Turismo sostenibile e territorio e società sostenibili sono due facce di una stessa medaglia e sono una svolta necessaria per il Mediterraneo. Ecco appunti e consigli per l’Albania cominciando da due aree della costa, rispettivamente centrale e meridionale.

Eco camping Atlantid Beach

Ci si arriva con una stradina asfaltata da poco che serpeggia su colline verdissime tra mucche e macchia mediterranea. Solo gli ultimi metri sono sterrati. Ecocamping Atlantid, pochi chilometri a nord di Durazzo è l’ avamposto della controtendenza, il laboratorio di una possibile gestione sostenibile del soggiorno al mare sulla costa adriatica dell’Albania. Direttamente sulla spiaggia, come non capita mai. Solo i più arditi dei camping più liberi oserebbero piantar le tende a così pochi metri dal mare come lo sono le splendide e alte tende di cotone (“biologico”) chiaro che si trovano già pronte con materassini di gomma piuma. I gestori sono certi che il mare d’estate non sale mai abbastanza per bagnare le tende. Per i più prudenti (come siamo stati noi, appena il mare si è mosso un po’) ci sono tende poco più in alto, con una gran vista. E’ su una spiaggia di sabbia lunghissima, poco frequentata, con acqua limpidissima. A poca distanza, sul promontorio, ci sono i resti di un Castello e una chiesetta romanica. L’impegno ecologico del camping aperto dai giovani dell’associazione Tirana Express si nota in vari particolari come le tenui luci notturne alimentate da pannellini solari, i prodotti a chilometro zero usati in cucina (per ora invece non ci sono alternative ad accendere il gruppo elettrogeno per qualche ora al mattino e alla sera).

Ma i meriti fondamentali della iniziativa sono più semplici e radicali e riguardano i 2 problemi di fondo della sostenibilità albanese: edilizia e rifiuti. Le strutture del camping sono leggere e di legno, tutte facilmente smontabili. In quel tratto di costa nonostante l’arrivo dell’asfalto non ci sono edificazioni in muratura e la presenza del campeggio garantisce che si impedirà l’abusivismo edilizio, la diffusa abitudine di costruire in barba alla legge che proibisce (in teoria) di edificare per 200 metri dalla spiaggia. Campeggi o bungalow leggeri in alternativa a case e alberghi: è una sfida possibile?

Per liberare la spiaggia dai rifiuti, prima di inaugurare il campeggio, i giovani di Tirana Express hanno lavorato sodo. Sono venuti più volte, in tanti, a riempire camion di rifiuti, principalmente plastica, un po’ di lattine e vetro. Non sono tanto gli avanzi di chi va in spiaggia,ma li porta il mare, arrivano dai fiumi dove scaricano i comuni che non hanno ancora trattamento e gestione dei rifiuti. “Abbiamo provato a rivendere le bottiglie di plastica agli impianti di riciclaggio che cominciano a funzionare in Albania ma dicevano che preferiscono quelle non ‘sporcate’ dal mare. In alcuni casi le hanno accettate gratis”, racconta Dorian di Tirana Express. Davanti alla spiaggia liberata dai rifiuti, all’imbrunire alcuni ragazzi locali ripetono il rito antico del lancio della rete. Corrono in mare quando intravedono qualcosa e lanciano una piccola rete zavorrata dai sassi. Altri riuscivano non so come a pescare polipi. E una mattina, a cento metri da riva a una semplice lenza ha abboccato uno squalo alto un metro e mezzo (letto in tenda e lettino sotto l’ombrellone per 8 euro a testa in tutto al giorno).

Un segreto all’inizio della riviera Jonia

Nonostante il suo recente successo turistico (e la folle urbanizzazione di Saranda) la panoramica e scenografica Riviera Jonica riserva ancora angoli più o meno nascosti o riparati, raggiungibili solo a piedi o con fuoristrada, con un mare azzurro turchese e blu, più fresco dell’Adriatico e talvolta più mosso. Un gruppo di gente di Tirana ha colonizzato un pezzo della straordinaria spiaggia di Gjipe organizzando un accampamento che ha elettricità per tutti gli usi. Hanno steso un cavo elettrico di due chilometri che li collega all’impianto di non so chi (per 200 euro al mese). In compenso vigilano benissimo per evitare rifiuti. Molto più selvaggia e romantica la soluzione di alcuni studenti kossovari della capitale Prishtina che fanno campeggio libero in alcune calette scavalcando scogli o arrivandoci con un sentiero. Niente cellulare nè luce, moderato uso di torcette elettriche, fuochi la sera in spiaggia, un po’ di spesa ai negozi e un po’ di pesca subacquea. Socialità internazionale perché talvolta in questa punta il cui indirizzo non riveliamo si fermano backpackers diretti lontano (uno stava andando da solo dalla Germania all’India, solo terra e mare). I più appassionati degli studenti kosovari si fermano anche due mesi. Non lontano da lì si notano i resti, le macerie ancora non sgomberate, di una delle prime demolizioni esemplari disposte dal nuovo governo Rama contro gli abusi edilizi. (segue)