Ernesto e Hugo. Ernesto, ovviamente, come Ernesto Guevara de la Serna y Llosa, universalmente noto come ‘el Che’. E Hugo – altrettanto ovviamente – come Hugo Chávez Frías, il di recente scomparso comandante ‘supremo ed eterno’ di quella che lui stesso si premurò, anni fa, di ribattezzare “Repubblica Bolivariana del Venezuela”. Questi – ‘Ernesto’ e ‘Hugo’, per l’appunto – sono i nomi di due nuovi profumi per uomo che, pronti per essere commercialmente lanciati su scala globale, sono stati or ora creati a Cuba da Labiofam, un’impresa che assai bene esprime una delle (piuttosto rare, per la verità, ma assai meritevoli) ‘eccellenze’ cubane. Proprio a Labiofam si deve infatti – passando dal faceto al serio – la creazione d’un estratto di veleno di scorpione che, dicono, può essere molto proficuamente usato nelle terapie anticancro. E molti ritengono che, non fossero penalizzati dall’embargo Usa e da un sistema di brevetti sfacciatamente favorevole alle multinazionali della farmaceutica, non pochi dei farmaci organici prodotti a Cuba – un paese dove, paradossi d’una rivoluzione, è spesso impossibile trovare un’aspirina – potrebbero molto proficuamente venir commercializzati nel mondo intero.

Tornando ai due profumi. Del primo – ovvero, dell’aroma ispirato all’‘Ernesto’ – non v’è in realtà di che sorprendersi. Il volto ed il nome del povero ‘Che’ sono già stati usati, con un’abbondanza probabilmente senza pari nella storia dell’uomo, per promuovere ogni genere di prodotto, dalla minutaglia dei souvenir ‘rivoluzionari’, alle auto di lusso. Tanto che il suo unico vero aroma non può a questo punto, quale che sia l’oggetto in questione, esser che quello – comune a tutta la pubblicità commerciale – della più assoluta banalità. Ma l’ ‘Hugo’? In che modo – ci si chiede – l’immagine, il volto ed il ricordo del fu presidente venezuelano possono essere associati ad un profumo?

I creatori non sembrano aver dubbi. I due profumi intendono molto virilmente suggerire all’olfatto ‘eroismo o audacia’. L’ ‘Ernesto’, ‘attraverso un più pronunciato aroma di legno, dolce e con sottofondo rinfrescante’; l’ ‘Hugo’ con un ‘aroma più morbido (suave) di frutta tropicale, mango e papaya…’. ‘Morbido’ il profumo di Hugo Chávez? Forse, ma sicuramente non nel senso (‘suave’ o, per l’appunto, soffice) che alla parola viene dato nella lingua italiana, bensì in quello – indubbiamente più maschio, ma anche più fetido – che appartiene allo spagnolo, laddove ‘mórbido’ sta per ‘morboso’. Non bisogna infatti dimenticare che, nella liturgia chavista, il nome del comandante Hugo Chávez, è ormai obbligatoriamente accompagnato (nella versione più breve e meno enfatica) dagli aggettivi ‘supremo’ ed ‘eterno’. E che proprio questo è quel che, immancabilmente, l’eternità richiama: o una totale assenza di odori di qualsivoglia tipo, o l’odore greve di luoghi in un modo o nell’altro associati alla morte, che dell’eternità (o del ‘grande nulla’ come qualcuno la chiama) è l’inevitabile porta d’accesso. L’odore, per intenderci, degli obitori, dei cimiteri, o dei mausolei. Nel caso specifico, di quel mausoleo nel quale Nicolás Maduro, figlio ed apostolo dell’‘eterno’, voleva inizialmente esporre il corpo imbalsamato di Chávez (decisione poi fortunatamente rientrata per non precisate ‘ragioni tecniche’). Odori, in ogni caso, difficilmente associabili a quelli – effettivamente molto sensuali – del mango e della papaya.

Eternità (e connessi afrori) a parte, impossibile è del resto trovare, nel grande oceano dei discorsi di Hugo Chávez – uno che, nei suoi 15 anni di presidenza, non ha mai, in pratica, cessato di parlare – qualcosa che possa, con qualche approssimazione, definirsi ‘profumato’. Si trova, in bella evidenza, il satanico odore dello zolfo. Ricordate? ‘Aquí huele a azufre’, questo palco ancora odora a zolfo, disse (con tanto di segno della croce) il comandante eterno nel settembre del 2006, parlando di fronte all’Assemblea dell’Onu, poco dopo ‘el diablo’ George W. Bush.

E quel ch’è peggio si trova, in ancor più bella evidenza ed in ancor più stridente contrasto con gli obiettivi dell’‘Hugo parfume pour homme’, quello che viene di norma considerato l’odore sgradevole per eccellenza. De mierda venne infatti ripetutamente definita, nell’anno 2007, la vittoria dell’opposizione nel referendum costituzionale (mierda che il comandante spazzò poi via a colpi di decreti presidenziali). E proprio la succitata ‘mierda’ è, in effetti, la sostanza che Chávez ha più spesso evocato al parlare, in molti dei suoi maratonici discorsi, dei sui rivali politici interni ed esterni. Al punto che una della più famose e ripetute di queste escatologiche disquisizioni – vayanse al carajo, yanquis de mierda’ – divenne a suo tempo addirittura un ‘ringtone’ per cellulari.

Dunque, come conciliare l’azufre e la mierda (per non dire della caserma, al cui olezzo ed al cui spirito il comandante sempre ha fatto appello quando ha inteso divertire la sua audience), con il ‘suave’ aroma della frutta tropicale? L’unica via (forse) percorribile è di carattere, diciamo così, storico. Vale a dire: riandando alle vere origini del moderno profumo, notoriamente inventato, nella Francia del secolo XVII, per coprire il mal odore emanato da corpi di dame, o d’imparruccati gentiluomini, sempre lussuosamente vestiti, ma d’assai ridotta familiarità con acqua e sapone. Ieri il ‘parfume pour homme et pour femme’ nascondeva il fetore d’una stagionata trasudazione. Oggi copre, grazie al mango ed alla papaya del ‘Hugo’, quello, ben più insopportabile, del ‘culto a Chávez’ che, come una permanente offesa all’umana dignità ed intelligenza, incombe sul povero Venezuela.

Nel qual caso, come recitava il titolo d’una delle più felici rubriche del vecchio ‘Cuore’, davvero parrebbe il caso dire: ‘Mai più senza’…