Non sarà di certo a partire da oggi che le forze dell’ordine italiane potranno utilizzare uno strumento principalmente militare per migliorare le risposte nel proprio ambito di intervento. Con la firma del protocollo di intesa tra Aeronautica militare, polizia e carabinieri, l’uso del “Predator”, aereo a pilotaggio remoto noto come ‘drone’, potrebbe però diventare molto più frequente anche in patria. La capacità di rimanere in volo fino a oltre 20 ore consecutive, anche cambiando equipaggio durante le operazioni, i bassissimi costi di gestione (non di acquisto) e la capacità di osservazione giorno e notte grazie a strumenti di ripresa all’avanguardia, potrebbero rivelarsi fondamentali anche per lo ‘studio’ del territorio nazionale.

Infinitamente meno rumoroso di un elicottero, e capace a parità di ‘vista’ di volare molto più in alto, il predator è praticamente invisibile. Un vantaggio che in Afghanistan come in altri teatri di operazione militare, ha spesso garantito la sicurezza del continente italiano. In ambito nazionale l’utilizzo sarebbe lo stesso, seppur con obiettivi completamente diversi. Non più mappare il territorio afgano e verificare l’attività di cellule terroristiche o la presenza di ordigni improvvisati sul terreno, ma controllare un corteo, una manifestazione, una semplice partita di calcio o scovare un latitante di mafia.

La carattestica principale del ‘Predator’ è quella di poter essere pilotato a enorme distanza da dove siede il pilota, anche attraverso ‘ponti’ satellitari. I potentissimi visori raccolgono le informazioni, senza differenza tra il giorno e la notte a enorme distanza dal suolo. Gli occhi elettronici permettono di vedere a colori e di confrontare più immagini, a seconda di luminosità e tipologia di oggetto o individuo da osservare. Il radar è in grado di effettuare una interpretazione del materiale raccolto, comparando immagini raccolte in momenti diversi ed evidenziando eventuali cambiamenti. I video possono ovviamente essere trasmessi ‘live’ a un operatore a terra.

Con il via libera all’accordo, le forze dell’ordine potranno chiedere all’aeronautica l’utilizzo dei ‘droni’ che si alzeranno così in volo dalla base del 32° stormo di Amendola (Foggia), ogni volta che se ne presenterà l’esigenza. Così come stabilito nei protocolli d’intesa siglati dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Pasquale Preziosa, dal Capo della Polizia, Alessandro Pansa, e dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli.

“Verranno utilizzati secondo i principi di sicurezza del paese e in base alle indicazioni delle forze dell’ordine – ha spiegato il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica – la tecnologia esce dagli hangar e si mette al servizio delle forze di Polizia, per aumentare il livello di sicurezza dei nostri cittadini”. La gestione resterà ovviamente in mano all’Aeronautica che a livello di utilizzo dello strumento ha raggiunto, tra l’altro, una capacità eccellente riconosciuta in ambito militare internazionale.

“L’intesa, ha sottolineato il Capo della Polizia Pansa, “è esempio di una cooperazione tra organi dello Stato, anche ai fini del contenimento della spesa pubblica. Si tratta di strumenti complessi e costosi e noi con questo accordo abbiamo acquistato a ‘costo zero’”. Analisi condivisa anche dal comandante generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli che ha ribadito il “principio di economicità” alla base dell’accordo: “l’unico costo sarà quello relativo al volo dell’apparecchio “. Come dire che, una volta acquistati a caro prezzo da una delle società statunitensi leader del settore, con la diminuzione dell’utilizzo in Afghanistan, tanto vale utilizzarli anziché lasciarli a prendere la polvere nelle basi. Probabilmente le missioni per carabinieri e polizia contribuiranno poco all’aumento dell’attuale grandissimo traffico di velivoli a pilotaggio remoto nei cieli del Mediterraneo dove tra le varie missioni militari di controllo, i droni non sono certo presenza rara.

Twitter: luigi_spera