“Proviamo un senso di ribrezzo nel constatare che un presidente del Consiglio possa ancora scendere a patti con Berlusconi sulla giustizia“. I deputati e i senatori M5s delle commissioni Giustizia di Camera e Senato annunciano sul blog di Grillo che non incontreranno oggi il ministro guardasigilli Andrea Orlando per illustrargli le proposte del movimento. Decisione che ha suscitato la reazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi che ritwitta il presidente del Pd Matteo Orfini: “E i grillini rifiutano il confronto sulla riforma della Giustizia… Coi terroristi bisogna interloquire ma guai farlo con il governo…” ironizza il capo del governo facendo riferimento al discusso intervento del deputato Alessandro Di Battista sull’atteggiamento da assumere nella crisi irachena. Il ministro Orlando aggiunge: “Non facciamo accordi più o meno segreti con nessuno: esiste una maggioranza che fa delle proposte e che si confronta con tutti”. A Renzi la controreplica di Luigi Di Maio: “Niente lezioni dal compare del pregiudicato” scrive.

 

Intanto “delusione” dopo l’incontro è stata espressa anche da Forza Italia, unico partito d’opposizione presente all’incontro con il ministro: “Abbiamo espresso la delusione per il rinvio sulla riforma delle intercettazioni”. Al programmato “mini-vertice” tra il ministro e le minoranza ha partecipato – per i berlusconiani – solo il senatore Giacomo Caliendo, ex sottosegretario alla Giustizia. Oltre ai Cinque Stelle, assenti anche la Lega e Sel: il Carroccio aveva dato un primo ok alla riforma della giustizia civile, con molte riserve sul penale; i vendoliani avevano parlato nelle settimane scorse di “riforma equilibrata”. Ieri, 20 agosto, il Guardasigilli aveva incontrato, invece, le forze di maggioranza per fare il punto sul “pacchetto” di riforme da portare al Consiglio dei ministri del 29 agosto. “E’ stato un incontro utile  – ha detto il ministro a proposito dell’incontro con Caliendo – nel corso del quale sono state espresse indicazioni su alcuni punti della riforma della giustizia civile e della magistratura onoraria e sollecitazioni a intervenire su alcuni ulteriori punti che ci riserviamo di affrontare”.

M5s: “Renzi parla solo di giustizia civile, scende a patti con B”
“La riforma della giustizia di Berlusconi” è il titolo della lettera indirizzata dai parlamentari M5s componenti della commissione Giustizia a Orlando. Il post è accompagnato da un fotomontaggio: Berlusconi in doppio petto blu ammanettato dietro le sbarre. I grillini rimproverano al ministro di non aver risposto alla mail in cui chiedevano, “prima dell’incontro, di conoscere più dettagliatamente i contenuti dello stesso, giacché non siamo disponibili ad una chiacchierata ferragostana sul più ed il meno”: “Siamo contrari agli incontri ‘di facciata’ al chiuso delle stanze – incalzano i grillini subito dopo – riteniamo che in Italia la Giustizia necessiti di un impegno serio e trasparente”.

 

Il M5s elenca tra le prioritàuna vera legge anticorruzione” (l’iter va avanti a singhiozzo, per non dire che è impantanato) e “una norma che riveda il sistema della prescrizione penale” (con la proposta tutta “italiana” della maggioranza). ma anche una “seria riforma della giustizia civile” e la riorganizzazione del lavoro nei tribunali. Segue poi l’affondo: “Il presidente Renzi ormai parla soltanto di giustizia civile: proviamo un senso di ribrezzo nel constatare che un presidente del Consiglio possa ancora scendere a patti con Berlusconi sulla giustizia”. Per compiere dei passi decisivi sul fronte della giustizia, “basterebbero 2-3 mesi – scrivono i grillini – e basterebbe, innanzitutto, la volontà politica di farlo. Noi questa disponibilità l’abbiamo data sin dal giugno 2013, nel silenzio del suo partito e dei suoi governi. E’ evidente a tutti che, dopo il Patto del Nazareno, la lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale, siano scivolate all’ultimo posto delle priorità del governo. Si parla di responsabilità dei giudici, ma non crede che in Italia dovremmo cominciare a sanzionare seriamente le responsabilità dei criminali, anche se politici?”. “Ministro Orlando – concludono i 5 Stelle – è finito il tempo delle chiacchiere e degli slogan usando le slides. E’ arrivato il momento dei fatti. Quando il suo governo avrà le idee chiare ce lo faccia sapere”. Lo strappo, peraltro, arriva dopo una serie di contatti (e anche di incontri) tra Cinque Stelle e ministro della Giustizia: nel confronto sempre “vivace” tra M5s e governo, sembrava il settore dove da entrambe le parti si cercava di arrivare a un contatto. Fino a oggi.

Orlando: “Mi dispiace, finora il dialogo con M5s aveva dato spunti su anticorruzione”
Secondo Orlando “il fatto che in alcuni casi non si siano potuti tenere gli incontri previsti con tutte le forze dell’opposizione non preclude la possibilità di recuperare questi passaggi”. Il ministro si augura che l’assenza di oggi “non comprometta la possibilità di proseguire il discorso” sul pacchetto di riforme della giustizia. Il Guardasigilli, che si è detto “dispiaciuto”, ha ricordato che il precedente incontro con i 5 stelle “aveva dato degli spunti per intervenire nell’azione di contrasto alla corruzione ed alla criminalità economica ed anche sul civile erano arrivate proposte che sono state ritenute integrabili con quelle che aveva fatto la maggioranza”. 

La prossima settimana il ministro definirà meglio le proposte di riforma del settore penale negli incontri che avrà con le forze di maggioranza e di opposizione. La data del “rush” finale di consultazione non è ancora noto ma, a quanto si è appreso, potrebbe avvenire nei primi giorni della prossima settimana. “Nei prossimi giorni affronteremo l’insieme dei 12 punti secondo una sequenza di confronti che abbiamo definito nei giorni scorsi”. In particolare, il ministro ha spiegato che nel primo giro di consultazioni si sono affrontati i temi di riforma della giustizia civile e dei reati economici, mentre il tema della parte ordinamentale (riforma del Csm e della responsabilità delle toghe) è stata oggetto di discussione ieri e oggi e “l’intervento sul penale sarà oggetto di approfondimento nei prossimi passaggi a partire dalla prossima settimana”.

Di Maio: “Renzi condannato dalla Corte dei conti, niente lezioni da lui”
Il confronto a distanza si attorciglia su se stesso e alla fine al presidente del Consiglio controreplica Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, che dal blog di Grillo pubblica una nota dal titolo: “Niente lezioni dal compare del pregiudicato”. “Vorrei dire a Renzi – scrive Di Maio – che noi con i terroristi non abbiamo mai avuto niente a che fare. E non accettiamo lezioni da un presidente del Consiglio condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti che sta facendo le riforme con il condannato in via definitiva per frode fiscale Berlusconi, quello delle ‘cene eleganti’ con le minorenni, quello che negli ultimi 20 anni ha messo mano alla giustizia esclusivamente per salvare gli affari suoi: ricordate la depenalizzazione del falso in bilancio? Solo quel provvedimento vergognoso dovrebbe consigliare di stare lontani da questo individuo”.

“Ma ormai è chiaro – accusa Di Maio – che Pd e Forza Italia sono legati dalla nascita. Nessuno si illude più che il Pd voglia “dialogare” con qualcun altro se non con il compare di sempre. E così dopo 6 mesi di ‘profonda sintonià Renzi e Berlusconi hanno prodotto esclusivamente il ripristino dell’immunità parlamentare e una legge elettorale senza preferenze. Ancora una volta provvedimenti per se e non per gli italiani. Oggi Renzi vuole fare la riforma della giustizia con chi ha sempre cercato di affossarla? Noi no”.

La Lega Nord: “Intesa Renzi-B detta la linea, siamo incazzati neri”
Ma la posizione del Movimento Cinque Stelle non è isolata. Anche la Lega Nord, infatti, crede che sia il dialogo tra Renzi e Berlusconi a dettare le linee della riforma della giustizia, “come lo è stato, del resto, per le riforme costituzionali ed economiche”. La riforma della Giustizia? “Ne capiremo di più non al consiglio dei ministri del 29 agosto, ma quando Renzi vedrà Berlusconi”.risponde il capogruppo del Carroccio in commissione Giustizia alla Camera Nicola Molteni, parlando con l’AdnKronos. “Non siamo andati perché siamo incazzati. Non delusi da questi 14 mesi, ma incazzati neri”. I leghisti hanno disertato l’incontro “perché questa è la politica degli annunci, mancano i testi, non c’è nulla di concreto sul tavolo – accusa Molteni – Abbiamo consegnato 15 giorni fa ad Orlando il nostro pacchetto di proposte. Attendiamo delle risposte, ad oggi ci sono solo annunci ma di disegni di legge nemmeno l’ombra”. Al Guardasigilli “avanziamo delle richieste per poter aprire un dibattito serio: reintrodurre il carcere per gli spacciatori e il reato di immigrazione clandestina. La sinistra al governo – rivendica il ‘lumbard’- in 14 mesi ha voluto e approvvato cinque ‘svuota carcerì, una vergogna. Orlando, poi, è il ministro degli 8 euro a criminale”. Dopo aver mancato l’incontro “ribadiamo quel che abbiamo già detto al ministro: sulla giustizia civile siamo disponibili al confronto, ma ad oggi i due problemi principali – ovvero le 5,5 mln di cause civili pendenti e l’irragionavole durata del processo (10 anni per arrivare alla sentenza) – sono stati affrontati con misure troppo morbide. Per noi, servono misure chock mentre queste sono timide. Siamo incazzati, incazzati neri”. 

Il ministro al Sole 24 Ore: “Su intercettazioni regole condivise con i giornali. Torna falso in bilancio”
Intanto il ministro Orlando oggi ha parlato al Sole 24 Ore entrando nel merito della riforma. Per le intercettazioni “come mezzo di ricerca della prova non cambieremo nulla, anzi, ne amplieremo l’utilizzo ai fatti di corruzione” afferma il ministro. Sul tema della pubblicazione da parte della stampa, Orlando chiarisce che il governo sta cercando “una soluzione condivisa” con “gli editori, i direttori di giornali, i giornalisti. Io credo davvero che si possano fare passi avanti, tutti insieme, agendo in modo convinto sulla deontologia. Anche qui vogliamo applicare il metodo della condivisione degli obiettivi e soprattutto del modo per arrivarci”. Tra le regole che metterà in campo il governo c’è sicuramente anche la reintroduzione del falso in bilancio, dopo 12 anni di depenalizzazione. “E’ una questione di affidabilità del sistema – afferma il Guardasigilli – che deve essere percepita anche da lontano, in modo chiaro. E’ uno strumento essenziale per contrastare la corruzione e garantire la concorrenza”.

Quanto al confronto con Forza Italia sulle questioni della giustizia Orlando rivendica che sulla responsabilità civile dei magistrati “abbiamo respinto l’azione diretta che dava adito, quella sì, a un sospetto di aggressione al giudice e a un’intimidazione (come voleva il centrodestra, ndr). Il punto è la prospettiva di quello che si fa: la nostra, oggi, è tutelare i diritti del cittadino che ha subito un danno. E se è successo, lo Stato paga e poi si rivale sul magistrato in torto secondo precise regole”.