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Caporalato, a dieci anni dalla legge italiana in Europa si tenta il colpo gobbo nella Politica agricola comune

Il Consiglio Agrifish ha approvato la sua posizione: vuole escludere la condizionalità sociale. Contro Italia, Spagna, Austria e Danimarca. Se passa la linea si potranno incassare i fondi, senza rispettare le norme minime sulle condizioni di lavoro.
Caporalato, a dieci anni dalla legge italiana in Europa si tenta il colpo gobbo nella Politica agricola comune
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A dieci anni dall’entrata in vigore della legge italiana sul caporalato, il lavoro sommerso in agricoltura rappresenta oltre il 34 per cento del totale, per un valore aggiunto che nel 2023 ha superato i 39,8 miliardi di euro. Una piaga che pesa sulle casse dello Stato: tra il 2015 e il 2023, l’evasione tra Irpef, addizionali e contributi ha causato un mancato gettito stimato tra i 6,3 miliardi (calcolati sulle retribuzioni effettive degli irregolari) e i 9,4 miliardi di euro nell’ipotesi di un’emersione totale. Lo racconta Eurispes, mentre il Partito Democratico promuove un convegno in Senato per fare il punto sui risultati raggiunti, sulle criticità ancora aperte e sulle misure necessarie per rafforzare la tutela dei lavoratori agricoli e contrastare lo sfruttamento. Nel frattempo, dall’Unione europea arrivano cattive notizie: nella bozza di compromesso approvata a Lussemburgo sulla Politica agricola comune, il Consiglio Agrifish ha deciso di escludere la condizionalità sociale dal quadro della gestione aziendale responsabile. Questo principio, introdotto nel 2021, subordina l’erogazione dei fondi Pac al rispetto dei diritti dei lavoratori e delle norme sulla sicurezza. Una scelta contestata in particolare da Spagna e Italia, con il supporto di Austria e Danimarca. Di fatto, la proposta costituirà la base per i futuri negoziati con il Parlamento Europeo e la Commissione.

L’Agrifish prepara il colpo gobbo. La posizione di Lollobrigida

E fa riflettere la posizione assunta dalla maggior parte dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea. Persino l’ottimismo del ministro italiano, Francesco Lollobrigida, ha vacillato. Da una parte ha dichiarato che il Consiglio Agrifish “ha riportato la Pac al centro dell’agenda politica europea”, ricordando che in quel contesto il commissario Ue all’agricoltura, Christophe Hansen, ha espresso una certa apertura verso la proposta italiana di “estendere gli aiuti eccezionali per l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale anche all’aumento dei costi dei carburanti agricoli”. Allo stesso tempo, però, ha manifestato “profonda insoddisfazione riguardo alla condizionalità sociale: l’eliminazione delle norme che subordinano la concessione degli aiuti della Politica agricola comune alla tutela del lavoro agricolo per noi non è accettabile”. E ancora: “Il rispetto delle leggi sul lavoro deve essere un prerequisito per l’accesso a qualsiasi tipo di sostegno pubblico”. Non è bastato a placare la polemica. “Il ministro Lollobrigida ha detto di non condividere, ma ha sostenuto il compromesso ‘per evitare ritardi’. Il calendario per questo governo conta forse più dei diritti dei lavoratori?” ha commentato l’eurodeputata di Avs, Cristina Guarda.

La reazione dei sindacati

Sul piede di guerra Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil che, insieme all’Effat (Federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo), esprimono forte preoccupazione per la posizione assunta dal Consiglio Agrifish. “È un grave passo indietro nella costruzione di un’Europa più giusta, sostenibile e attenta alla qualità del lavoro, maturato nonostante l’iniziativa del Governo italiano a difesa della condizionalità sociale, sostenuta purtroppo solo da Spagna, Austria e Danimarca” scrivono in una nota i segretari generali Giovanni Mininni (Flai-Cgil), Enrica Mammucari (Uila-Uil) e del Reggente nazionale Antonio Castellucci (Fai-Cisl). E annunciano che saranno in piazza, il prossimo 3 novembre, a Bruxelles, alla manifestazione promossa dall’Effat.

Eurispes: “Per lo stato danno erariale fino a 9,4 miliardi di euro”

Anche perché, a dieci anni dall’entrata in vigore della legge 199/2016, l’Eurispes presenta lo studio “Caporalato. A dieci anni dalla legge 199/2016: analisi, critica e prospettive” e i dati non rassicurano. Tra il 2015 e il 2025, gli ispettori sono passati da 3.221 a 4.366 (+35%), ma nel 2025 risultano in calo rispetto ai 4.585 del 2024. Le pratiche per ispettore scendono da 2,4 a 1,6. Il tasso di irregolarità delle pratiche sale dal 54,2% al 64,8%, con un picco del 68,4% nel 2024. I lavoratori coinvolti da violazioni accertate passano da circa 6mila a quasi 9mila, mentre le violazioni in materia di salute e sicurezza salgono da 592 a 7.528. Le irregolarità riconducibili a caporalato e interposizione di manodopera hanno toccato il picco nel 2023 (2.288, di cui 2.123 per caporalato), calando a 551 nel 2025, sotto i livelli del 2015-2016. Il dato, però, va letto con cautela poiché spesso gli intermediari si riorganizzano in forme più difficili da intercettare, come le ‘cooperative senza terra’ (Leggi l’approfondimento). Per quanto riguarda, invece, il peso del sommerso, nel 2023 il valore aggiunto agricolo supera i 39,8 miliardi di euro. La quota generata dall’economia sommersa nel settore è del 3% (3,4% nel 2019), pari a oltre 1,2 miliardi. Secondo i dati Istat, le unità di lavoro irregolari sono 146,5mila, il 34,3% del totale: l’incidenza scende dal picco del 37,1% (2018) al minimo del 32,1% (2022), per poi risalire.

I salari dei lavoratori e la mappa del lavoro nero

Sempre nel 2023, un bracciante irregolare percepiva in media 8,10 euro l’ora contro gli 11,30 di un regolare. Il divario è del 28%, in calo rispetto al 40% del 2018 e inferiore al 48% dell’economia nel suo complesso. Anche i salari dei lavoratori in regola restano il 37% sotto la media nazionale (17,80 euro) e tra il 2021 e il 2023 crescono meno. Tutto questo comporta anche un costo per le casse pubbliche. Tra il 2015 e il 2023, il mancato gettito tra Irpef, addizionali e contributi è compreso tra 6,3 miliardi (stima basata sui salari effettivi degli irregolari) e 9,4 miliardi (ipotesi di piena emersione). Nel solo 2023 si stimano da 810 milioni a 1,1 miliardi di euro. Dando uno sguardo ai territori dove il fenomeno è più radicato, a Latina il 95% dei lavoratori agricoli ha un contratto a tempo determinato e più di 6mila dipendenti (46%) percepiscono meno di quanto previsto dal contratto. La paga dei braccianti sfruttati è passata da circa 4 euro l’ora nel 2021 a circa 5 nel 2026, contro i circa 9 del contratto. In Emilia-Romagna, secondo le stime, almeno il 30% del lavoro agricolo non è in regola; nel modenese l’esternalizzazione consente risparmi del 40-50% sul costo del lavoro. In Lombardia, nel 2025, il tasso di irregolarità delle ispezioni agricole concluse è del 65,4% (291 su 445), con il 68,6% a Mantova (59 su 86).

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