Il Prof. Giorgi non è un cattivo insegnante, anzi, è più buono e disponibile di altri. Solo che è un po’ burbero, diretto. Gli studenti lo temono, soprattutto quelli del primo anno. Uno in particolare, che chiamerò Emanuele, ieri ha passato un brutto momento, si è lasciato prendere dal panico perché c’era una ragionevole probabilità di essere interrogato proprio da lui. Ha cominciato a sentire un grande peso al petto, a tremare, a non riuscire a stare in equilibrio in piedi. Un compagno lo ha accompagnato fuori dalla classe e si sono seduti sulle scale, io stavo salendo al piano superiore e mi sono fermata a parlarci un po’. Alle interrogazioni di solito Emanuele fa scena muta, per lo meno al liceo e non solo con questo insegnante. E non perché non abbia studiato, ma perché ha paura di sbagliare, di tirare fuori qualche sfondone che provoca le reazioni brusche dell’insegnante e le risate dei compagni.

Gli è anche capitato qualcosa del genere con questo stesso insegnante i primi giorni di scuola. I problemi però non sono iniziati al liceo, anche prima alla scuola media, si agitava, ma non gli era mai successo di non rispondere a nessuna domanda.

A casa Emanuele studia da solo e non ripete la lezione a nessuno, sarebbe invece importante che lo studio fosse seguito da una prima verifica personale che, attraverso la ripetizione della lezione da preparare, diventa anche la simulazione dell’interrogazione con l’anticipazione delle reazioni emotive.

E’ importante per uno studente, arrivare a capire qual è il significato della sua intensa reazione emotiva e della difficoltà a contenerla e gestirla.

Che significa per Emanuele essere interrogato? Qual è il suo senso di autovalutazione? A quest’età è difficile distinguere tra se stessi e la prestazione scolastica, così un giudizio negativo sulla prestazione corrisponde ad un giudizio negativo su di sé come persona, e questo è coerente con i forti sentimenti che prova.

Costruire un significato significa anche ricostruire una storia. Nella vita di Emanuele c’è un nonno autoritario e invadente, critico e intransigente, che assomiglia un po’ al professore temuto, è uno che ha sempre un motivo per criticare. Suo figlio, il padre di Emanuele, sembra riuscire a contenere poco la sua intrusività. Quando Emanuele sta con il nonno, non sa mai cosa si può aspettare.

Si può capire da dove nasce la sensibilità emotiva di Emanuele. Il passaggio alla scuola superiore poi fa il resto.

E’ importante che un ragazzo costruisca prima possibile una buona relazione con i nuovi compagni e con gli insegnanti. Come genitori possiamo sostenerli mentre costruiscono nuove amicizie e possiamo aiutarli a farsi conoscere e capire dai docenti. Agli insegnanti possiamo spiegare come (i nostri ragazzi) sono fatti. Possiamo favorire un contatto diretto, magari coinvolgendoli nei colloqui con gli insegnanti, soprattutto con i più temuti.

Spesso gli insegnanti con cui hanno più problemi diventano poi quelli con cui costruiscono rapporti più significativi che rimangono nella memoria.