Adesso si trova ai domiciliari, ospite di connazionali amici che abitano a Ravenna. E’ stato infatti scarcerato nel primo pomeriggio di ieri (giovedì 21 agosto) il 37enne bulgaro Dimitrov Krasimir arrestato dalla polizia con l’accusa di essere scappato dopo avere travolto in auto (in stato di ebbrezza), e trascinato per un’ottantina di metri e ucciso la sera del 22 giugno scorso, il piccolo Gionatan La Sorsa, di nemmeno tre anni.

L’investimento avvenne, sotto gli occhi del fratellino maggiore e dei genitori, mentre il piccolo stava attraversano la strada in prossimità di un passaggio pedonale sotto casa sua a Ponte Nuovo, frazione alle porte della città romagnola.

Come riportato dalla stampa locale, il gip ha accolto la richiesta della difesa – avvocato Gianluca Brugioni di Rimini – alla luce dell’istanza di patteggiamento già depositata per tutti i reati contestati al bulgaro: l’omicidio colposo, l’omissione di soccorso e la guida in stato di ebbrezza. L’udienza per formalizzare il tutto verrà fissata non prima dell’autunno.

Krasimir, autotrasportatore, single e senza figli, era stato individuato da polizia stradale e squadra mobile a circa 24 ore dai fatti nella sua abitazione di Lido Adriano, sul litorale ravennate. In questura subito dopo l’arresto davanti al pm Isabella Cavallari titolare del fascicolo, aveva detto di non essersi nemmeno trovato a Ravenna quella sera.

Tuttavia a luglio durante un interrogatorio in carcere a Forlì, una parziale ammissione: il bulgaro davanti al pm aveva sostenuto di essere passato con la sua Mercedes Clk scura sul luogo dell’incidente, ma di non essersi accorto di avere investito nessuno. Aveva poi assicurato di avere bevuto quel giorno un paio di birre al massimo senza essersi ubriacato; e di non avere affatto pulito minuziosamente la vettura sopra e sotto con un’idropulitrice, ma di averle dato solo una passata sulla carrozzeria con dell’acqua.

Contro di lui la Procura aveva però raccolto diversi elementi tra cui testimonianze circa la presenza della Mercedes sul luogo dell’accaduto, riprese video di circuiti di sorveglianza, segni sotto alla scocca compatibili con il trascinamento del piccolo e il racconto di alcuni clienti di un bar rivierasco che avrebbero visto il 37enne proprio il pomeriggio prima dell’incidente bere in maniera sostenuta.

La richiesta di patteggiamento con domiciliari risale a circa metà mese e segue a una richiesta secca di domiciliari (con braccialetto elettronico) presentata a metà luglio ma bocciata. Sul fronte indagini, si è ancora in attesa dei risultati delle diverse consulenze – medico-legale, genetica e cinematica – disposte dal pm.