E allora muori, perché sei nato al Sud e qui ti sei ammalato, qui avevi bisogno di cure, attenzione, professionalità, onestà. E invece hai trovato un medico pavido, che ha fatto scempio del giuramento di Ippocrate (“…regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa”) e di ogni senso di umanità. “Il primario ha amicizie e coperture politiche. Io no”. Così si è sfogato nella confessione, tardiva e inutile, registrata da un suo collega e pubblicata, per fortuna, da Basilicata24.it.

È questo il dramma del Sud, le amicizie politiche, le coperture, il familismo amorale e partitico che in queste lande ha trasformato la sanità pubblica, o quel che ancora ne rimane, in un Far West. Un terra di conquista per partiti famelici, direttori sanitari asserviti, presidenti di aziende sanitarie che non rispondono agli ammalati ma ai loro protettori politici. Un Far West degli sprechi. Se in Europa il 5,6% del budget della sanità pubblica viene assorbito dalla corruzione, nel Sud la percentuale sale, schizza in alto, raggiunge vette vergognose. Sarebbe inutile ricordare i casi di ospedali finiti e chiusi, le sale operatorie completate e abbandonate, le forniture sanitarie che in Calabria, Campania, Puglia e Basilicata, costano dieci volte di più che in altre regioni. Sarebbe pietoso ricordare le tante inchieste aperte e i tantissimi politici coinvolti in scandali che proprio la salute dei cittadini hanno al centro. “Questa è terra vattiata”, avrebbe scritto Leonida Répaci, uno dei tanti, inascoltati cantori dei mali del Sud. Vattiata, maltrattata da politici disonesti e incompetenti.

Basta vedere come dalla Campania alla Sicilia si è proceduto al riordino degli ospedali. I “tagli” sono stati fatti con l’elenco dei collegi elettorali alla mano, e qui pesano più che nelle Regioni del Nord, al punto che in un suo ultimo rapporto il Censis parla di vero “abbandono della sanità pubblica”. Chi può scappa, cerca le cure da Roma in su, turisti sanitari li chiamano.

Anche per questo il Sud si avvia a passi spediti a diventare quel “deserto umano” paventato nell’ultimo rapporto Svimez. Sono dati drammatici che raccontano come metà del Paese è ormai senza futuro, dove aumentano povertà, disoccupazione, emigrazione. Per questa metà dell’Italia abbandonata poco o nulla è previsto nei mirabolanti disegni futuri del governo Renzi.

Qui tra Napoli e Catanzaro, Potenza e Avellino, non contano i diritti, ma le protezioni politiche. E allora muori, e la tua morte in un fredda corsia di ospedale per un errore sanitario sarà coperta dalla più totale omertà. Dopo aver perso da vivo il diritto alla salute, da morto perdi anche quello alla giustizia. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha spedito i carabinieri dei Nas oltre Eboli, presto ci saranno novità, forse si capirà qualcosa e chi deve pagare pagherà. Aspettiamo con scarsa speranza, perché al Sud hanno ucciso anche quella.

il Fatto Quotidiano, 3 Settembre 2014