Quasi 700 ricorsi per quei gialli al semaforo che duravano meno del previsto e che incastravano i malcapitati automobilisti in mezzo all’incrocio, con conseguenti multe salatissime. Ora la procura della Repubblica di Bologna ha messo sotto inchiesta l’intera amministrazione comunale e i vertici dei vigili urbani di Imola in carica tra il 2008 e il 2013. Il sindaco Daniele Manca (Pd) e tutta la sua giunta, in cui sedeva anche Daniele Montroni, oggi deputato Pd, hanno infatti ricevuto un avviso di fine indagine emesso dalla procura della Repubblica di Bologna. L’accusa è quella di abuso d’ufficio per avere affidato a una società, chiamata Area Blu, dei servizi di polizia stradale che, secondo il codice della strada, spettano solo a pubblici ufficiali. L’affidamento prevedeva un costo fisso di 200 mila euro annui per 10 anni (2009-2018) con in più un ‘premio’ in percentuale per ogni multa elevata. Secondo il pubblico ministero Antonello Gustapane che ha condotto le indagini, non importa che la azienda Area blu fosse a partecipazione pubblica (il socio di maggioranza è proprio il comune di Imola): la gestione di Autovelox e Photored spetta solo a uomini in divisa o comunque ad appartenenti alle amministrazioni pubbliche. Il sindaco Daniele Manca fino a settembre scorso era considerato il favorito per la successione di Vasco Errani alla guida della Regione Emilia Romagna.

Ma la parte più importante dell’inchiesta è un’altra. Gli uomini del Gruppo spesa pubblica del Nucleo tributario della Guardia di finanza di Bologna, guidati dal Tenente Colonnello Vito Pulieri, che hanno effettuato le indagini sul campo, contestano all’allora Comandante dei vigili urbani di Imola, Giorgio Benvenuti, a Giancarlo Manara responsabile pro tempore del servizio mobilità del Comune, e ad Andrea Tommasoli, mobility manager del Comune, il fatto che il giallo ai semafori durasse meno di quanto previsto. La taratura delle luci sarebbe stata sotto la loro responsabilità, avrebbero dovuta affidarla a esperti del settore che la regolassero anche in base alle caratteristiche di ogni incrocio. Ma non lo avrebbero fatto. Lo stesso tipo di irregolarità, ma commesse nei comuni limitrofi e in un perioodo che va dal 2008 al 2009, vengono contestate anche a Daniele Brighi allora comandante del Corpo unico di polizia municipale 5 castelli, che raggruppava i vigili urbani dei diversi centri della zona (tra cui Dozza, Castel San Pietro, Imola e Medicina). Secondo l’accusa quindi, molti automobilisti si beccavano delle multe, ora considerate “ideologicamente false” dalle Fiamme gialle, proprio per quel giallo irregolare.

L’intera inchiesta della procura della Repubblica era proprio partita da una serie di contravvenzioni contestate dai cittadini che vedevano recapitare a casa le contravvenzioni: 670 ricorsi tra il 2009 e il 2013. La Procura regionale della Corte dei conti aveva chiesto degli approfondimenti sulle cause che avevano determinato l’annullamento di numerosi verbali scaturiti proprio dalle foto al semaforo. E così era partito il lavoro di indagine delle Fiamme gialle in almeno 21 incroci stradali con Photored di Imola e in altri 16 del circondario.

Le irregolarità contestate ai comandanti Benvenuti e a Brighi non sono però solo quelle della durata del giallo. Innanzitutto i Photored (non legittimati, secondo l’accusa, a scattare le foto in quanto gestiti dalla società Area blu) non sarebbero state installate correttamente, ma a una altezza che ne avrebbe potuto permettere la manomissione e la facile oscurabilità. Inoltre i 21 Photored incriminati, ora sequestrati dalla Guardia di finanza, non riproducevano i due fotogrammi previsti dalla legge: il primo scattato all’atto del superamento della linea d’arresto e il secondo quando il veicolo in infrazione si trovava circa al centro dell’incrocio.

Le persone che hanno ricevuto gli avvisi di fine indagine, per i quali il pm potrebbe chiedere presto un rinvio a giudizio, oltre a Manca sono gli assessori Roberto Visani (allora vicesindaco), Valter Galavotti, Raffaella Salieri, Ivan Vigna, Daniele Montroni, Luciano Mazzini, Monica Campagnoli, Andrea Bondi. Per sindaco e assessori l’accusa è solo quella di abuso d’ufficio . Stesso reato è contestato a Simonetta D’Amore, allora segretario generale del Comune, a Marina Morara, dipendente dell’amministrazione, a Manara e Tommasoli. Giorgio Benvenuti e Daniele Brighi oltre all’abuso d’ufficio, sono indagati anche per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.