È la rottamazione e la volta buona, intese molto come hashtag e poco come realtà. Basta buttare un occhio là, dove il popolo di Comunione e liberazione celebra ogni anno il proprio Meeting. Era una sfilata, è rimasta una sfilata. I presidenti del Consiglio andavano a farsi vedere, oggi si fanno intervistare in esclusiva. Era una cassaforte di soldi pubblici, lo è rimasta. Cambia tutto a parole, niente nei fatti. Eppure sembrava un lupetto più che convinto il Matteo Renzi di San Rossore, quello degli scout. Un voltar pagina anche nell’intendere il popolo cattolico. Poi devono avergli detto che gli scout alle prossime elezioni non votano, quelli di Cielle sì.

Gli sponsor: sono anni che le Regioni versano soldi al meeting di Rimini. E non sappiamo a quale titolo se non quello di contribuire a una macchina composta da volontari, ma che ogni anno, grazie soprattutto agli sponsor, fattura qualcosa che va dai 6 agli 8 milioni di euro. “Pubblicizzano la loro terra”, era la scusa ufficiale alla quale non ha mai creduto nessuno. Il convincimento era che ci fosse un assessore di riferimento che facesse in modo e maniera, nonostante le inchieste giudiziarie, che ci sono state, di far avere quattrini perché il Meeting avesse successo. Ma non è esattamente così. Prendiamo la Lombardia. Roberto Formigoni, quello che per anni è stato il padre padrone dei ciellini, in buona e cattiva sorte, ora non c’è più. Il suo popolo stesso, dopo le inchieste sulla sanità lo ha relegato a un ruolo minore. Eppure la Lombardia leghista di Roberto Maroni, quella che sostiene che Roma sia ladrona e gli immigrati ladri, sporchi e cattivi, ha versato l’obolo al Meeting. Sessanta mila euro. Il solito assegno, la solita delibera della Regione che passa senza troppe opposizioni. Maroni doveva essere qualcosa di diverso da Formigoni. Manco a pensarci. Se dal 2002 a oggi la Lombardia ha versato al Meeting oltre 2 milioni di euro, non basta certo un leghista qualsiasi a fermare la macchina.

Che dire dell’Emilia Romagna? Il governatore uscente Vasco Errani ha sempre detto che finanziare Cl era necessario perché quei soldi uscivano dalla porta e rientravano da un portone a favore degli albergatori che fanno affari d’oro col Meeting. Vero a metà. E comunque, in un Paese normale, far passare il messaggio “voi ci sponsorizzate e noi restiamo alla fiera di Rimini” è qualcosa che nel codice penale si chiamerebbe estorsione. Ovviamente niente di nero su bianco. E l’Emilia Romagna continua ogni anno a far passare la sua bella delibera e a partecipare direttamente o tramite le sue aziende controllate. Eppure lo stesso Errani fu molto stringente due anni fa, quando seppe che la guardia di finanza aveva aperto un fascicolo sui soldi al Meeting: “Niente soldi al Meeting, vogliamo vederci chiaro. Non è neppure escluso che in un eventuale processo potremmo costituirci parte civile”. Risultato finale? Dopo la notizia del rinvio a giudizio dei vertici della Fondazione Meeting a marzo 2014, la Regione dopo la restituzione di 90 mila euro da parte di Cl, ha rinunciato a partecipare al processo. E ora amici come prima: la Regione avrà i suoi spazi all’evento. A pagamento, ovviamente, circa 40mila euro. Un problema che andrebbe esposto alle 2600 persone che abitano ancora nelle baracche dopo il terremoto e pagano mille euro di luce a ogni bolletta.

Resta uno sponsor convinto il Lazio, nonostante negli anni abbia dimezzato il budget: dai 100.000 euro di due anni fa ai 50.000 di quest’anno. Restano sostenitori anche l’Abruzzo – ignota la cifra – e la Basilicata che ha portato in dote 20.000 euro. Stessa cosa hanno fatto il Comune di Ascoli, la Provincia e il ministero del Welfare. Ai quali quest’anno si è aggiunta anche la Marina militare italiana. Cosa sponsorizzi non lo abbiamo ben capito.

Tra i privati sono official partner anche Lottomatica e Sisal. In un Paese dove la malattia da gioco d’azzardo è considerata una delle patologie emergenti a causa della crisi, il risultato non è male. A polemizzare è il professor Luigino Bruni, da anni impegnato contro l’azzardo e, soprattutto, attivista cattolico: “Il titolo scelto dal Meeting è molto bello, ‘Verso le periferie del mondo e dell’esistenza ’. Peccato solo che molti che oggi si trovano in Italia nelle periferie esistenziali ci siano finiti e ci finiscono a causa dell’azione di alcuni degli sponsor del Meeting, gli imperatori dell’azzardo. Non sono stupito dai responsabili del Meeting, ma dai membri di Cl che non protestano e assistono indifferenti a questo spettacolo di incoerenza”. Tra gli sponsor anche Intesa San Paolo, Finmeccanica (controllata dal Tesoro, promette di farsi da parte dal prossimo anno, ma per adesso c’è), Trenitalia, Enel, Eni, Sky, Nestlè. È grazie anche ai loro soldi che il Meeting s’ha da fare. Fosse per il pubblico, dimezzato negli ultimi due anni, la Rimini ciellina avrebbe già chiuso.

da il Fatto Quotidiano di mercoledì 27 agosto 2014