I deputati M5S Giulia Sarti, Mara Mucci e Paolo Bernini. Poi il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e i suoi consiglieri comunali. Tutti, insieme a circa quaranta dissidenti, firmano un documento per il “boicottaggio” della campagna elettorale dei 5 stelle nella Regione Emilia Romagna. Dopo che lo staff di Beppe Grillo ha escluso il consigliere Andrea Defranceschi dalla votazione online perché indagato, si fanno avanti in solidarietà rappresentanti politici e attivisti del Movimento 5 stelle. E l’Emilia grillina, patria delle espulsioni, là dove il boom a 5 Stelle è nato e dove ha subito i primi colpi, torna a tremare. 

Una presa di posizione annunciata per tutta la giornata ma che sembrava , anche questa volta come altre prima, spegnersi in un nulla di fatto. Poi in serata il documento. “La posizione di molti noi portavoce”, si legge, “è stata chiara e netta: senza discussione non si introducono nuove regole e non si fanno fuori le persone arbitrariamente. Visto l’esito e il mancato confronto che dovrebbe stare alla base di qualsiasi movimento politico, specialmente il nostro, annunciamo che non parteciperemo attivamente alla campagna elettorale per le regionali dell’Emilia Romagna. Questa volta, non faremo rete sul territorio”.

Oltre ai volti più noti, come quello di deputati e consiglieri, anche rappresentanti comunali di rilievo come i tre consiglieri di Piacenza (Quagliaroli, Tarquini, Gabbiani), il capogruppo di Ravenna Pietro Vandini e i rappresentanti dei Comuni di Camposanto, Monzuno, Vergato, San Pietro in Casale e Valsamoggia.

Un’iniziativa di solidarietà nei confronti del consigliere escluso, che non viene mai citato, ma a cui il documento si riferisce palesemente, dopo che nei giorni scorsi erano stati espressi dubbi proprio sulla norma “anti-inquisiti” che per Defranceschi ha significato lo sbarramento dalla selezione in Rete a causa dell’indagine sulle spese che coinvolge tutti i gruppi consiliari in Regione. “Quello che sta succedendo in queste ore in Emilia-Romagna per le votazioni on-line dei candidati alle regionali è a dir poco sconcertante – si legge nel testo – Quello che sta succedendo, ci riguarda tutti. Dalla Calabria, passando per Roma, fino ad arrivare a Milano”.

Cose che, secondo i firmatari del documento, “con il lavoro di molti parlamentari, consiglieri, sindaci e attivisti del movimento 5 Stelle niente hanno a che vedere. E che anzi, danneggiano ancora una volta il nostro impegno”. I firmatari del documento sottolineano i “metodi autoritari che ricordano il peggiore dei partiti” e spiegano di non essere d’accordo con “l’inserimento non votato di un criterio ad escludendum, pericoloso e di difficile attuazione (se non eventualmente normato)”. Il dito è poi puntato sulla mancata partecipazione, che “non è uno slogan, è una pratica”.

“Ci dispiace per tutte le brave persone impegnate attualmente in questa campagna, ma proprio in difesa del Movimento, non possiamo accettare questa situazione in silenzio” concludono gli eletti, dando appuntamento per ulteriori dettagli nell’incontro pubblico organizzato per il 27 settembre a San Lazzaro (Bologna).

Le dichiarazioni del gruppo hanno portato a una vera e propria spaccatura all’interno del Movimento, tra chi si schiera dalla parte della protesta per l’esclusione di Defranceschi e chi invece sostiene la linea dei vertici, come il deputato emiliano Michele Dell’Orco, che invita all’unità e al lavoro di squadra. “Il Pd festeggia, il mio morale cala – commenta – Consiglio ai simpatizzanti, agli attivisti e ai colleghi, di spendere meno energie in polemiche, sospetti e comblotti; ma spendere più energie in condivisione risultati e lavoro. Da domani avremo la squadra, dovremo essere uniti e concentrarci sulle idee, sulle proposte, sulla lotta alla casta e alla mafia. La gente che ci ha votato si aspetta questo. Io mi aspetterei questo. Avanti coi carri».