Non ho cambiato né il titolo, né una parola, di questa lettera arrivata – tra le altre – qualche giorno fa. Così eloquente, sulla condizione femminile e in particolare delle madri in Italia, da non aver bisogno di altri commenti. Quello che vorrei aggiungere, invece, è un’altra cosa: questa lettera racconta le conseguenze umane concrete delle mancate (vere) riforme, della corruzione, di anni di governi incapaci di far incamminare l’Italia sulla strada del cambiamento, nonostante l’insopportabile retorica sul cambiamento. E, magari, sull’importanza delle donne per il Pil. 

Gentile Elisabetta Ambrosi,

mi sento di doverle scrivere per urlare tutta la mia frustrazione di madre single, con due figli che studiano, alla ricerca di un lavoro che non c’è. Ho perso due par-time in due mesi, avevo appena cominciato a respirare economicamente, in undici anni di precariato, ricerca continua di un lavoro, barcamenandomi, tra lavoro, casa, figli, responsabilità mai condivise, un potere decisionale, che negli anni è diventato abnorme. Ho rinunciato a tutti i sogni, le speranze, mai alla voglia di lottare e di far valere i miei diritti, maturati attraverso letture specifiche economiche-sociali, che non ritrovo nel welfare. Dopo vent’anni di Berlusconi, siamo dentro un baratro dal quale, forse usciremo poveri in canna tra una ventina d’anni ancora più poveri?

Abito in una piccola città un po’ provincialotta, anche qui cultura zero, attenzione nei confronti delle donne zero, lavoro zero, speranze zero, illusioni zero, lavoro lo trova solo chi è raccomandato, ho cercato raccomandazioni là dove sapevo che c’erano e la risposta è stata noi queste cose non le facciamo.

Ho bussato a tutte le porte possibili, ho inviato CV a mezza Italia, cerco tutti i giorni attraverso i siti specializzati, e qui mi scaperrebbe una fragorosa risata, quel posto di lavoro part-time, full-time, per un mese, un giorno, un ora, ma niente, di lavoro neanche l’ombra, in compenso la mia posta elettronica contribuisce  (nel ricevere posta indesiderata di pubblicità, stronzate, vittorie dubbie di viaggi, buoni spesa, iphone, ipad, tagli di capelli, vini specialissimi e spumanti spumeggianti, ma non ho niente da festeggiare, cambia la tua vita con clik fai traiding, cos’è il traiding?) a mantenere in vita lavori fantasma che ingrassano chi? non capisco perchè i disoccupati debbano essere tormentati così!

Alle molteplici porte a cui ho bussato, mi sono sentita chiedere, ma i suoi genitori possono aiutarla? No non possono hanno una pensione da fame e la domanda ferisce la mia dignità. Parlando con una giovane donna alla quale esprimevo il senso di solitudine nel cercarsi un lavoro al pc senza poter guardare negli occhi nessuno, cercando di esprimerle il senso di abbandono che provavo, mi ha detto che forse non uscivo abbastanza, allora forse avevo bisogno del medico, ero forse depressa? Mi son cadute le braccia, non sono in depressione, sono solo molto, ma molto incazzata, perchè il welfare non ha tenuto conto dei problemi delle donne sole, perchè questa crisi è stata annunciata, parlata, discussa, urlata, ma per prevenirla realmente non si è fatto niente, per le donne sole assolutamente niente. Sono una guerriera stanca delle stronzate perpretate da uomini senza cultura, che contagiano donne a non acculturarsi, perchè nella mancanza di lavoro e di cultura, la violenza nei confronti delle donne aumenta, la mancanza di lavoro le rende schiave di un sistema maschilista e misogino, che invece di annullarsi degenera e diventa regola di vita.

In questo Bourdieu aveva capito perfettamente quali erano le radici della violenza sulle donne. Questo paese ci sta abbandonando a noi stesse, non ha capito quali dovevano essere le priorità per lo sviluppo lavorativo femminile, ma d’altra parte il governo Berlusconi ci avrebbe assicurato un futuro da prostitute, e non ho mai capito quelle donne che l’hanno sempre difeso a spada tratta, Dio mio quanto mi sono vergognata di essere italiana! Sono qui a chiederle, ma vale la pena continuare a lottare per un lavoro che non c’è? Dove sono i nostri reali dirittti di donne e madri?

Come la storia delle donne ci ha insegnato siamo ancora quelle più isolate, dimenticate, inascoltate, umiliate anche dalle donne che dovrebbero rappresentarci. Condannate ad una vecchiaia di povertà, anche stamani alle sette ero già al mio pc a cercarmi un lavoro che non c’è. Vorrei mollare ma non posso permettermelo ho due figli, per questo stamani ho deciso di scriverle, sperando di trovare in lei un alleata alla mia frustrazione, che sono sicura essere la frustrazione di tante donne. Per dire no alla violenza occorre dare possibilità alle donne di rendersi autonome economicamente, educare le future generazioni spetta soprattutto alla scuola, la cultura misogina è troppo radicata nella nostra società, è nascosta in quella frase che mi sento dire ogni giorno, da uomini e donne da dodici anni, ma il suo ex marito l’aiuta economicamente? Quell’aiuto non fa di me una donna libera e autonoma, al contrario mi rende schiava e martire di una cultura femminile che non c’è. La sola autonomia economica mi/ci può salvare.