Il procedimento sanzionatorio della Consob per i casi penalmente rilevanti non si cambia. Lo ha stabilito il Tar del Lazio respingendo il ricorso di Banca Profilo e della controllante Arepo Bp di Matteo Arpe che chiedevano l’annullamento del procedimento avviato nei loro confronti per l’ipotesi di manipolazione di mercato e l’adeguamento ai principi del giusto processo del regolamento che disciplina l’iter sanzionatorio dell’authority di mercato. E questo nonostante il Consiglio di Stato in un’ordinanza dello scorso ottobre avesse aperto alle istanze di Arpe invitando Consob, nel suo stesso interesse, a rivedere le proprie procedure sanzionatorie nei casi penalmente rilevanti visto che attualmente violano il diritto al giusto processo come già rilevato nella primavera scorsa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

“Il Collegio conclusivamente ritiene che non sussista affatto «l’obbligo della CONSOB di adeguare il proprio regolamento sanzionatorio per le sanzioni “penali” alla sentenza CEDU su menzionata», affermato dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 4491 in data 2 ottobre 2014, perché da un’attenta lettura di tutti passaggi della motivazione dalla sentenza n. 18640 del 2014 si desume chiaramente che il sistema di irrogazione e impugnazione delle sanzioni relative agli illeciti di cui all’art. 187-ter del TUF ha superato indenne lo scrutinio operato dalla Corte Europea dei diritti umani“, si legge nella sentenza dei giudici amministrativi. La palla torna quindi al Consiglio di Stato visto che Banca Profilo e Arepo Bp presenteranno nei prossimi giorni ricorso ai giudici di Appello amministrativo.

Alla base dello scontro giudiziario ci sono gli acquisti di azioni Banca Profilo fatti dalle due società tra il giugno del 2011 e il maggio del 2013 (che hanno riguardato l’8% del capitale dell’istituto) dopo averne avuto l’autorizzazione da Bankitalia e aver comunicato periodicamente gli acquisti alla stessa Consob. Senza per altro aver mai venduto i titoli acquistati o aver effettuato operazioni in derivati connesse agli acquisti stessi. Consob in sintesi accusa Arpe di aver manipolato il valore di Borsa dell’istituto, ma non ha trovato traccia né di un profitto economico da lui conseguito, né di altre prove schiaccianti. E questo nonostante la lunga ispezione presso gli uffici di Banca Profilo e Arepo datata maggio 2013. Secondo gli sceriffi di Giuseppe Vegas, però, il prezzo di Banca Profilo è stato sostenuto artificialmente per “salvaguardare la reputazione di Arpe” e “fornire un’apparenza di successo all’operazione di salvataggio” della stessa Banca Profilo, come riportato nelle scorse settimane da Il Sole 24 Ore.

Stando a questo assioma, accompagnato dalla tesi che Arpe non poteva non sapere quello che facevano i trader di Banca Profilo visto il suo ruolo, a poco vale che il prezzo delle azioni dell’istituto nel corso degli acquisti analizzati da Consob sia passato da 0,32 a 0,24 euro senza produrre alcun tangibile guadagno agli indagati e che sia invece lievitato fino a 0,45 euro (0,318 euro le quotazioni attuali) solo dopo che l’operatività è cessata. Elementi ai quali si aggiunge un altro fatto rilevante: la curiosa anticipazione dell’esito della contestazione da parte della stessa Consob che, il 5 maggio 2014, prima ancora di aver deliberato definitivamente sul caso tuttora pendente, scriveva nella sua relazione annuale al ministro dell’Economia di aver “accertato” gli illeciti, con un chiaro riferimento a Banca Profilo.