Un sistema complesso è fatto di parti distinte che devono funzionare in modo sincrono e complementare: il malfunzionamento di una sola di esse blocca l’intero sistema. L’Università è un sistema complesso e le sue parti (concorsi di ammissione, strutture di accoglienza, corsi, esami) funzionano in modi regolati da leggi dello Stato; la violazione di una di queste leggi, se significativa, ha il potere di paralizzare l’intero sistema. Il fenomeno si sta realizzando quest’anno nelle Facoltà di Medicina e Chirurgia e rappresenta un esperimento di logica dei sistemi complessi, interessante da analizzare.

Le norme implicate nella paralisi del sistema sono molte, ma per una analisi semplificata se ne possono considerare soltanto le quattro principali: 1) l’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia è per legge a numero chiuso e controllato con un concorso nazionale di ammissione; 2) il cittadino ha facoltà di ricorso contro il concorso; 3) la frequenza alle lezioni è obbligatoria; 4) la capienza delle aule è definita dagli organismi di controllo in base alle normative sulla sicurezza nei posti di lavoro. Per ragioni che meriterebbero una analisi a parte, il concorso di ammissione degli ultimi due anni si prestava a ricorsi presso i Tribunali Amministrativi da parte dei candidati esclusi. I Tribunali, riconoscendo le ragioni dei ricorrenti hanno concesso ampie sospensive, in attesa di sentenze prevedibilmente tardive, col risultato che migliaia di studenti si sono iscritti in sovrannumero, di fatto raddoppiandone gli studenti previsti per ciascun Corso di Laurea (e poiché il processo non è ancora finito questa stima potrebbe rivelarsi inadeguata): dove ci dovevano essere 150 studenti ce ne sono 300.test-ingresso-università-540

I Tribnunali Amministrativi non si sono preoccupati del fatto che il riconoscimento del diritto dei ricorrenti andava a violare la legge che istituisce il numero chiuso: la legge non aveva fatto ricorso e in Italia chi non fa ricorso ha sempre torto. Avrebbero potuto deliberare la ripetizione del concorso; avrebbero potuto accordare ai ricorrenti un risarcimento dal Miur; invece hanno ammesso (provvisoriamente) tutti. Attualmente in moltissime sedi gli studenti iscritti eccedono la capienza delle aule disponibili e questo viola le disposizioni di legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro: il docente dovrebbe interrompere le lezioni e segnalare il caso all’autorità competente. Se i docenti facessero il loro dovere il sistema sarebbe già paralizzato; ma i docenti sono restii a prendere una posizione così drastica, che, coi tempi dell’amministrazione pubblica si risolverebbe in un grave danno per gli studenti.

È evidente che per mantenere in funzione i Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia una norma di legge deve essere violata. Di certo il docente non può violare le norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e ammettere in aula studenti in numero superiore a quello per il quale l’aula è certificata: la normativa di sicurezza è penale e le violazioni sono reati. D’altra parte le Università non hanno in genere aule vuote disponibili, di maggiore capienza, né docenti ulteriori per sdoppiare i corsi. La norma più debole sembra essere quella dell’obbligo di frequenza: i docenti possono scegliere di inviare ai Rettori, ai Presidi di Facoltà e al Ministro dell’Università una lettera nella quale dichiarano che, in attesa di nuove e definitive disposizioni, intendono sospendere la verifica delle presenze, sebbene obbligatoria per legge. È prevedibile che sospendendo l’obbligo di frequenza e rendendo disponibile il materiale didattico sul web, molti studenti, specialmente se fuori sede, decidano di non frequentare e che questo risolva almeno temporaneamente il problema dell’affollamento delle aule, come accadeva negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.

In conclusione: dopo anni di garantismo sui diritti (più ricorsi per tutti) e tagli di risorse (meno docenti per tutti) siamo arrivati al punto in cui i docenti, per poter svolgere il proprio dovere, devono violare norme di legge e possono scegliere quali norme è meno grave violare.