Mi sono sempre stupita nell’apprendere di nuove esposizioni universali, come erano chiamate nell’800 o Expo come vengono chiamate adesso, perché la sostanza non cambia: che vengano organizzate in piccoli centri (e in questi casi sono definite Fiere) o in moderne metropoli, sempre Mostre Mercato sono.

Per dirla alla Walter Benjamin: “Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce”. Da sempre si è cercato di darle un involucro attrattivo e un risvolto culturale (l’ho fatto anch’io negli anni ’80), chiedendo ad architetti, scultori, designer di progettare padiglioni che, nati come provvisionali e quindi effimeri, dovevano essere originali e dirompenti per poi essere smantellati oppure no. Non fu così ad esempio a Parigi con la Tour Eiffel o a Torino con il Borgo Medievale, dove ben metabolizzate, soprattutto dai residenti, ne sono diventati luoghi simbolo.

Ma si era in epoche in cui le comunicazioni e le informazioni commerciali non viaggiavano alla velocità di Internet. Adesso persino i poveri agenti di commercio rappresentano una categoria professionale in via d’estinzione superata da cataloghi on-line interattivi e da vendite sempre più consistenti su Ebay, Amazon e AliBaba (solo per citare i più conosciuti).

A cosa servono effettivamente le Esposizioni al giorno d’oggi a parte dei nobili, sociali intenti Universali che i media ci propugnano ogni giorno? Non si sa… E a parte del business delle costruzioni e di tutto l’indotto lecito ed illecito al netto dei patologici risvolti di malaffare?

Dovrebbero favorire il turismo commerciale e il turismo culturale in maniera tale da attrarre il visitatore, che si presume abbastanza prestante e abbiente da sopportare magari un viaggio intercontinentale per visitare non solo Milano ma l’Italia, indotto da pacchetti predisposti con largo anticipo da Enti privati ed istituzioni pubbliche e rivolte all’estero

E qui vengo alla questione dei Bronzi di Riace sollevata in questi giorni e al centro di aspre contese. Premesso che mi trovo quasi sempre d’accordo con l’amico Sgarbi, questa volta francamente non capisco la pervicace ostinazione a fare assurgere questi due guerrieri di manifattura ellenica e pescati in piena Magna Grecia a simbolo dell’Italia come se non avessimo esempi altri da mostrare al mondo intero. A meno che proprio nello spirito mediatico/commerciale delle Esposizioni Universali, questa coppia non sia mediaticamente più interessante di altre opere d’arte (ad esempio rinascimentali) e questa polemica non faccia che aumentare l’interesse per loro.

Ma allora lasciamoli a Reggio dove possono essere il pretesto per una vacanza e per godere del mar Jonio, del più esteso lungomare d’Italia, per visitare Crotone e Isola di Capo Rizzuto. Mi si opporrà che, dato l’altissimo numero di visitatori previsti, le strutture alberghiere reggine non sono sufficienti, ma qui si ritorna alla programmazione mirata non solo per periodo ma per costi e aspettative.

Il vero problema viceversa sono le infrastrutture: autostrade, ferrovie e aeroporti, ma una volta tanto si potrebbe accelerare per completare da adesso sino al maggio 2015 la Salerno-Reggio, visto che mancano meno di 40 km, (senza per forza dover derogare dalle procedure degli appalti normali). Cosa fattibilissima in un paese normale, se si pensa che la più lunga Autostrada d’Italia la A1 (oltre 761 km) con altri mezzi tecnologici fu realizzata alla fine degli anni ’50 in 7 anni. Visto il fiume di denaro che viene speso per l’Expo, i fondi (se eventualmente mancassero e previo Supercontrolli) per completare questa opera, utile e non provvisionale, potrebbero essere utilizzati a tal fine.

Vedere e godere delle opere nel loro contesto, queste in primis, con ancora quell’alone di mistero e di salsedine jonica che ancora emanano, penso sia il più appagante e affascinante dei viaggi culturali “a seguito del pellegrinaggio al feticcio merce” che gli Expo ancor oggi significano.