stante un organico complessivo di quasi 500 dipendenti. (Il 50% del personale, come prevede la legge).

Eppoi piove sul bagnato. Come se non bastasse, oltre a rischio esuberi, anche la stangata in arrivo sugli stipendi, con il taglio del fondo per gli incentivi (in altre parole: i premi). Altra sanzione prevista per lo sforamento de Patto. Un taglio, dice ancora Perin, di “400-500 in media in busta paga”. A Cremona, concludono amaramente i sindacati, “la situazione è davvero triste”.

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