Il fantasma di Salvatore Ligresti torna a turbare i sonni di vertici ed ex vertici di Unicredit e di tutte le banche creditrici del costruttore siciliano. E non è solo una questione di soldi prestati che non sono tornati indietro. L’iscrizione nel registro degli indagati di Piergiorio Peluso – ex manager di punta  del secondo istituto di credito italiano prima che figlio dell’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri – per l’ipotesi di concorso in bancarotta, chiama direttamente in causa la banca che, stando a quanto finora trapelato, sarebbe stata la prima beneficiaria delle operazioni con cui, dal 2010 in poi, i crediti verso la holding Sinergia sono stati spostati nell’altra società non quotata della famiglia, Imco, con una garanzia che allora, benché erroneamente come dimostrano i fatti successivi, sembrava più solida. Quella dei terreni destinati al Centro di ricerca Cerba tanto voluto da Umberto Veronesi e, successivamente, dalle banche creditrici dei Ligresti che però non ha ancora visto la luce.

E questo nonostante i copiosi sforzi delle parti per portarlo a termine. Una chiara traccia dei quali si trova negli atti dell’inchiesta di Milano sul fallimento del gruppo Ligresti. Siamo nell’estate del 2011, è passato circa un anno dal passaggio dei crediti bancari da Sinergia alla controllata Imco. Quello stigmatizzato successivamente dai curatori e dal giudice fallimentare che si è occupato delle due holding segnate dal crac nel giugno 2012 riservandosi di “far valere i profili di responsabilità risarcitoria dell’istituto di credito nel dissesto dell’impresa” alla luce di “una più ampia operazione depauperatoria del patrimonio dell’impresa fallita” in cui “i pegni solo apparentemente sono contestuali ai finanziamenti erogati alla controllata, mentre in realtà si presenta come a garanzia dell’esposizione preesistente”.

Il problema del momento, per Ligresti come per i suoi creditori, dovrebbe essere Fondiaria Sai visto che erano i mesi caldi in cui erano in corso le trattative per il salvataggio poi firmato dalla Unicredit con la partecipazione alla ricapitalizzazione da 450 milioni della compagnia assicurativa che ha portato Peluso dalla guida della Divisione Corporate & Investment Banking italiana di Unicredit alla direzione generale di FonSai. Invece l’oggetto di buona parte delle conversazioni intercettate dagli inquirenti è proprio il Cerba. Ne parlava il costruttore siciliano. Ne parlavano i suoi collaboratori e consulenti. Ne parlavano gli uomini delle banche creditrici, Unicredit in testa. E ne parlava anche Peluso, che non riteneva più fattibile il progetto che aveva però appena avuto il via libera del comune di Milano con una delle ultime decisioni prese dalla giunta Moratti prima delle elezioni amministrative. I cantieri sarebbero dovuti partire entro la stessa estate, ma rimaneva da risolvere il nodo dei finanziamenti (300-400 milioni di euro) per l’avvio dei cantieri. Mediobanca non sembra più disponibile, visto che, dice Ligresti al telefono con Massimo Pini, il presidente di Piazzetta Cuccia, Renato Pagliaro, “devia la cosa”. Quindi invita l’ex vicepresidente di FonSai, venuto a mancare nel 2012, a parlarne con  l’azionista di Pagliaro e, in particolare, con il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona che però deve aver dato la precedenza al cantiere della ripatrimonializzazione delle assicurazioni dei Ligresti.

Ai piani più bassi, tuttavia, le trattative erano andate parallelamente avanti. Ed è proprio una delle ipotesi formulata dalle banche che fa esclamare a uno degli uomini di Ligresti, Salvatore Rubino, che così c’era il rischio di “incorrere in una futura ipotesi di bancarotta fraudolenta preferenziale per concessione di garanzia la dove andasse qualcosa male”. Del resto Rubino, in quanto presidente di Imco e direttore generale di Sinergia, la situazione la conosceva bene. Non a caso in una telefonata del 26 maggio 2011, riferiscono le carte della Procura di Milano, Peluso diceva a Rubino di aver incontrato Ligresti il giorno prima “per fare i punto su una serie di cose….e ora vuole iniziare a fare dei ragionamenti a partire dal Cerba. Rubino gli risponde che stanno definendo le ultime cose relativamente al finanziamento da 35 milioni (euro) e la moratoria; Peluso a proposito dell’accordo gli parla del comitato di direzione e questi risponde che è una cosa rimasta nebulosa insieme al nome del consigliere indipendente (da nominare nel cda di Imco) che tra l’altro è una condizione sospensiva dell’erogazione di finanziamento…ancora Rubino gli fa presente che Unicredit gli deve dire ‘chi vuole o indicare insieme qualcuno di gradimento di entrambi e così io lo nomino’. Rubino dice all’interlocutore se l’Ing. gli ha fatto il discorso relativo a Bragiotti. L’interlocutore gli risponde di si e gli dice che su questo ha qualche perplessità. Dopo l’interlocutore ha chiesto a Rubino di fare un aggiornamento completo sulle varie vicende e poi ragionare su cosa fare. Successivamente l’interlocutore chiede a Rubino di fargli avere tutta la documentazione (proiezioni, piani industriale ecc.) che lui darà alla banca (Unicredit), e poi sulla base di questa i due si vedranno affinchè Rubino possa dirgli personalmente a voce ciò che non diranno alla banca. Rubino risponde “qualcosa ovviamente c’è”.

Una settimana dopo Rubino è al telefono con un interlocutore su un’utenza intestata a Unicredit Corporate Bank per parlare della ristrutturazione del debito “e quest’ultimo si complimenta per aver raggiunto il 95% (presumibilmente si riferisce al debito)”, al che il presidente di Imco gli dice “che probabilmente raggiungeranno il 97%”. Successivamente, riferiscono ancora gli atti della Procura, “i due parlano del progetto CERBA e Rubino gli confida che secondo lui tale Novarese (il direttore generale della holding Premafin, ndr) su questo tema è come “una specie di freno a mano tirato” e che sospetta che faccia il gioco di Mediobanca, comunque, continua dicendo che loro stanno lavorando autonomamente. A questo punto l’interlocutore gli chiede se gli dà il numero fisso”. Passa un’altra settimana ed ecco che Giuseppe Benini, nuovo consigliere indipendente del cda di Imco richiesto da Unicredit e avallato da Peluso, chiama Rubino. “I due conversano dell’intervento di Unicredit relativo al Gruppo Ligresti per la ricapitalizzazione della Fondiaria e la rinegoziazione delle loro posizioni debitorie”. Il presidente di Imco spiega all’interlocutore che la sua nomina “ha anche un significato formale poiché rappresenta una condizione sospensiva per l’erogazione di un finanziamento (da 35 milioni di euro) subordinato che Unicredit e Banca Pop. di Milano dovrebbero concedere. Rubino chiede all’interlocutore se vuole qualche delucidazione, quest’ultimo gli risponde che Peluso gli aveva parlato di Sinergia Holding e Rubino gli spiega che Peluso si è sbagliato perchè la condizione sospensiva riguarda Imco alla quale viene erogato il finaziamento, in quanto ormai Sinergia non fa altro che posserdere la Imco e una parteciapazione del 10% nella Premafin”.

Per arrivare al dunque bisogna aspettare un’altra settimana, il 15 giugno, quando è tal Gianandrea di Unicredit a chiamare Rubino “per dirgli che ha sentito Bianchi di Banca Popolare il quale chiede una modifica del testo di contratto, andando a modificare quelli che sono le ricostituzioni dei margini di garanzia – riferiscono gli inquirenti -. Rubino insiste sul fatto che questo non è possibile per non incorrere in una futura ipotesi di bancarotta fraudolenta preferenziale per concessione di garanzia la dove andasse qualcosa male. Gianandrea è d’accordo a parlare con Giancarlo Castorino dello studio D’urso per chiedere qualche soluzione”. Il contatto avviene l’indomani, sempre telefonicamente, ma il legale è d’accordo con Rubino. Una soluzione dev’essere pero’ stata trovata se nella stessa giornata il presidente di Imco riferisce a Peluso di aver risolto la situazione delle firme degli accordi con l’inserimento nell’intesa con la Bpm di un covenant, ovvero una clausola contrattuale che riconosce al soggetto finanziatore il diritto di rinegoziare o revocare il credito al verificarsi degli eventi previsti nella clausola stessa.

Peluso a sua volta dice a Rubino di aver sentito Novarese per un’altra questione parallela al Cerba, ma sempre nell’orbita di Veronesi, quella dell’accoglienza dello Ieo.  Dice che “l’operazione è stata deliberata in Consiglio Ieo ma subordinata a due condizioni: una sorta di cambio di variazioni così da poter ampliare la sala operatoria; ottanta (80) posti letto. Rubino, a tal proposito, gli ribadisce che entrambe le cose (succitate) sono stravaganti, il Comune relativamente alla richiesta presentata non ha accolto (modifica al PGT) e per gli ottanta posti letto la Regione (Lombardia) non glieli dà. Peluso propone a Rubino l’eventuale vendita (dell’area Ieo) e questi dice che non sarebbe una buona scelta perché facciamo più soldi così….. ; in quanto con il tipo di contratto che hanno sì riesce a fare più margini (guadagno) anche in modo meno trasparente poiché tutti i lavori li devono fare loro…. Peluso allora chiede a Rubino se questa situazione sì verificherebbe anche se vendessero l’area e gli chiedessero di fare loro i lavori. Rubino gli dice di no in quanto si metterebbero a fare la gara e quindi la scelta migliore sarebbe quella di percorrere la strada che è gìà tracciata … anzi,continua Rubino, bisogna capire se tutte queste alzate d’ingegno in qualche modo sono state benedette in Piazzetta (Mediobanca) per metterli in difficoltà in quanto le condizioni chieste sono completamente scollegate (verosimilmente si riferisce alla correlazione tra i lavori da fare e le condizioni poste)”, continuano gli atti. Peluso, quindi, “concorda che i lavori per loro sono importanti”. Chiusa la faccenda dopo un’altra girandola di telefonate Peluso comunica a Rubino che “d’ora in poi loro due assieme ad Antonio (Talarico) e Gianandrea dovranno fare fronte comune… dinnanzi all’Ingegnere (Salvatore Ligresti, ndr)” e gli comunica “che è preoccupato per il progetto CERBA poiché non lo vede “fattibile” anche se l’Ingegnere è di diverso avviso”.