Giovanni Floris avrebbe dovuto archiviare definitivamente Ballarò e proporre qualcosa di nuovo. Massimo Giannini, invece, aveva promesso un rinnovamento profondo del format ereditato da Floris. Il risultato, ovviamente, è che ieri sera ci è toccato assistere a due Ballarò, in onda in contemporanea ma su due canali diversi. Ma su RaiTre Giannini ha ottenuto l’11,76% di share (oltre 2,5 milioni di spettatori), battendo l’ex conduttore del talk sulla terza rete che, trasferito su La7 con diMartedì ha raggiunto 755mila telespettatori, con uno share del 3,47%. Su RaiTre, il “bello che non balla” Massimo Giannini parte piano, forse troppo. Roberto Benigni, intervistato dallo stesso conduttore in esterna, comincia a dispensare le sue benedizioni laiche e a punzecchiare (nemmeno troppo) i politici italiani. Ne vengono fuori venti minuti di pseudointervista floscia, con il massimo della modernità raggiunto quando il comico toscano ha nominato Spadolini.

Ma se Benigni almeno ogni tanto ha provato a saltare sulla poltrona, l’ospite successivo ha ammazzato il ritmo della trasmissione a nemmeno mezz’ora dall’inizio. Romano Prodi, come una compressa di Xanax da 1 milligrammo, arriva in studio (sulle solite poltrone di cartone) ad addormentare il pubblico, a ricordarci quale regno fatato e immerso nel torpore sarebbe oggi il Quirinale se i famosi 101 non lo avessero scaricato, un anno e mezzo fa. Televisivamente il Professore non funziona, ma non è una novità. Se poi va a braccetto con un Giannini ancora imballato e con la salivazione azzerata di fantozziana memoria, il risultato è il grande sonno. E purtroppo Chandler non c’entra.

Su La7, invece, Floris affida l’apertura di DiMartedì al collaudato Maurizio Crozza, che parte con l’imitazione di Renzi e poi vira su Marchionne, Landini e Camusso. Anche in questo caso, il tutto sa di già visto. Di nuovo, però, è che Floris è passato dalle poltrone di cartone a quelle di similmarmo. Perché Cairo ha più da spendere di Mamma Rai. E si sa. I due talk show sono così conservatori e spaventati da ogni possibile novità che anche nella scelta degli ospiti decidono di pescare dalla cesta dell’usato sicuro. A Ballarò ci sono Maurizio Landini, Ferruccio De Bortoli, Renato Brunetta, Graziano Del Rio e l’imprenditrice della grappa Nonino. Su La7, invece, Floris punta sul sempreverde Abete (evidentemente affidato a Floris dal giudice in sede di divorzio, insieme a Pagnoncelli e Crozza), Manuela Repetti di Forza Italia, il leader senza partito e senza popolo Corrado Passera, Debora Serracchiani e Martinetti, il belloccio mister Grom amato da Renzi e Berlusconi.

Niente pollaio, almeno, anche se il buon Brunetta ogni tanto ha provato a buttarla in caciara. Di Ballarò è da salvare senza se e senza ma la squadra di inviati su cui deve puntare Giannini. Sono tanti, forse troppi, ma sono tutti bravissimi e si vede. Su La7, invece, Floris conta solo su se stesso e sulla sua abitudine a maneggiare un talk di prima serata. È molto più a suo agio alla guida di DiMartedì che durante l’imbalsamata striscia quotidiana di 19e40, ma a un certo punto va in tilt l’audio e la trasmissione fila verso la fine con un sottofondo stile scivolo kamikaze dell’Aquafan di Riccione, roba che nemmeno nella TeleScasazza dei tempi d’oro di Nino Frassica.

Se Giannini ha puntato sull’abbiocco iniziale, Floris ha lasciato, forse più logicamente, il sonnifero per la fine, con l’intervista one to one a Eugenio Scalfari, il Fondatore per eccellenza, roba che al confronto Romolo, Enea e i Padri Pellegrini del Mayflower erano turisti per caso. Del sonnolento colloquio, forse le 23.30 non sono orario adeguato per un signore pur vispissimo della sua età, resterà solo il fatto che Scalfari dà del tu a Berlusconi e a Renzi, e probabilmente anche a qualsiasi altro essere umano sulla faccia della Terra. Il resto è materiale di repertorio, con il Vecchio Saggio di Largo Fochetti che prova goffamente a smentire la linea filorenziana di Repubblica e di Carlo De Benedetti.

È ormai mezzanotte, e i due contendenti devono chiudere baracca. Floris lo fa con il solito “Alè”, mentre Giannini sceglie la versione in italiano della celebre formula “Good night and good luck”, citando un film di Clooney che citava il giornalista americano Ed Murrow. La prima partita del lunghissimo campionato che verrà di fronte Ballarò e DiMartedì, forse viene vinta di una incollatura da Giannini, ma di certo c’è soltanto che la formula del talk show tradizionale è ormai insopportabile. Checché ne dica l’Auditel.

Aggiornato da Redazione Web alle 10.29