“Politica sorda alla crisi climatica e agli interessi dei giovani. Nucleare? Non risolve nulla”: l’intervista al fisico Giorgi
“La soglia di 1,5 gradi di aumento delle temperature globali identificata nell’accordo di Parigi? L’abbiamo già superata negli ultimi tre anni e a mio avviso si tratta di una soglia che ormai ci ‘siamo giocati’”. Filippo Giorgi, fisico del clima, ricercatore emerito presso l’ICTP di Trieste e membro del gruppo dell’IPCC vincitore del Nobel nel 2008, commenta così l’avvertimento del nuovo documento Limiting Overshoot del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) sul superamento della soglia di 1,5 °C. “In questo momento sono molti gli indicatori climatici che indicano un’accelerazione su diversi fronti: le temperature globali, l’aumento del livello del mare, altra tematica di cui si parla troppo poco, la fusione dei ghiacci. In generale, il numero di eventi cosiddetti catastrofali ha un tempo di raddoppio ogni 20 anni, un tempo velocissimo dal punto di vista climatico, e il motivo è sempre lo stesso: l’aumento accelerato di CO2 nell’atmosfera”.
Impossibile non partire da questa estate bruciante, con temperature sopra la media anche a due cifre, come in Francia. È uno scostamento spiegabile attraverso i modelli climatici, magari con lo scenario peggiore?
Sì, effettivamente il caldo di quest’estate è stato veramente intenso, questa sarà l’estate più calda di sempre, ovvero da quando si prendono le misure, superando quella del 2003. Pensi che la probabilità di avere un’estate come quella in un clima normale era una su 2-3000 anni, ne sono passati poco più di venti e ne abbiamo avute altre molto vicine a livello climatico. In ogni caso si tratta di un’estate che va nella direzione di quanto previsto dai modelli: periodi molto secchi e caldi intervallati da quello che i giornali chiamano “bombe d’acqua”, ovvero eventi alluvionali intensi.
Quanto incide El Niño sull’intensificazione degli eventi estremi e del caldo?
El Niño ha due fasi, una ‘positiva’, quella iniziata ora, in cui i venti alisei sono più deboli, dunque le acque calde del Pacifico restano in superficie. Questo determina temperature più alte, con un’influenza globale, essendo il Pacifico molto grande. Un trend che si va ad aggiungere a quello dei gas serra: ecco perché penso che il 2026 e 2027 saranno gli anni più caldi nel record storico.
Cosa occorrerebbe fare?
Molti paesi ormai hanno innescato una transizione ecologica ed energetica: i paesi nordici, Spagna, Portogallo, anche noi in parte. In generale in Europa le emissioni scendono da circa 20 anni, per due motivi. Un motivo virtuoso, ovviamente, però c’è anche il fatto che abbiamo spostato fuori dai nostri paesi tutte le fabbriche. Per fortuna, la curva delle emissioni in Cina si è molto appiattita, e inizia a scendere, grazie a politiche di transizione ecologica funzionali anche a combattere l’inquinamento. Stesso vale per l’India, con numerose iniziative di decarbonizzazione, mentre il vero problema sono i Paesi poveri, come quelli africani o del sud est asiatico, che dovrebbero essere accompagnati al cambiamento con tecnologie verdi e accessibili.
Oltre ad elettrificare, occorrerebbe diminuire i consumi?
Più che altro credo che occorra ridurre gli sprechi. Noi sprechiamo il 60% dell’energia prodotta, cioè per ogni lampadina accesa ce ne sono due la cui energia si butta. L’elettrificazione, a prescindere da come si produce l’elettricità, ridurrebbe questa dispersione. Ma sprechiamo anche il 30% del cibo, la cui produzione implica sempre energia. Una maggiore efficienza, va ricordato, non porterebbe ad alcuna diminuzione della qualità della vita.
Ci aiuterebbe il nucleare?
In nessun modo il nucleare può salvare il clima perché occorrerebbero troppi anni per costruire un numero significativo di centrali, anche piccole, mentre la riduzione delle emissioni è molto urgente.
Cosa potremmo fare, di fronte a una situazione che produce disperazione e impotenza?
Moltissimo. Ad esempio lei ha mai letto la sua bolletta della luce? Un giorno io l’ho fatto, salvo scoprire che la mia energia elettrica era prodotta all’80% da fonti fossili. Ho fatto una piccola indagine e ho cambiato gestore, passando al 100% di energia rinnovabile. Se tutti facessimo questo passo, può immaginare che cambiamento avremmo? Insomma con i nostri consumi possiamo incidere moltissimo e orientare il mercato. Resta comunque molta amarezza.
Per cosa?
Per due cose. Anzitutto, si ricorda il referendum sulla giustizia? Ecco, sappiamo che i giovani sono andati a votare in massa, ribaltando il risultato. Eppure successivamente, ed era il momento giusto, nessuno ha parlato di politiche pro-giovani, come quelle per l’ambiente e il clima. È una tematica a cui la politica è sorda. Ma mettere il clima in fondo dell’agenda politica è davvero troppo miope, specie dopo, appunto, quanto accaduto con il referendum.
E la seconda?
È incredibile che non si faccia rapidamente una transizione energetica che rappresenta un totale “win win”. Perché aiuta a contrastare l’inquinamento – un problema gravissimo nelle città e nella pianura Padana – e perché rappresenta un risparmio economico incredibile. Oggi se non ci fossero i sussidi dello Stato tra fonti fossili e rinnovabili non ci sarebbe partita, vincerebbero sempre le seconde. Eppure, nonostante questo siamo ancora indietro. E siamo un paese al centro di un’area, il Mediterraneo, che è una delle zone più sensibili al cambiamento climatico.
Una curiosità, in conclusione. Come mai il nuovo report dell’Ipcc uscirà solo nel 2029?
Avrebbe dovuto uscire l’anno prossimo, purtroppo ci sono dei Paesi che stanno facendo resistenza. Questo la dice lunga sulla situazione attuale e sulle ambiguità rispetto al clima di governi e lobby.