Non solo viene eliminato il trattenimento in servizio, che consente di restare a lavoro per altri due anni, ma l’amministrazione può procedere a pensionamenti d’ufficio del personale, inclusi i dirigenti. E un emendamento del relatore al dl sulla Pubblica amministrazione ne stabilisce nel dettaglio le modalità, prevedendo che la scelta sia motivata da esigenze organizzative e senza recare pregiudizio ai servizi offerti. Soprattutto vengono fissati dei limiti d’età, per cui non si può scendere sotto: 62 anni per il complesso dei lavoratori pubblici (quattro in anticipo rispetto alla riforma Fornero, ma resta l’obbligo dei 42 e 3 mesi di contributi) e 65 per medici e professori universitari. La misura invece non si applica ai magistrati, per loro la soglia restano i 70 anni. Intervento anche sui trattamenti d’anzianità, con la cancellazione dei disincentivi per chi lascia il lavoro in anticipo.

E’ questa una delle principali novità al decreto legge di riforma della Pubblica amministrazione, ma non l’unica. Nel provvedimento che attende il via libera della commissione Affari costituzionali e approderà in aula lunedì pomeriggio (lunedì alle 11 il termine per la presentazione degli emendamenti), c’è per esempio la “grazia” alle camere di commercio, con il dimezzamento dei diritti camerali che è stato spalmato in tre anni: -35% nel 2015, -40% nel 2016 e -50% nel 2017. Gli enti avranno così un pò più di tempo per riorganizzarsi e far fronte ai mancati introiti. Cambiamenti pesanti, poi, toccano i magistrati, quanti ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pubblica amministrazione, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell’aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo, posizione per cui gli spazi non sono infiniti (la durata massima è di dieci anni). E la norma ha, per così dire, valore retroattivo: da settembre, quando entrerà in vigore il decreto, il beneficio dell’aspettativa cessa per tutti.

Nel provvedimento c’è anche un capitolo Anticorruzione, che è stato rivisto, su proposta del governo. Un emendamento dà ora al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, il potere di proporre al prefetto una gestione straordinaria del contratto d’appalto o, viene aggiunto, della concessione, a rischio, anche nei casi in cui il procedimento penale non sia già oggetto di procedimento penale. Quindi èotranno essere commissariate anche le società appaltatrici dei lavori, coinvolte nelle inchieste per corruzione. E’ stata risolta anche la questione degli insegnanti ribattezzati ‘quota 96’ (61 anni di età e 35 di contributi oppure 60 anni di età e 36 di contributi), affrontata da un emendamento, che consentirebbe di sbloccare 4mila pensionamenti nella scuola. Si tratta degli insegnanti rimasti intrappolati a lavoro dopo la riforma Fornero, che non ha tenuto conto della data di pensionamento nel settore, legata all’anno scolastico e non a quello solare e potranno andare in pensione a settembre se accetteranno di riscattare il trattamento di fine rapporto alla data prevista dalla riforma. Il demansionamento, per i dipendenti che saranno riassegnati ad altre attività, potrà essere di un solo livello.

Tra le altre misure, c’è il via libera all’assunzione di 1.030 vigili del fuoco. Quanto all’esposizione universale, l’unità operativa speciale per Expo 2015 dovrà operare fino alla completa esecuzione dei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture; il limite massimo viene fissato al 31 dicembre 2016. Risparmiate, poi, le sezioni distaccate dei Tar che si trovano nelle città sedi di Corti d’appello (Salerno, Reggio Calabria, Lecce, Brescia e Catania). La soppressione delle altre sedi slitta di quasi un anno (dal ottobre 2014 a luglio 2015). I componenti delle Authority, poi, dovranno aspettare 5 anni per poter essere nuovamente nominati in un’altra autorità. E la razionalizzazione delle strutture deve prevedere una concentrazione del personale nella sede centrale non inferiore al 70 per cento.

Quanto alle università, diventa più facile ottenere il “patentino” per diventare professori: saranno sufficienti 10 pubblicazioni (non più 12) per presentare la candidatura; inoltre saranno rivisti i criteri di valutazione. Mentre i dirigenti di Bankitalia, dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e della Consob, per un periodo non superiore a due anni dalla cessazione dell’incarico, non potranno intrattenere rapporti di collaborazione, consulenza o impiego con i soggetti regolati. Per gli statali la mobilità obbligatoria non sarà applicata ai dipendenti pubblici che hanno figli al di sotto dei tre anni, disabili e che godono del congedo parentale. Inoltre i criteri di mobilità obbligatoria saranno stabiliti, attraverso un decreto ministeriale, dopo aver consultato le confederazioni rappresentative.

E ancora, i compensi dei membri del consiglio di amministrazione delle società partecipate dallo Stato che forniscono prestazioni alle pubbliche amministrazioni superiori al 90% dell’attività complessiva, saranno tagliati del 20 per cento. I consigli di amministrazione, inoltre, dovranno essere composti da massimo tre soggetti. Diventano invece più flessibili i parametri del turn over, che saranno basati esclusivamente su criteri di spesa. Gli enti locali avranno più margini di manovra per le assunzioni a tempo determinato e per i contratti a termine. Infine i magistrati che svolgono incarichi in uffici che hanno una diretta collaborazione con le pubbliche amministrazioni non possono ricorrere all’aspettativa; il divieto vale anche per chi ha già ottenuto la sospensione alla data di entrata in vigore del provvedimento. Inoltre, per poter partecipare alle selezioni di incarichi direttivi, dovranno assicurare almeno tre anni di attività lavorativa.