È Giorgio Fontana con “Morte di un uomo felice” il vincitore dell’edizione 2014 del Premio Campiello. Lo ha deciso la giuria popolare, composta da 300 lettori anonimi. Per lui, hanno votato 107 giurati su 291. Lo scrittore, nato a Saronno ma milanese d’azione, è tra i più giovani a vincere nella storia del Campiello, ha avuto 107 voti sui 291 arrivati dai giuranti. Al secondo posto, con 74 voti, si è classificato Michele Mari con “Roderick Duddle” (Einaudi). Solo terzo il favorito Mauro Corona con “La voce degli uomini freddi” (Mondadori), che ha ricevuto 43 voti, seguito da Giorgio Falco (“La gemella H“, 36 voti) e Fausta Garavini (“Le vite di Monsù Desiderio“, 31 voti). “Grazie ai lettori e grazie al mio editore, un premio che mi spinge a lavorare di più e meglio. Fa parte della mia etica di scrittore. Quando si finisce un libro bisogna chiudere la porta dietro di sé, ma quando si riapre occorre qualcuno che ti aspetti”, ha dichiarato Giorgio Fontana, dedicando il riconoscimento agli amici che l’hanno seguito alla Fenice.

Il romanzo vincitore, edito da Sellerio, pubblicato in quattro edizioni, ha già i diritti acquisiti per la traduzione tedesca (Hanser) e olandese (Wereldbilbiotheek). Ambientato a Milano nel 1981, “nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia”, “Morte di un uomo felice” racconta la storia di Giacomo Colnaghi, magistrato che indaga sull’attività di una nuova banda armata, responsabile dell’omicidio di un politico democristiano. La vita privata di Colnaghi è costellata di zone d’ombra e da una fede cattolica intensa e intima e si interseca con il suo lavoro di magistrato che lo spinge non soltanto a risolvere il caso, ma a cercare “le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese”. “Morte di un uomo felice” è la seconda parte del “dittico sulla giustizia” iniziato con “Per legge superiore“. Fontana, oltre al romanzo vincitore del Campiello, ha pubblicato altri tre romanzi, un saggio su berlusconismo e identità italiana (“La velocità del buio”), e un reportage narrativo sugli immigrati a Milano (“Babele 56“). La sua candidatura al Premio Campiello è stata sostenuta anche da una campagna combattuta a colpi di hashtag su Twitter: #FontanaInCampo è quello scelto dai suoi amici e lettori.