Le chiamano “malattie del nuovo millennio”. Sono quelle dovute alla lenta accumulazione di danni, come le cardiopatie, i tumori e i disturbi cardiovascolari: cioè le prime cause di morte nei paesi più industrializzati.

Per capire come e perché sono cambiate radicalmente le insidie per la salute, dobbiamo partire da molto lontano. Dalla savana. Tutti abbiamo visto i documentari che raccontano la vita nella giungla con tutti i suoi pericoli. Si combatte per mangiare, riprodursi, avere accesso all’acqua. Il nostro organismo, in questo senso, è una macchina perfetta, ha tutto ciò che serve per rispondere a questi bisogni primari. Rispetto alle epoche remote delle caverne, durate millenni, l’iper-sviluppo tecnologico, sociale, economico e culturale degli ultimi secoli non ha dato il tempo alla selezione naturale (e quindi al nostro corredo genetico) di adeguarsi al cambiamento, se non in minima parte.

Quando la zebra viene attaccata dal leone (evento stressante), il suo organismo mette in moto tutta una serie di reazioni automatiche che  le consentono di correre il più velocemente possibile. Entra così in ballo la “risposta allo  stress”: accelerazione del ritmo cardiaco e del respiro per aumentare la quantità di sangue e di ossigeno nei muscoli: così possiamo correre come mai prima. Concorre la rapida mobilitazione di energia (glucosio) dai siti di “stoccaggio”. Una volta cessato il pericolo, la reazione fisiologica si interrompe e viene ristabilito l’equilibrio “omeostatico” precedente. In poche parole, lo stress ha salvato la vita alla zebra.

Cosa succede invece nel 2014? Sono le due di notte, siamo a letto, al caldo e al sicuro, nella nostra casa, e stiamo cercando di addormentarci. Domani abbiamo una riunione importante dalla quale dipende il nostro futuro professionale. Il capo ci metterà i bastoni fra le ruote come sempre. Ed ecco che arriva l’ansia. In un secondo stiamo pensando al dolorino che abbiamo dietro la scapola da qualche giorno. Un attimo dopo stiamo cercando su Google la risposta alle nostre paure: sarà un tumore? Perché non sono ancora andato dal medico? Il sonno a questo punto è scomparso. Siamo caduti nel circolo vizioso. Perché?

La prima risposta risiede nel fatto che i vari elementi intangibili della vita possono influenzare le manifestazioni corporee reali. Preoccupazioni, paure, anticipazione di eventi stressanti, la rata del mutuo, la malattia. Al contrario della zebra, l’essere umano può essere tormentato dai pensieri. Lo stress psicologico prolungato è difatti un’invenzione recente. Quando ce ne stiamo con le mani in mano a preoccuparci di situazioni stressanti attiviamo le stesse risposte fisiologiche degli animali della savana. Noi però non diventiamo stressati perché inseguiti dai predatori, ci basta l’anticipazione di alcune minacce che per una zebra non avrebbero alcun senso. Se la risposta allo stress si attiva ripetutamente o se non si riesce a disattivarla una volta terminato l’evento stressante, entriamo nella zona di rischio che può portare alla malattia.

Ed è questo il motivo per cui alle zebre “non viene l’ulcera”, come suggerito dal titolo di questo post che è anche il titolo del libro di Robert Sapolsky, neuroendocrinologo americano della Stanford University. 

Considero il lavoro di Sapolsky sullo stress pionieristico. E’ vero, da decenni si parla di stress e del suo effetto dannoso sulla nostra salute. Ma c’è sempre qualcuno che a un certo punto – come accadde per Freud con la psicoanalisi – riesce ad effettuare una sintesi originale che non è data solo dalla somma delle conoscenze disponibili, ma è una nuove cornice teorica entro la quale tantissimi pezzi del puzzle prendono senso e possono fare da base per nuove ricerche e scoperte. A questo si aggiunge il talento divulgativo dell’autore che con grande semplicità e chiarezza mette in relazione mente, società e corpo per spiegare l’insorgenza delle malattie moderne, come la depressione o l’infarto. 

Dedicherò quindi i prossimi post al racconto, arricchito da suggerimenti ed esperienze personali, delle informazioni più interessanti contenute nelle 474 pagine del volume edito in Italia da Castelvecchi. Comprese le tecniche più efficaci per combattere gli effetti negativi dello stress.

Aspetto le vostre considerazioni.