Uno degli ultimi residui della Guerra Fredda sta per svanire. Gli Stati Uniti e Cuba stanno avviando una serie di colloqui per ristabilire normali relazioni diplomatiche dopo 50 anni di contrapposizioni. Il primo gesto verso il completo disgelo è stato compiuto oggi (mercoldì 17 dicembre) con la liberazione di Alan Gross, il contractor americano imprigionato da 5 anni a Cuba. Il primo di una lunga serie di “passi storici” – come li definisce la Casa Bianca – per avviare “un nuovo corso” tra i due Paesi, e lasciarsi alle spalle le battaglie più o meno segrete. La più dura nel ’62, con la crisi dei missili, quando il mondo fu vicino al baratro della guerra nucleare.

E gli elementi che hanno portato a questa svolta storica sembrano gli stessi che nel ’62 scongiurarono una possibile terza guerra mondiale. Nel ’63, dopo la crisi, venne creato il telefono rosso, una linea diretta tra Kennedy e Chruščёv. E anche oggi, a distanza di 52 anni, c’è una telefonata: quella di martedì tra Obama e Raul Castro per cercare di sbloccare il caso Gross. Anche il Vaticano, come nel ’62, ha avuto un ruolo da protagonista. I media americani hanno fatto sapere che Papa Francesco è stato garante delle trattative avviate tra i due paesi lo scorso anno. All’inizio dell’estate Bergolgio ha inviato due lettere a Obama e a Castro invitandoli a stringere relazioni più forti.

Il primo passo di questo nuovo percorso è rappresentato dalla liberazione del contractor americano. Una storia di spie e contatti segreti quella di Gross, arrestato nel dicembre 2009 mentre lavorava per conto di UsaAid, la cooperazione statunitense, ad un progetto per facilitare l’accesso ad Internet nelle piccole comunità del paese. Venne fermato mentre distribuiva materiale elettronico alla comunità ebrea all’Avana e condannato a 15 anni di prigione per spionaggio. La rete in allestimento da parte di Gross, al suo quinto viaggio a Cuba, era in grado di aggirare la censura del governo sul web. L’Avana considera i programmi dell’Usaid sull’isola come tentativi illegali di minare la propria autorità.

In cambio del suo rilascio, gli Usa hanno accettato di liberare per motivi umanitari 3 agenti segreti cubani detenuti negli Stati Uniti dopo un processo controverso che li ha condannati per spionaggio nei confronti di gruppi anti-Castro a Miami. I tre facevano parte del cosiddetto gruppo de ‘Los Cinco‘, incluso nella ‘Wasp network’, rete di spie inviata dall’allora presidente Fidel Castro nel sud della Florida. I cinque, considerati eroi in patria, furono condannati nel 2001 per accuse fra cui cospirazione e mancata registrazione come agenti stranieri negli Usa. Gli altri due membri del gruppo erano già stati rilasciati.

Dopo mesi di contatti tra Cuba e Usa, dunque, oggi i due presidenti hanno scoperto le carte, annunciando, uno da Washington, l’altro dall’Avana, l’inizio di una nuova epoca. Saranno tante le cose che cambieranno. A cominciare dalla possibile riapertura delle ambasciate nei rispettivi paesi, per cui sono state già avviate delle trattative diplomatiche. Non solo. Anche sotto il profilo finanziario, nonostante sia sempre in vigore l’embargo, i rapporti cambieranno. Le istituzioni americane potranno aprire conti di corrispondenza presso istituzioni finanziarie cubane. E inoltre sarà consentito l’uso di carte di credito americane a Cuba. I livelli delle rimesse saranno aumentati da 500 dollari a 2.000 dollari a trimestre.

Anche i rapporti commericali miglioreranno. Sarà autorizzata l’esportazione di alcune categorie di beni e servizi, tra cui materiali per l’edilizia privata e apparecchiature per i piccoli agricoltori. Allo stesso tempo sarà autorizzata l’importazione di beni da Cuba fino a 400 dollari, di cui non più di 100 dollari di prodotti di tabacco e alcool. Cuba allenterà la morsa su Internet. Il livello di penetrazione nel paese adesso è del 5%, da ora in poi ai provider sarà consentito di creare sull’isola i meccanismi necessari, incluse le infrastrutture, per offrire telecomunicazioni commerciali e servizi sul web più liberi. In cambio gli Stati Uniti avvieranno una revisione della posizione di Cuba che è inserita nella black list degli Stati considerati sostenitori del terrorismo. L’Avana parteciperà così al vertice delle Americhe del 2015. Un rapporto sarà presentato ad Obama in sei mesi.  Ma gli Usa chiedono un miglioramento delle condizioni dei diritti umani e delle riforme democratiche, e incoraggiano tutti i Paesi a impegnarsi in relazioni diplomatiche con L’Avana.