È una corsa contro il tempo: stamattina la Camera dei deputati tenterà di salvare il personale della segreteria dell’ex presidente Fausto Bertinotti – ovvero sei dipendenti di un ufficio riconosciuto fino al 30 settembre 2014 – che a mezzanotte dovrebbero lasciare stanze e stipendio. In questa manciata di ore, se l’ufficio di presidenza approverà la proposta del Collegio dei Questori, i sei collaboratori saranno a disposizione dei gruppi parlamentari, e quindi della Camera dei Deputati, in base all’ormai famigerato “allegato B”.

“L’allegato B”
Parliamo di uno strumento che nasce dopo Tangentopoli, quando i partiti decisero d’istituire delle tabelle-­riserve di personale che orbitava attorno alla politica ­per rifornire di dipendenti i gruppi parlamentari. È una sorta di lista di collocamento che presenta una peculiarità: se i nominativi non vengono assorbiti, i gruppi subiscono -­ come stabilisce una delibera dell’ufficio di presidenza di Montecitorio dell’aprile 2013 ­- una decurtazione dei loro fondi di funzionamento. “Ciascun gruppo – si legge nel documento – è tenuto ad assumere almeno un dipendente inserito nell’allegato B per ogni sei deputati del gruppo stesso”. Se il gruppo non rispetta questo parametro, gli viene ridotto il contributo, in misura pari a 30mila euro, che aumenta fino a 35mila per ogni ulteriore unità non assunta”. Assumerli, insomma, non è obbligatorio, ma caldamente consigliato. Piccola nota finale: dalla scorsa legislatura quella lista è chiusa.

Salvate il compagno Fausto
Chiusa, ma non per tutti. Il 18 settembre scorso il Collegio dei Questori ha elaborato una bozza di delibera in cui propone di inserire nell’allegato B “i nominativi di coloro che risultassero addetti alle segreterie degli ex presidenti della Camera”. Di chi parliamo? Facile: il 30 settembre scadono i privilegi di Fausto Bertinotti come ex presidente della Camera, tra cui c’è un ufficio e ovviamente uno staff. Sei persone, il cui costo massimo annuo è fissato in 212mila euro che i vertici di Montecitorio vogliono inserire appunto nell’Allegato B. La complicazione è effettivamente spuntata all’improvviso: dal 2012 e fino a qualche mese fa, infatti, gli ex presidenti avevano il loro benefit garantito per i dieci anni successivi alla fine del loro incarico. Oggi, però, quell’arco di tempo s’è dimezzato: solo cinque anni, uno in più per il compagno Fausto che – come risulta dalla delibera del 21 dicembre 2013 – “scade” quest’anno. Insomma, non c’è tempo da perdere.

Lista di ricollocamento
Per questo l’Allegato B, teoricamente chiuso, è praticamente aperto: succede quando si deve andare in soccorso al collega che non ce l’ha fatta a essere rieletto, ma ha lasciato il suo personale dentro gli uffici della Camera, come nel caso di Bertinotti, fuori dal Parlamento dal 2008. “La casa della buona politica non subirà battute d’arresto” diceva Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera, a proposito dei tagli dei costi della politica e della trasparenza che per il Parlamento è un dovere. Questa buona pratica vaticinata da Boldrini, con l’episodio in questione, rischia di subire una battuta d’arresto. Anche perché il suo stesso ufficio di presidenza, nel maggio 2013 aveva deliberato di “ridurre progressivamente i nomi inseriti nell’Allegato B” fino alla sua totale eliminazione. Coloro che erano già stati assunti dai gruppi parlamentari, infine, potevano sì restare nell’elenco, ma “ferma restando anche per loro la presentazione del curriculum”. A dirla tutta, l’obiettivo ­ almeno fino alla scorsa legislatura ­era di chiudere l’elenco, anche se i deputati non hanno resistito e l’hanno rimpolpato ulteriormente.

E poi arriva Fini?
Oggi è il Collegio dei Questori, vale a dire i tre deputati che “gestiscono” la Camera, che punta a non rispettare il principio sancito appena un anno fa: si riapra l’Allegato B e si dia almeno una speranza di ricollocazione nel Palazzo ai sei collaboratori dell’ex segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti. Il rischio, a questo punto, è che il famigerato Allegato B invece di essere progressivamente eliminato, finisca per gonfiarsi ulteriormente, magari in vista delle prossime scadenze: lo staff di Gianfranco Fini, ad esempio, dovrà essere ricollocato nel 2018 e, prima o poi, anche quello che ora lavora con Laura Boldrini potrebbe aver bisogno di una mano a trovare un nuovo lavoro.