Si avvia ad entrare in vigore in Francia una nuova legge che permetterà al Ministero dell’Interno di disporre, in via amministrativa, il blocco all’accesso, dal Paese, di interi siti internet se utilizzati per la pubblicazione di contenuti di propaganda terroristica.

E’ una delle risposte di Parigi alla nuova strategia mediatica del terrore lanciata dall’Isis.

Si tratta di una legge che mira a combattere una delle minacce più gravi che la società dei nostri giorni si trova ad affrontare e lo fa in un momento di straordinaria emotività nel quale gli orrori delle decapitazioni in diretta fatte rimbalzare sui media di tutto il mondo hanno letteralmente sconvolto l’opinione pubblica mondiale, diffondendo la convinzione che pur di debellare questo e gli altri analoghi fenomeni terroristici sia lecito il ricorso ad ogni mezzo anche a prezzo di rinunciare a porzioni di libertà e diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.

E’ un fenomeno naturale al quale abbiamo già assistito all’indomani della strage dell’11 settembre 2011.

Ed è proprio per questo che fa riflettere la circostanza che nel Parlamento francese l’idea di riconoscere al Ministero dell’Interno il potere di bloccare l’accesso ai siti Internet di propaganda terroristica sia stata al centro di un dibattito lungo e teso, tracimato anche fuori dalle aule parlamentari tra addetti ai lavori e gente comune.

Neppure in nome dell’antiterrorismo, insomma, in Francia riconoscere al Governo il potere di bloccare, in via amministrativa – ed al di fuori di un controllo dei Giudici – l’accesso dei cittadini ad interi siti internet è stata ritenuta una cosa normale, ovvia, scontata.

In tanti hanno, in Parlamento e fuori, contestato duramente la soluzione proposta dal Governo, sottolineando come il blocco amministrativo di un sito internet – a prescindere dall’ovvia condivisibilità della lotta contro al terrorismo – finisca inesorabilmente con il rappresentare una duplice minaccia per la libertà di comunicazione da un lato sacrificando il diritto ad un giusto processo che tocca a chiunque pubblichi un contenuto online e dall’altro minacciando di veder scomparire dal Web contenuti leciti in conseguenza di un ordine volto a bloccare l’accesso a contenuti illeciti che risultino pubblicati sullo stesso sito internet.

E non è mancato neppure chi ha rilevato come il blocco proposto dal Governo di Parigi sia sostanzialmente inefficace.

Si è trattato di un dibattito ricco di momenti di contatto – per non dire perfettamente sovrapponibile – a quello che si è svolto nel nostro Paese in vista della poi avvenuta approvazione da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dell’ormai celebre regolamento per la tutela del diritto d’autore online attraverso il quale l’Authority si è auto-attribuita lo stesso potere che il Parlamento francese ha appena riconosciuto al Governo di Parigi per la lotta al terrorismo: bloccare, in via amministrativa l’accesso ad interi siti internet.

Due, però, le differenze sostanziali: in Francia ad attribuire tale potere al Governo è stato il Parlamento mentre in Italia, tutto, è stato deciso dalla stessa Autorità amministrativa che oggi si ritrova ad esercitare il potere in questione e, soprattutto, in Francia tale potere rappresenta la risposta – proporzionata o sproporzionata che la si ritenga – ad una minaccia di straordinaria gravità come quella terroristica mentre, in Italia è stata l’ennesima risposta – perché le leggi contro la pirateria audiovisiva certamente non mancavano – ad una minaccia, pur grave, ma che riguarda il portafoglio dell’industria dei contenuti.

Eppure, in tanti – Authority compresa – hanno ritenuto che riconoscere all’Agcom un simile potere senza neppure passare per il Parlamento fosse una cosa assolutamente naturale e normale.

Forse non era proprio così. Forse non è normale che in un Paese civile la lotta ad un crimine come la pirateria audiovisiva giustifichi un così importante abbassamento della soglia di rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.

Se lo fosse sarebbe difficile capire perché, in Francia, appena oltre i confini, è stato così difficile persino per il Parlamento decidere di riconoscere al Governo un potere analogo non per combattere i pirati del diritto d’autore ma i folli terroristi che stanno decapitando uomini innocenti davanti a delle telecamere in attuazione della loro spietata strategia della paura.

La legittimità dell’operato dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è, come è noto, ora al vaglio dei giudici amministrativi ai quali toccherà fissare – anche solo indirettamente – la misura di quanto riteniamo che, nel nostro Paese, debbano valere i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.

Non resta, dunque, che attendere e sperare non che i titolari dei diritti d’autore si ritrovino privati di uno strumento di tutela che – a torto o a ragione – ritengono efficace ma che il nostro Paese individui una posizione di compromesso più equilibrata e che consenta di rimarginare la ferita profonda che la decisione dell’Authority ha aperto nel nostro Ordinamento riconoscendo che un contenuto può essere spazzato via dal web su ordine di un’Autorità amministrativa senza alcun controllo dei giudici e, soprattutto, senza che l’autore di quel contenuto sia stato posto nella condizione di difendere la legittimità della pubblicazione. 

Nota di trasparenza: assisto alcuni soggetti nel procedimento di impugnazione del Regolamento Agcom dinanzi al Tar Lazio e, pertanto, quanto scritto, nonostante ogni sforzo di obiettività, potrebbe risultare condizionato da tale circostanza.