“Vi stupiremo con effetti speciali” aveva annunciato pochissimi giorni fa Matteo Renzi a proposito delle decisioni in cantiere nel settore della scuola. Molto rumore per nulla.

Non è la prima volta e, certamente, non sarà l’ultima. Dopo lo strombazzamento mediatico (e non smetterà mai di meravigliare lo zelo fulmineo con cui le principali testate giornalistiche, le radio e le Tv si siano prostrate al nuovo vincitore, sottolineando ulteriormente, se possibile, l’anomalia del nostro Paese) sulle imminenti rivelazioni relative alla scuola che avrebbero dovute essere presentate oggi, ieri nel tardo pomeriggio le principali agenzie di stampa hanno battuto una notizia davvero sconcertante. Ebbene sì, un vero effetto speciale: la riforma della scuola è rimandata, slittando ad un prossimo Consiglio dei Ministri; Giustizia e Sblocca Italia gli unici temi su cui si concentrerà la riunione di oggi, 29 agosto. Fonti di Palazzo Chigi hanno assicurato che: “E’ solo un rinvio per evitare di mettere troppa carne al fuoco, la riforma non salta”.

Non esiste un unico settore in cui il governo non abbia annunciato una “riforma epocale” (definizione, peraltro, già usata da un illustre predecessore, Mariastella Gelmini, sappiamo con quali meriti passata alla storia…). Parole in libertà si sono susseguite – sulla scuola e su molti altri temi – a sollecitare, lusingare, anestetizzare l’attenzione di un’opinione pubblica che deve necessariamente essere distratta dai dati economici e dalle condizioni individuali e collettive, entrambi deprimenti. Solo 3 giorni fa veniva sbandierata l’assunzione di massa entro un anno di più di 100mila precari, l’abolizione delle supplenze, la costituzione di un “organico funzionale” di rete, che  tale non sarebbe stato e non potrà mai essere.

Non è stato esplicitamente dichiarato; ma è possibile che l’inedita prudenza, peraltro quasi fuori tempo massimo, sia stata dettata dal solito problema: i “proclami” non sarebbero accompagnati dalla adeguata copertura finanziaria, come avrebbero rilevato Mef e Ragioneria Generale dello Stato. Del resto, anche in questo caso, si tratta di un film già visto: la questione dei Quota 96 è stata – analogamente – data per risolta senza verificare la disponibilità di fondi per mandare in pensione coloro che ne avrebbero diritto. È certamente curioso che solamente meno di 24 ore prima del Consiglio dei Ministri Renzi, l’uomo della Provvidenza, del veni vidi vici, quello per cui cambiamento e velocità sono elementi imprescindibili e qualificanti qualsiasi misura ed azione di governo, si sia reso conto che la “carne al fuoco” era troppa.

Questa mattina alle 11 a Roma Quota 96 e precari si uniranno in una manifestazione convergente sul tema dell’esigibilità dei diritti. L’ennesima bufala sotto forma di annuncio-flop potrà fornire linfa ulteriore alla protesta. Nonostante ci si stia abituando alle smargiassate continue (in stile diverso, ma di analoga volgarità e pericolosità rispetto a quelle dell’anziano predecessore-maestro), amplificate dalla acritica fanfara mediatica, dobbiamo ammetterlo:  come aveva promesso, Renzi – questa volta – ci ha stupito davvero. Il “rilancio in 1000 giorni”, che doveva partire proprio da oggi, ha perso già una delle parti su cui il premier si era sbilanciato ed esposto con maggiore insistenza. Forse il principio di realtà comincia a prevalere sul velleitarismo narcisistico, antidemocratico e demagogico dell’ex sindaco di Firenze.