“Se in Emilia Bonaccini dovesse chiudere un accordo con la stessa maggioranza del governo di Matteo, quindi anche con Ncd, non potremmo non riproporre il modello di alleanza in Calabria. Del resto, se diciamo no all’Ncd, una serie di senatori calabresi lasciano la maggioranza e il governo rischierà ancor di più a ogni votazione”. Al Nazareno, sede nazionale dei democratici, tra un comunicato di risposta ai governatori inferociti per la “manovra di stabilità” e un altro che cerca di rintuzzare le critiche della minoranza interna, il vicesegretario Lorenzo Guerini si occupa del dossier “regionali”. Un dossier “delicato” con al centro i primi due appuntamenti del novembre prossimo: il rinnovo dei consigli regionali in Emilia Romagna e in Calabria. E l’esito del primo match appare scontato: a meno di sorprese – più legate all’affluenza che alla percentuali delle coalizioni – il candidato della “ditta” renziana Stefano Bonaccini dovrebbe superare agilmente l’ostacolo. Il secondo match, quello di Calabria, intreccia il destino dell’esecutivo di Renzi a 4-5 senatori eterodiretti dal plenipotenzario cosentino Tonino Gentile.

Ecco il retroscena. Giovedì sera, infatti, al quartier generale dei democratici si tiene un vertice per definire la coalizione da portare avanti per l’appuntamento del 23 novembre. Attorno allo stesso tavolo, il vicesegretario Lorenzo Guerini, il segretario regionale del Pd Calabria Ernesto Magorno e il vincitore delle primarie del 5 ottobre, Mario Oliverio, espressione della vecchia ditta bersaniana. Si discute, si fissano i punti del programma per il rilancio della regione meridionale quando ad un tratto – racconta il Corriere della Calabria – si materializzano il coordinatore nazionale di Ncd, Gaetano Quagliariello, e il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa. Invitati o imbucati? Non è dato sapere in quale veste. Di certo dopo il niet dell’ex Cavaliere “a qualsiasi tipo di accordo con Ncd” – perché “sono dei traditori e gli strapperò uno ad uno i senatori” – il duo Quagliariello-Cesa piomba al Nazareno per ragionare su un accordo che ricalchi l’attuale maggioranza di governo di Palazzo Chigi. In sostanza, ciò che in ambienti alfaniani viene sostenuto da settimane dalla cosiddetta area socialista di Fabrizio Cicchitto, Maurizio Sacconi e Beatrice Lorenzin. Convinti, sottolineano insider a ilfattoquotidiano.it, che lo sbocco del Ncd sia “un’alleanza organica con il Pd”. 

Non finisce qui, però. Perché dietro la proposta politica che di certo muterebbe il dna dei transfughi del Pdl, si nasconde una trappola per l’esecutivo che mette con le spalle al muro Matteo Renzi. Se il Pd – si ragiona nel Palazzo – escludesse dalla coalizione il Ncd, 4-5 senatori minaccerebbero di lasciare il partito e di tornare dall’ex Cavaliere. E l’identikit rimanda al drappello di senatori guidati dal “sottosegretario per tre giorni” Tonino Gentile, fra cui Piero Aiello e Nico D’Ascola, più quelli in quota Udc, pronti a far saltare “l’esecutivo” se il Nazareno non accettasse la proposta. 

Anche la scena conferma che esiste una trattativa, che si starebbe continuando a svolgere in queste ore. E rimanda a una dichiarazione all’agenzia Dire di Lorenzo Cesa in cui mette a verbale l’accordo: “Si potrebbe replicare per le elezioni regionali calabresi un modello di coalizione come quella che governa il Paese”. Di altro avviso Enza Bruno Bossio, parlamentare Pd e big sponsor del vincitore delle primarie Mario Oliverio, che ilfattoquotidiano.it dice: “Da parte c’è un nostro forte diniego. Per noi non è un passaggio indolore. Del resto, noi stiamo andando ad elezioni perché il presidente della Regione è uscito per una condanna e non per una scadenza naturale. A ciò si aggiunge che l’esponente che guida Ncd in Calabria, Tonino Gentile, è il fratello di uno degli assessori della giunta Scopelliti”. 

Tuttavia l’ultima parola spetterà ai vertici nazionali del Nazareno, e quindi a Matteo Renzi. Il quale è più preoccupato dalla tenuta dell’esecutivo in Senato, dove i numeri ballano e a ogni votazione l’esecutivo rischia di andare sotto. Ecco perché, riferisce al fatto.it una fonte autorevole, “la segreteria nazionale, messa alle strette da Udc e Ncd, potrebbe attivare un meccanismo che fu messo in atto alle regionali in Sardegna. Quando in extremis si scartò la vincitrice delle primarie (Francesca Barracciu, oggi sottosegretario, ndr) e venne indicato un nome alternativo”. Cioè Francesco Pigliaru che poi vinse. Resta da vedere se il meccanismo si ripeterà anche in Calabria.

Twitter: @GiuseppeFalci