Ritiravano il fango di scarto della lavorazione del marmo a un prezzo di favore alle segherie del territorio. Poi, invece di portala in discariche autorizzate o di trattarla (il materiale contiene idrocarburi e metalli), la rivendevano per interventi in edilizia. Così 70mila tonnellate di marmettola (così si chiama) o di “melma” (così la chiamavano nelle telefonate intercettate) sono finite anche sotto un uliveto a Pietralba di Arcola (provincia di La Spezia) e nel ripristino ambientale di una cava a Pomarance (in provincia di Pisa). Con tanto di falde a rischio inquinamento, pericoli di dissesto idrogeologico e ulivi piantati su strati e strati di marmettola mescolata a terra. Una storia di traffici illeciti di rifiuti, documentazioni false e profitti d’oro (circa 3 milioni di euro), scoperta dal Nucleo operativo ecologico di Firenze, che andava avanti da almeno due anni e che aveva come snodo principale la provincia di Massa Carrara. Undici in tutto gli indagati per traffico illecito di rifiuti speciali, fra imprenditori, autisti, un agronomo, un geometra e il proprietario del terreno. Quattro sono adesso agli arresti domiciliari; per altri quattro il gip del tribunale di Genova ha disposto l’obbligo di dimora.

A capo di questa organizzazione, secondo il tribunale di Genova, una famiglia di imprenditori di Carrara: i Poggi. Uno è Giancarlo, di 62 anni, secondo gli inquirenti deus ex machina di tutta la storia. È lui il proprietario della Sismi Srl, impresa che si occupava di recuperare il rifiuto speciale a prezzo concorrenziale (16 euro a tonnellata, incluso il trasporto, rispetto ai 18 euro più il costo del trasporto delle altre società) e nel cui impianto di Carrara, teoricamente, doveva essere portata la marmettola per la messa in riserva (dove in altre parole viene depositata prima di essere portata in discarica o in impianti idonei alla sua trasformazione in prodotto riutilizzabile) e della Autotrasporti Poggi Giovanni srl, che materialmente ritirava la marmettola dalle segherie e la trasportava nelle discariche abusive. Poi ci sono il fratello Giuseppe, 52 anni, e il figlio Riccardo, 36. Tutt’e tre, secondo la Dda di Genova, tiravano le fila del sodalizio con Giacinto Paladino, della Cmt di La Spezia, incaricata alla realizzazione delle opere di riqualificazione agricolo-ambientale.

Paladino, di fatto, comprava la marmettola ai Poggi e la riutilizzava al posto della terra per la realizzazione dell’uliveto nell’agriturismo a Pietralba di Angelo Petrazzuoli (anche lui indagato). Così i Poggi si facevano pagare due volte (dalle segherie e dalla Cmt) e Paladino, allo stesso tempo, si faceva pagare per lo smaltimento del materiale nella discarica abusiva. “Una prassi consolidata”, “bastavano poche parole”, scrive il gip nell’ordinanza a proposito dei rapporti collaudati e continuativi fra le società. A parlare, è il caso di dire, sono le intercettazioni telefoniche e ambientali. “Quanti me ne mandi oggi?”, chiede Paladino. “No, stamani no, ne manderò oggi pomeriggio magari”, risponde Giancarlo Poggi. Tutto ciò – scrive il tribunale di Genova – ha provocato “un devastante impatto sul paesaggio”: un’area sottoposta a vincolo di particolare pregio paesaggistico è stata trasformata infatti in un’enorme discarica. “Per non dimenticare che in quell’area sarebbero cresciuti ulivi, da cui sarebbe stato ricavato olio, che sarebbe finito sulle tavole dell’agriturismo”, fa notare il capitano del Noe, Massimo Planera, che ha coordinato le indagini. “E poi – continua – c’è anche il rischio idrogeologico di mezzo e l’inquinamento delle falde”.

Tutti sapevano che quello che stavano trattando era rifiuto speciale. E sono sempre le intercettazioni a dimostrarlo. “Oppure si può anche dire ad esempio una cosa – dice l’agronomo al geometra, entrambi incaricati dalla Cmt per la documentazione sull’uliveto – che è un materiale che essendo un materiale estremamente drenante…si può dire che..in realtà poi non è vero perché è una fanghiglia schifosa ma…”. L’altro intanto rideva.

I camionisti che trasportavano i fanghi commentava: “Fanno la ciccia con la melma”

A gennaio del 2014 il corpo forestale di La Spezia scopre la discarica e la mette sotto sequestro. Ma i Poggi continuano a portare avanti la loro attività illecita portando la marmettola questa volta in Val di Cecina, nella cava Valle Secolo di Pomarance. Rilevanti, per chiudere il cerchio, le conversazioni fra due autisti che commentavano il sequestro di Pietralba, affermando, tra l’altro, che la società stava facendo parecchi soldi (“fan la ciccia con la melma”). “Ma l’avrei fatto anch’io probabilmente”, dice uno. “Mah io sinceramente no, cioè l’avrei fatto finché non m’avevano preso, ma una volta preso io non ci sarei tornato su”, dice l’altro. “Ma avresti mandato a casa la gente?”. “No sarei andato da Granchi”. “Da Granchi non c’ha il guadagno che c’ha lì per mantenere magari la gente che è a fare un cazzo o a fare poco”. Gli stessi autisti (con obbligo di dimora) ascoltati dagli inquirenti avrebbero dichiarato di aver fatto tutto per la paura di perdere il lavoro.

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