L’obiettivo è ambizioso e visionario: “Porre fine entro il 2030 alla più grave epidemia che l’uomo abbia mai conosciuto, senza lasciare indietro nessuno”. È il messaggio lanciato dall’Unaids – il programma delle Nazioni Unite per l’Aids – in occasione della Giornata mondiale contro l’Hiv dell’1 dicembre. Prima tappa, messa nero su bianco a luglio durante la XX conferenza internazionale sull’Aids di Melbourne, “ridurre la distanza entro il 2020 con l’obiettivo 90x90x90”, cioè diagnosi del 90% delle infezioni da Hiv, accesso alle terapie per il 90% dei malati e azzeramento della carica virale nel 90% dei casi di sieropositività. E sono proprio i dati Unaids a sancire il primato negativo italiano in Europa occidentale: circa 140mila sieropositivi e oltre mille decessi l’anno.

35 milioni di contagiati nel mondo
L’Aids, infatti, è una malattia che continua a uccidere, spesso silenziosamente. Secondo l’Unaids, dall’inizio dell’epidemia, più di 30 anni fa, fino al 2013 sono state circa 78 milioni le persone contagiate e 39 milioni i morti per infezioni opportuniste collegate all’Hiv, nella maggior parte dei casi per tubercolosi. Nel mondo, inoltre, più di 35 milioni di persone convivono con il virus, a volte senza esserne a conoscenza. Circa 3 milioni sono bambini, più della metà donne, tra le quali l’Hiv è la principale causa di morte in età riproduttiva. Ma solo il 37% ha accesso ai farmaci antiretrovirali. Riguardo i costi dell’epidemia, invece, per il contrasto all’Hiv la cifra complessiva stanziata nel 2013 è stata pari a più di 19 miliardi di dollari.

Per il contrasto all’Hiv la cifra complessiva stanziata nel 2013 è stata pari a più di 19 miliardi di dollari

In Italia la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale
In occasione della giornata mondiale, l’Università La Sapienza di Roma organizza un convegno, in collaborazione con il Cesvi – associazione umanitaria impegnata da più di dieci anni nel contrasto della malattia in Africa – per informare, soprattutto i giovani, su prevenzione e rischi di trasmissione della malattia, per esempio da madre sieropositiva a neonato. “La trasmissione verticale rappresenta la principale via di contagio dell’Hiv in età pediatrica – sottolinea Giangi Milesi, presidente Cesvi -. Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni tra i bambini è diminuito del 40%, grazie ai servizi d’informazione e alla distribuzione di farmaci antiretrovirali”. Tra i temi discussi al convegno della Sapienza anche il rischio attuale connesso all’epidemia nel nostro Paese.

Secondo l’Unaids, infatti, l’Italia, con oltre 1000 decessi l’anno, è il Paese con la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale. Complessivamente, sono circa 140mila gli italiani sieropositivi, il 15-25% dei quali non è al corrente della propria condizione. Gli italiani dimostrano, però, di sapere quanto importante è stata la ricerca in campo farmacologico nella lotta all’Aids. Secondo l’indagine Eurisko, uno su due dichiara che oggi, rispetto al passato, la malattia è più controllabile. A partire dal 2001, infatti, secondo i dati dell’Unaids, i nuovi contagi da Hiv si sono ridotti del 38%. Nel 2013 sono stati quasi 3 milioni e mezzo in meno rispetto al 2001. Anche i decessi sono in calo, circa 1 milione e mezzo nel 2013, un milione in meno rispetto al 2005. Merito di una migliore prevenzione e dei progressi nelle ricerca sulle terapie antiretrovirali.

Circa l’80% dei contagi è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, ma solo il 35% dei ragazzi e delle ragazze in Italia usa il preservativo

Per la Giornata mondiale test gratuiti negli ospedali
Numeri che indicano come l’epidemia sia tutt’altro che vinta. Ma gli italiani sembrano essersene dimenticati. L’80% ritiene di non essere a rischio di contrarre l’Aids e il 60% pensa che sia facile contagiarsi, ma che l’infezione riguardi esclusivamente i tossicodipendenti, gli omosessuali e coloro che hanno relazioni sessuali promiscue. Inoltre, nonostante la maggioranza delle nuove diagnosi da Hiv, circa l’80%, sia attribuibile a rapporti sessuali non protetti, solo il 35% dei ragazzi e delle ragazze in Italia usa abitualmente il preservativo, e appena il 29% dichiara di aver fatto il test dell’Hiv. I dati emergono da un’indagine condotta dall’Eurisko, grazie al supporto di Gilead, su un campione rappresentativo della popolazione di oltre mille italiani.

Proprio per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e offrire un rapido metodo di screening, l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e altri centri in tutta Italia, nel corso della settimana Europea del test Hiv, che precede la giornata mondiale contro l’Aids, hanno deciso di offrire test salivari gratuiti e anonimi a tutti i cittadini. “La diagnosi precoce è fondamentale perché è provata la correlazione fra l’inizio delle terapie e l’incremento della durata di vita”, spiega Andrea Antinori, direttore malattie infettive dello Spallanzani.

I decessi sono in calo, circa 1 milione e mezzo nel 2013, un milione in meno rispetto al 2005

Dalle cellule bersaglio a un interferone: il punto sulla ricerca
Ma non bisogna abbassare la guardia, perché il virus lascia sul sistema immunitario impronte indelebili, come quando si cammina sul cemento ancora fresco, e la malattia può ripresentarsi anche quando sembra sconfitta. Come dimostra il caso del bimbo italiano tornato positivo, malgrado fosse stato sottoposto a trattamento anti-Hiv appena dodici ore dopo la nascita. Sul fronte della ricerca, mentre sembra tramontare l’ipotesi di un vaccino italiano contro il virus, altri studi promettenti potrebbero aprire la strada a nuovi farmaci. I ricercatori sono concentrati sulla comprensione delle strategie molecolari utilizzate dall’Hiv per ingannare le difese immunitarie dell’ospite, riconoscere le cellule bersaglio e aggredirle.

Gli sforzi sono focalizzati, ad esempio, sull’involucro che circonda il virus, di cui è stata ottenuta nei National Institutes of Health americani una sorta di replica, pubblicata su Nature, o sul guscio proteico che protegge il suo materiale genetico, di cui all’European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, in Germania, è stata ricostruita in dettaglio la struttura tridimensionale, illustrata anch’essa su Nature. Un altro bersaglio è, infine, la replicazione del virus, come dimostra lo studio su Nature di un team di ricercatori della Rockefeller University di New York, che ha individuato un interferone, una molecola in grado, come dice il nome stesso, d’interferire con la duplicazione dell’Hiv e impedirne la diffusione in altre cellule.

I tre studi su Nature
Lo studio dei National Institutes of Health
Lo studio dell’EMB Laboratory di Heidelberg
Lo studio del Rockefeller University di New York