Sono convinta del fatto che l’augurio festivo debba essere concesso a chi quell’augurio sembrerebbe non meritarlo mai. In questa società giustizialista io ho voglia di porgere un augurio a tutte le persone che stanno in galera, a quelle che sono lì a barcamenarsi tra processi e reazioni di ottusi forcaioli. A chi in galera deve portarci pure i figli, giacché altro posto non è pensato per loro. Penso a gente che ha bevuto tanto che non si ricorda più come si chiama e ora vive sotto i ponti, da qualche parte al freddo. Penso a quelli che vengono spinti a margine della società: poveri, stranieri, froci, puttane, trans. Penso di voler dedicare un augurio a chi, in questa giornata, deve difendersi da accuse false, dedicate a chi osa irrompere nel mondo reale con qualche parola di dissenso.

Un augurio ai NoTav, ai movimenti di lotta per la casa, a quelli che lottano contro gli sfratti, contro le speculazioni e il furto ai danni di un territorio, alle persone che si occupano di lotta per il reddito, che prendono botte in piazza e le prendono anche per te, te, te e te, anche se tu non lo sai e non li ringrazierai mai per questo. Penso a chi ha un gran problema per farsi accettare dalla società, perché oltre un pene ha anche le tette, perché non vive in senso conformista e non guarda al mondo così come lo guarda chiunque altro. Penso a chi tenta di far notare le contraddizioni di un sistema di potere assassino e viene ricacciato nell’angolo dedicato ai dissenzienti, coraggiosi, vivi, talvolta morti. Penso a quelli che nella mia terra lottano per evitare che tante antenne siano puntate contro il cielo a rinviare aria mefitica sulla testa di ciascuno. Penso a chi alza la testa anche se tutto ti obbliga a tenerla in giù, occhi in basso, con rassegnazione, senza prospettive né futuro.

Penso a te, che hai appena mandato a quel paese un datore di lavoro che ti sfruttava, o a te, che hai subito un pestaggio mediatico e sei stat@ mess@ alla gogna solo in virtù di fantasie immaginate da non so chi. Penso a te che durante queste feste lavorerai il triplo, a te che farai i salti mortali per servire ai tavoli di un locale, a te che patirai il freddo nella speranza di un cliente al quale vendere servizi sessuali, a te che sei depress@, non sai più che fare, perché di lavoro non ce n’è e ti viene in mente solo di darti fuoco. A te che trascorrerai le feste lontano dai tuoi affetti, non perché gli affetti debbano per forza esserci a Natale ma giusto perché durante queste giornate a volte ci si sente un po’ più soli.

Penso a chi sarà rinchius@ nelle redazioni di un giornale a editare i post che mandano le persone come me, a chi farà l’ambulante e girerà di piazza in piazza per vendere un frutto, un pacchetto di fazzolettini, un paio di scarpe, un disegno improvvisato. Penso a chi guarderà i turisti come risorsa per beccare qualche soldo e scoprirà che molti di quei turisti viaggiano con i punti premio al supermercato e che non hanno nulla da spendere neppure per mangiare. Penso a chi ogni giorno si muove e organizza luoghi per accogliere persone discriminate. Un augurio a te che vivi nella miseria più nera eppure speri ancora e sogni e scrivi, immagini, regali pensieri che sanno di meraviglia. Un augurio a te che bestemmi sui social network anche se non c’è nessuno ad ascoltarti e a te che bestemmi con me immaginando che il tiro all’Eretica sia un esercizio salutare.

Un augurio alle donne che in questi giorni cercheranno una pillola del giorno dopo e, grazie agli obiettori, non la troveranno e un augurio anche a te che dovrai scegliere di abortire e troverai in ospedale freddezza e crudeltà rivolti a te, prima, durante e dopo l’anestesia e l’interruzione volontaria di gravidanza. Auguri a te che non riesci a uscire dal tuo incubo, da una violenza subita e immagini che il mondo intero debba sentire quel che senti tu. Auguri a chi supera una violenza e non accetta di vedersi conferito lo status di vittima in eterno, perché vuole semplicemente tornare a vivere. Auguri anche alle femministe moraliste, perché no, che passeranno il tempo, immagino, a censurare manifesti con un po’ di pelle in mostra e idee troppo nude per essere tollerate.

Perché quel che si teme di più, badate bene, è la nudità dell’idea, ché non può presentarsi senza veli, barriere, timidezze, pudori. Quando proponi l’idea per quel che è, senza addobbarla di coperture e burqa vari, succede il finimondo. Certi uomini si arrabbiano, certe donne non la smettono più di insultarti, ed è a chi espone idee nude, corpi nudi, vite nude, a volte sconfitte e altre volte no, che io dedico l’augurio più grande, perché è così, certo, io sono una di voi.

Un augurio, di sicuro, lo dedico anche a questo bistrattato commentarium, fatto di persone insolenti, a volte acide, altre volte critiche oppure velenose, a volte dubbiose, insistenti, intolleranti oppure ironiche, sarcastiche. Un augurio anche a voi perché, che lo sappiate o meno, io vi ho capito, anche quando non sono affatto d’accordo con voi, vi ho capito.

Auguri a tutti coloro che vivono in questa stagione un po’ folle e senza criterio, a chi sa bene che non si può restare immobili di fronte alle ingiustizie e a chi sceglie di lottare senza ferire neppure un corpo, mai, perché non è di sangue e ferite che sono fatte le lotte. Auguri a chi riesce a liberarsi dalle ossessioni, incluso quelle che vi portano a massacrare l’esistenza a gente che non la pensa come voi e auguri a chi pur nella diversità sa mostrare rispetto e sa confrontarsi avendo in mente una cosa seria e difficile da fare: abbattere i muri.

Un abbraccio a tutt*. Ci risentiremo con l’anno nuovo, sperando sia migliore del vecchio.