In Italia non esiste una sola “giustizia“, ne esistono diverse: quella ordinaria (civile e penale), quella contabile (Corte dei Conti), quella amministrativa (Tar e Consiglio di Stato), quella militare, ecc…

Le competenze “amministrative” appartengono ad istituzioni diverse: quella ordinaria al ministero della Giustizia, quelle speciali (contabile ed amministrativa) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo gli annunci di Matteo Renzi, quindi, ci si sarebbe aspettati un intervento diretto nelle magistrature speciali, quelle la cui “fase” amministrativa ricade proprio nella sua competenza diretta. Invece, sta accadendo tutto il contrario: Renzi sta permettendo l’ampliamento dei privilegi dei giudici amministrativi e riducendo i “diritti” dei giudici ordinari.

Un paio di esempi.

1) Gli stipendi. Il Presidente del Consiglio ha – ex facto – aumentato gli stipendi dei giudici amministrativi. Il risultato è stato ottenuto lasciando all’organo di autogoverno della giustizia amministrativa una libertà assoluta nella scelta del carico massimo di lavoro dei magistrati (passato, negli anni in cui ero giudice presso i Tar) da una decina di ricorsi di merito (numero già bassissimo rispetto al carico di lavoro dei Giudici Ordinari, che mi costringeva a lavorare ben 4 giorni al mese!) al massimo sei e permettendo (con relativa concessione ogni anno di svariati milioni di euro!) ai Giudici Amministrativi di svolgere una sorta di “straordinari”, cioè una udienza in più (oltre alle due…mensili!), ma pagata 1.300 euro circa ognuna (cioè lo stipendio di un mese di un poliziotto o carabiniere, il cui aumento Renzi vorrebbe bloccare). Insomma, un aumento “mascherato” dello stipendio per fare ciò che i magistrati amministrativi già facevano prima.

2) Le ferie. Renzi vorrebbe ridurre le ferie dei magistrati. Senza entrare nel merito dell’utilità (i più penalizzati saranno i piccoli studi legali, che tra scadenze e decadenze potranno godere di circa una o due settimane di ferie in agosto), ciò che colpisce è che, con lo stesso meccanismo di cui sopra, l’organo di autogoverno della giustizia amministrativa ha previsto la possibilità di un “recupero” del lavoro in eccesso svolto rispetto al carico massimo fissato, con ciò consentendo una dilatazione “sine misura” del riposo fruibile dai giudici amministrativi. Ho già scritto in passato riguardo al problema, ma la situazione è oggi ulteriormente peggiorata.

Ha senso tutto questo? Perché il Presidente del Consiglio non si (pre)occupa di ciò che ricade direttamente sotto la propria competenza (ben potrebbe fissare un minimo di otto udienze – otto! – mensili per i giudici amministrativi) ed evitare aumenti (di fatto) degli stipendi con meccanismi ingiusti e di scarsa condivisibilità, mentre penalizza militari, polizia e carabinieri, che rischiano la vita per portare a casa l’equivalente del fittizio “straordinario” svolto dai magistrati che dipendono dalla istituzione che lui stesso presiede?