Tecnici al lavoro, rivela oggi un minuscolo trafiletto di fondo pagina de il Corriere della Sera, che ieri aveva annunciato un’ennesima riforma dei ticket sanitari. Si toglierà l’esenzione per patologia e si lavorerà sulla platea delle esenzioni, facendo leva sull’ormai citatissimo Isee. Non è chiaro, dopo il recente scontro Regioni-governo se l’alacre lavoro degli esperti servirà a rimediare quel 3% cento lineare di tagli chiesto da Renzi ai ministeri oppure quei 900 milioni che sono gli unici che, secondo il ministro Lorenzin, la sanità potrebbe risparmiare

Ma questo è, appunto, il fronte istituzionale. Che si muove, incredibilmente, nel completo disinteresse e nella completa ignoranza di cosa sta accadendo realmente nella vita delle persone rispetto alle possibilità di accesso alla sanità. Certo che, in teoria, il taglio delle esenzioni per patologia ha una sua logica, se sei ricco perché non dovresti pagare? E certo che la soglia degli “esentati” o esenti specie in alcune regioni, è talmente abnorme che per sostenere i costi una razionalizzazione va pur fatta (nel senso di scovare, soprattutto, chi potrebbe pagare e non paga). Dove’è il problema, allora? È che le soglie attuali di esenzione restano comunque basse – anche se variano di Regione in Regione – mentre il costo dei ticket continua ad aumentare, dopo anni di pesanti aggravi già introdotti dai vari governi Berlusconi. In poche parole, a pagare non sono i ricchi e benestanti, ma anche chi ce la fa appena ad andare avanti.  

Nel Lazio, ad esempio, dove vivo, ogni ricetta rossa ha un aggravai di ben 14 euro, il famoso super ticket introdotto nel 2008, anche se l’analisi prescritta è un normale emocromo, e lo stesso vale per le visite, anche quelle pediatriche. Il che significa che una famiglia con un reddito medio-basso, ma non esente, paga, ad esempio, 34 euro per una rapida visita oculistica per un bambino. Considerando che nei centri privati di analisi il superticket non si applica, e che molti pediatri o specialisti privati fanno talvolta anche solo 40 euro una visita per bambini, magari persino per una visita a domicilio, si capisce come sempre di più per le famiglie il privato cominci a diventare costoso quasi nella stessa maniera, alla faccia della gratuità e dell’universalità del sistema sanitario italiano. Si capisce che allora l’esenzione per patologia, ad esempio, andrà a gravare proprio su questa fascia, quella del famoso ceto medio impoverito.

E appunto: gravati da ticket sempre più alti, molti cittadini, e molte famiglie, rinunciano a curarsi oppure – peggio – risparmiano sulla prevenzione. E non stiamo parlando di poveri, ma di persone normali, con un reddito e una casa. Ormai sempre di più le persone approfittano delle offerte di Grupon o di altri siti, dove puoi fare esami di laboratorio o diagnostica scontatissimi. Oppure, dove ci sono, affollano i laboratori di Emergency, che con lungimiranza e intelligente ha capito che ormai è anche l’Italia ad aver bisogno dei suoi centri. Solo lì viene pienamente riconosciuto il diritto costituzionale che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.