La Coppa d’Africa si giocherà, non importa come o dove. Sicuramente non in Marocco: lo Stato maghrebino che avrebbe dovuto organizzare la manifestazione ha ufficialmente comunicato la sua rinuncia a causa del rischio epidemia di Ebola (leggi). Ma la Caf (Confédération Africaine de Football) è stata irremovibile: nessun annullamento, e neppure piccolo rinvio. Per questo i grandi capi del pallone africano sono alla disperata ricerca di un Paese disponibile ad ospitare il torneo. Martedì 11 novembre, al Cairo, c’è stata una riunione decisiva del Comitato esecutivo, che ha ratificato la posizione del Marocco, confermato la decisione di tenere la Coppa a partire dal prossimo 17 gennaio; e annunciato che ci sono “diverse richieste di ospitare la competizione” e che “la scelta definitiva verrà fatta nel giro di 2-3 giorni”.

Per il momento, però, si sa solo chi non ha intenzione di sostituirsi al Marocco: dopo Sud Africa, Egitto, Sudan, anche il Ghana si è chiamato fuori negli ultimi giorni. E considerato che nel continente sono pochi i Paesi in grado di ospitare la manifestazione, le alternative si contano sulle dita di una mano. Il Gabon, organizzatore insieme alla Guinea Equatoriale nel 2012, ha solo due stadi a disposizione; la Tunisia avrebbe i mezzi ma di recente è stata sconvolta da nuovi tumulti politici; la Nigeria ha le elezioni presidenziali già fissate per la settimana successiva alla finale, e la sovrapposizione dei due eventi pare sconsigliabile. Restano in ballo l’Algeria (che però si sarebbe candidata per l’edizione 2017) e l’Angola. Probabilmente la nazione ospitante uscirà dal lotto di queste cinque.

La Caf resta fiduciosa, ma sicuramente il ritiro del Marocco ha aperto un buco difficile da colmare. Il dibattito sulla scelta del governo di Rabat è molto acceso. C’è chi sostiene che il passo indietro sia dovuto, più che ai timori per l’epidemia, alla preoccupazione di fare una brutta figura, dentro e fuori dal campo viste le recenti difficoltà della nazionale e dell’economia del Paese. D’altra parte l’allarme Ebola è senza dubbio concreto. E potrebbe avere ulteriori conseguenze sulla manifestazione. Trovare una sede per il torneo non risolverà tutti i problemi. Bisognerà vigilare attentamente sul movimento di tifosi all’interno del continente, per non rinfocolare il contagio.

E a fronte dell’ostinazione della Caf, in Europa sono in tanti a tifare contro la Coppa d’Africa, che priverebbe le squadre di club di giocatori importanti e potrebbe influenzare non poco l’esito dei vari tornei nazionali. Proprio la Serie A italiana è uno degli esempi più calzanti: in caso di normale svolgimento, la Roma si vedrebbe costretta a rinunciare per diverse settimane a due pedine fondamentali come Gervinho e Keita. Discorso che all’estero si allarga ad altri top player, come Yaya Tourè del Manchester City, Sofian Feghouli del Valencia o Mehdi Benatia del Bayern Monaco. Considerata la situazione di incertezza, non è uno scenario del tutto inverosimile che i vari club d’appartenenza oppongano resistenza alla partenza dei loro giocatori.

Il che innescherebbe una spirale di provvedimenti disciplinari. La prima a farne le spese è stata proprio la nazionale del Marocco: la Caf non ha voluto credere alla buona fede della federazione maghrebina, e prepara una pesante squalifica per la rappresentativa guidata dal ct Badou Zaki (che intanto è già stata esclusa dal torneo). Nella peggiore delle ipotesi, potrebbero seguire altre sanzioni. Nella migliore, la prossima edizione sarà una manifestazione improvvisata all’ultimo momento e accompagnata da forti tensioni. Tutto per una coppa che “s’ha da fare” ad ogni costo, ma che forse sarebbe stato meglio rimandare.

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