È stato il primo ad averlo detto. La sera del 20 novembre, un minuto dopo aver sentito Matteo Renzi al Paladozza di Bologna parlare di politica e sindacato, Bruno Papignani, segretario Fiom dell’Emilia Romagna, ha preso il suo smartphone, ha aperto il proprio profilo su Facebook e ha lanciato il suo messaggio in bottiglia: “Fate una sorpresa a Renzi, non votate Bonaccini”. Il motivo lo spiegava poco dopo: “Delirio, delirio di onnipotenza… questi qua sono pericolosi”. Quando è tirato in ballo in giudizi politici Papignani mette le mani avanti: “Io rappresento la Fiom solo quando mi occupo di lavoro e sindacato, in questi casi sono un libero cittadino che parla a titolo personale”. Ma a Bologna, e in Emilia Romagna, l’opinione di Papignani è seguita da molti. Non c’è fabbrica in cui, a sessant’anni compiuti, non si sia recato o iscritto alla Fiom che non conosca e non lo conosca. In queste ore, del resto, l’opinione dei sindacalisti è molto gettonata. Susanna Camusso, ad esempio, punta il dito direttamente contro Renzi, come era prevedibile. E imputa l’astensionismo a chi produce “una divisione nel Paese” ricordando che “nessuno può esultare per i risultati ottenuti”. Più diretto Maurizio Landini il quale ricorda che “chi non vota vuole mandare un messaggio” e Renzi farebbe bene a coglierlo perché il messaggio inviato dice che “non ha il consenso necessario” e non ha il pieno “mandato”. Bruno Papignani, invece, è ancora più esplicito. Si trova (lunedì 24 novembre ndr) in Brasile, dove incontrerà il sindacato, il Pt al governo e visiterà le fabbriche della Volkswagen, ma parla volentieri dell’Emilia: “La gente ha voluto dire semplicemente una cosa: che si è rotta. E ha mandato un segnale”.

Lei ha fatto un appello preciso al non voto, qual è il primo pensiero che ha avuto leggendo dell’astensione?
Più che un appello ho pubblicato una frase sul mio profilo di Facebook per dire di non andare a votare Bonaccini. A quanto pare è stato seguito. (ride).

A mente fredda cosa ne pensa del voto?
Renzi ha fatto proclami liberisti contro i lavoratori, contro gli scioperi. Ed è stato sconfitto. Nonostante sia giovane, a mio avviso è già sulla strada della rottamazione. In Emilia, poi, uno che è stato eletto con il 49% sul 37% degli elettori si pone un problema di verifica del mandato. Secondo me tra un anno si dovrebbe tornare a votare.

Che hanno fatto i lavoratori domenica?
Il voto delle fabbriche corrisponde a quelle percentuali. Le fabbriche non hanno votato Renzi. Non ho dati numerici ma la sensazione di un cittadino maturo che vive tra la gente e non sui camper.

Senta Papignani, lei è della Fiom e si reputa di sinistra. Che sinistra vorreste in Italia?
Una sinistra moderata, socialdemocratica. Ma che unisca il mondo del lavoro e organizzi una società con più tutele sociali e idee di sviluppo. In cui al centro non ci sa l’abolizione dell’articolo 18.

È Landini che potrà costruire questa sinistra?
No, Landini è troppo prezioso per il sindacato. E poi, basta con le persone sempre prima del progetto. Abbiamo già dato con Ingroia, Tsipras, etc. Io voglio un progetto.

Ma ci sono le forze in circolazione per una simile proposta?
Le forze sono quelle che sono. In realtà ci sarebbe bisogno di una “quinta stagione”, quella che non c’è. Siamo invece davanti alle solite quattro stagioni, quelle che si danno tutti gli anni. Ci sono i piccoli partiti della sinistra litigiosi; c’è un Pd che vuole dimostrare di saper randellare i lavoratori meglio della destra; ci sono di nuovo pulsioni razziste. Quello che manca è la quinta stagione. Io lavorerei per quella.

da il Fatto Quotidiano di martedì 26 novembre 2014