Giovanni Floris si è seduto. Ma la sua prima conduzione da dietro una scrivania in realtà è una citazione, e non la sola. Floris lo aveva detto e ripetuto che il suo diciannovEquaranta, la striscia quotidiana con cui ieri sera ha debuttato su La7, si sarebbe ispirata al Fatto di Enzo Biagi, ed è stato di parola, forse fin troppo. Il formato del programma pedina da vicino l’illustre precedente, il che ci dice contemporaneamente quanto Floris sia modesto (preferendo la clonazione a una strada originale), e quanto sia vanitoso (confrontandosi con Biagi).
E quindi: servizio introduttivo ricco di numeri e dati, a illustrare la cosiddetta “notizia del giorno”, ovvero a quale autunno stanno andando incontro Matteo Renzi e il suo governo; a seguire, alcuni inserti filmati, dichiarazioni di Renzi medesimo alternate a opinioni che si vorrebbero autorevoli. Alcune relativamente inedite, come quelle del filosofo Sebastiano Maffettone e di Sebastiano Messina di Repubblica; altre decisamente più inflazionate come Antonio Polito (però in versione camicia bianca: averlo mostrato senza cravatta è un traguardo che va riconosciuto). Se il blocco motore di diciannovEquaranta è decisamente quello, la carrozzeria invece è riverniciata di fresco. Dopotutto siamo nell’era di internet e quindi avremo uno studio minimalista, tra lo show room di surgelati e l’aula di cibernetica, ogni tanto compaiono delle scritte laterali in modo da far assomigliare il più possibile lo schermo televisivo a quello di un tablet.

Ogni tanto Floris smette di copiare Biagi per copiare se stesso. Accade quando si collega con il fido Nando Pagnoncelli, impegnato anche lui con il sondaggio del giorno, infatti quello di ieri tendeva a stabilire quanti annunci e quanto arrosto ci siano nelle riforme di Renzi secondo gli italiani. E accade soprattutto quando il conduttore si concede un tete-à-tete con quello che si può considerare l’ospite d’onore della serata, nella fattispecie Susanna Camusso. Annuncio per annuncio, il segretario della Cgil ha anticipato che il sindacato ha in programma manifestazioni e proteste, ma non è che ci volesse molto, e lo scoop della serata è rimasto Polito senza cravatta.

In definitiva, il grosso rischio di diciannovEquaranta è quello di risultare un programma di Enzo Biagi senza Enzo Biagi. Un rischio che può affiorare quando Floris si avvicina pericolosamente a certi massimi sistemi (“Il consenso fa perdere lucidità?”) a cui lo hanno abituato le tre ore e passa di Ballarò, e può trasformarsi in nostalgia nella scelta del tema. L’autunno che verrà, più che la notizia del giorno, pareva la notizia del mese, anzi del trimestre, per non dire dell’anno, o forse del triennio. Ma si sa, a Floris piace strafare come a tutti i primi della classe, e d’altra parte anche lui ha un contratto triennale.

C’è anche un secondo rischio, quello di rifare un programma di Floris con Floris, ma questo è sicuramente più calcolato, lo si vede nelle domande secche nelle quali resta specialista “Signora Camusso, pensa che Renzi sarebbe un bravo sindacalista?” “No, perché non mi sembra molto interessato al lavoro”. Tra una settimana sapremo se pesa di più un chilo di Floris o un chilo di Ballarò, e oggi l’Auditel ci dirà quanto pesano questi venti minuti e quale beneficio hanno dato al Tg di Mentana. Comunque vada, una cosa è già sicura: Floris sa fare bene i suoi conti.

Il Fatto Quotidiano, 9 settembre 2014