Il rigore cinefilo di Nanni Moretti, la riscoperta del passato di Gianni Amelio e l’intelligenza pop di Paolo Virzì. Il 32° Torino Film Festival sarà un melange della triade, a cui si aggiunge l’inossidabile curiosità di Emanuela Martini. Nella sapiente evocazione dei suoi tre illustri predecessori, la direttrice della kermesse torinese ha così introdotto il “carattere” dell’edizione che la vede – meritatamente – per la prima volta ufficializzata alla guida solitaria del festival di cui per svariati anni è stata “vice” di qualcun altro.

Con 197 film in cartellone, lo “sterminato” programma si articolerà sotto la Mole dal 21 al 29 novembre, e punterà su un concorso di “opere prime, seconde e una terza, con giovani autori che guardano a se stessi, agli adolescenti, ma anche alle storie di sentimenti e al cinema di genere”, su varie sezioni off competition con “grandi titoli che fanno da traino – senza oscurarli – a film più piccoli”, su molteplici forme e formati del documentario, e sulla ghiotta seconda parte della retrospettiva New Hollywood “Suicide is Painless: il nuovo cinema americano 1967-1976”, il tutto per un budget di 2,2 milioni di euro (nel 2013 erano 2,4).

A guidare la giuria del concorso internazionale Torino 32 è il regista turco italianizzato Ferzan Ozpetek, che si troverà a scegliere fra 15 opere dal mondo, tra le quali due esordi italiani: Frastuono di Davide Maldi, Lorenzo Maffucci e Nicola Ruganti e N-Capace di Eleonora Danco. Ma l’offerta italiana, come prevedibile, è più che nutrita all’imminente TFF: totalmente tricolore è ad esempio è la sezione Diritti & Rovesci auto-inventatasi dal direttore artistico uscente Paolo Virzì quest’anno nominato a “guest director”.

Quasi esclusivamente al femminile, si concentra sul tema del (l’assenza di) lavoro e vede protagoniste Antonietta De Lillo con Let’s Go, Susanna Nichiarelli con Per tutta la vita, Wilma Labate con Qualcosa di noi, Costanza Quatriglio con Triangle ed Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi con Il viaggio di Marco Cavallo. Ma protagonisti dal Belpaese sparsi nella “torinese” saranno anche Daniele Gaglianone col doc sulla Val di Susa Qui, Michele Placido coll’ampliamento cinematografico della piéce teatrale di Filippo Gili, Prima di andar via, Gian Piero Palombini & Federico Schiavi col documentario sulla nascita di Togliattigrad, Mario Sesti con un lavoro omaggio al compianto Dalla: Senza Lucio.

Per quanto riguarda le proposte internazionali, d’indubbia attrazione mediatica e di pubblico sono la premiére italiana di Magic in the Moonlight di Woody Allen, quella europea di La teoria del tutto di James Marsh sul fisico Stephen Hawking, il film di chiusura Wild del canadese Jean Marc Vallée. Di certa presa sul pubblico cinefilo il nuovo horror del giapponese cult Sion Sono (Tokyo Tribe) e un documentario del recente vincitore del Pardo d’oro a Locarno, il filippino Lav Diaz, Storm Children – Book 1, nonché la decisione di assegnare il Gran Premio Torino all’eccentrico e straordinario autore britannico Julien Temple. Da segnalare che nel pomeriggio del 24 novembre sarà presentata l’edizione home video di Belluscone di Franco Maresco, già concorrente alla veneziana Orizzonti: per l’occasione saranno proiettate alcune scene degli Extra accompagnati dal commento di Marco Travaglio.