Consiglio Episcopale della CEILa mia impressione è che nella Chiesa sia in corso un forte dibattito; e per il momento, devo constatare con tristezza, si tratta della novità più stimolante che riguardi la questione del prossimo varo (o presunto tale) della legge sulle unioni civili in Italia. Matteo Renzi l’aveva promessa per settembre; poi in ottobre aveva paventato addirittura la possibilità di un decreto legge d’urgenza, indicando di aver messo al lavoro un altro parlamentare sulla realizzazione di un ennesimo disegno di legge; infine ha comunicato che la partita sarà sicuramente risolta subito dopo l’approvazione della riforma elettorale.

Proclami, che però un loro risultato l’hanno ottenuto: la salita sugli scudi da parte delle forze che, tradizionalmente, questo tipo di riforma l’hanno sempre osteggiata. Uno dei primi passaggi della Prolusione del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, all’apertura ad Assisi della 67esima Assemblea dei vescovi, è stato un monito contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La famiglia – ha detto Bagnasco – è il soggetto portante della vita sociale ed è irresponsabile indebolirla creando nuove figure che confondono la gente. Queste forme – ha aggiunto il cardinale spingendosi in un’allegoria da maestro di retorica – altro non sono che ‘un cavallo di Troia’ per arrivare a scalzare la famiglia, quella vera.

Le parole di Bagnasco non mi sconvolgono né mi impressionano. Come su tante altre questioni la Chiesa cattolica difende posizioni nette, che tutti conoscono da tempo. A Bagnasco non interessa conoscere quelle che sono le mie di posizioni, cioè che la sottoscritta, che vive con un’altra donna di cui è innamorata e con due bellissime figlie, costituisce una famiglia vera, verissima, altroché! Ma questo non interessa al cardinale, come alla sottoscritta non interessano le sue di argomentazioni.

Quel che mi dispiace, ripeto, è che le affermazioni del presidente della Cei oggi campeggino sulle pagine di tutti i giornali, trattandosi dell’ultima vera novità che riguarda il dibattito in corso sulla possibilità aperta ai gay di ufficializzare la loro unione.

Bagnasco ha poi attaccato il diritto alla genitorialità, dichiarando: “i figli non sono al servizio del desiderio degli adulti e hanno diritto ad un papà e una mamma”, di fatto bocciando l’ipotesi di Renzi di aprire alla cosiddetta Step child adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico del partner da parte dell’altro, come previsto del progetto “alla tedesca” in corso di definizione.

A questo punto come reagirà il Presidente del Consiglio: continuerà sulla strada già tracciata, come ha garantito il presidente del Partito democratico Matteo Orfini che ha assicurato che il governo andrà assolutamente avanti con il percorso verso le unioni civili, oppure starà al plauso che al discorso di Bagnasco hanno fatto le associazioni cattoliche, il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano e il Forum della associazioni familiari?

Interrogativo inquietante, che si staglia sul dibattito interno alla Chiesa e il solito immobilismo del governo. Al Sinodo sulla famiglia già la tormentata votazione del documento finale contenente le indicazioni riassuntive delle due settimane di discussioni sul tema della famiglia, aveva sottolineato gli struggimenti intestini della Chiesa, anche se Papa Francesco aveva dichiarato: “Mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni”.

Il risultato però è stata la scomparsa nel documento finale di un passaggio, presente nel documento intermedio, che prendeva atto che nelle unioni omosessuali “vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner”. Un paragrafo mantenuto, invece, è restato però al di sotto dei due terzi di approvazione e si limita a raccomandare una accoglienza “con rispetto e delicatezza” per le persone gay ma comunque ribadendo che “è del tutto inaccettabile che i pastori della Chiesa subiscano pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso”.

Insomma, mancassero i toni critici della Chiesa sul tema, sui giornali non ci sarebbe traccia perché evidentemente le unioni civili, se affrontate in chiave positiva, stentano a fare notizia. Attendiamo quindi una legge che interrompa questo modo già “drogato” di fare dibattito e discussione su un argomento che sulla pelle riguarda migliaia e migliaia di italiani.